TRAMA

Nascosti in un cottage, Donald Harris (Robert Carlyle) e la moglie Alice (Catherine McCormack) non riescono a sfuggire a lungo alla rabbia dei contagiati che infatti irrompono nel rifugio. Donald, spaventato, abbandona la moglie ad un prevedibile sorte. 28 settimane dopo i contagiati sono tutti morti di fame e una missione NATO guidata dagli USA ha occupato il Regno Unito e ha creato un'area di sicurezza all'interno di Londra, zona in cui i londinesi possono tornare a vivere. Donald può riabbracciare i due figli: Tammy (Imogen Poots) e il giovane Andy (Mackintosh Muggleton). Donald racconta che non ha potuto aiutare la loro madre e i due ragazzi, di nascosto, escono dalla zona sicura per recuperare qualche ricordo della donna nella vecchia casa. Lì troveranno anche la madre viva. Scarlet (Rose Byrne), il medico militare, con stupore costata che la donna è infetta ma pare che abbia una naturale immunità alla rabbia. Quando il colpevole Donald va a trovare la moglie, lei lo morderà volontariamente e lui, contagiato e rabbioso, in poco tempo diffonderà il virus. I militari, perso il controllo della situazione, sparano su sani e malati indistintamente. Scarlet scappa con Tammy e Andy, consapevole che nel sangue del figlio si potrebbe nascondere un vaccino. Protetti dal soldato Doyle (Jeremy Renner) il gruppo dovrà guardarsi sia dai contagiati che dai militari che hanno deciso di bombardare a tappeto Londra.


28 SETTIMANE DOPO
(titolo or.: 28 Weeks Later - Uk/Spagna - 2007 - 101min - Colore)

di Juan Carlos Fresnadillo

GENERE
HORROR - THRILLER
IN BREVE
Energico e di maggior intrattenimento rispetto alla pellicola di Boyle. Abuso di shaky-cam.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "They're executing Code Red. Step 1: kill the infected. Step 2: containment. If containment cannot be done then, step 3: extermination"*

Nel 2002 la comparsa sui grandi schermi di 28 giorni dopo fu accolta come una lieta sorpresa; al di là dei pregi della pellicola diretta da Danny Boyle (non un canonico regista horror) il film inglese ebbe il merito di riaccendere l'interesse per il mito degli zombies, e di fare da apri pista ad altre pellicole sul genere, probabilmente convincendo i finanziatori a mettere in campo fondi per il quarto film di Romero sui morti viventi (La Terra dei Morti Viventi, 2005). In questo sequel, Boyle compare come produttore esecutivo, e lascia la regia allo spagnolo Juan Carlos Fresnadillo che si era fatto notare con Intacto (2001). Molte delle tematiche e degli stili sono una reprise di ciò che si era visto nel 2002 ma 28 settimane dopo contiene diversi elementi accattivanti ed abbastanza gore da soddisfare i fans del genere. La pellicola può essere separata in due parti quasi nette: la prima parte del film è dedicata all'inquadramento dei personaggi e della situazione in cui versa il Regno Unito, devastato e occupato dagli USA. La seconda parte è invece incentrata sull'adrenalinica fuga dei protagonisti, inseguiti dai militari e dai malati rabbiosi (va precisato che si parla di zombies, ma in verità si tratta di persone vive contagiate che mordono ma non si nutrono di carne umana). 28 settimane dopo si apre con una scena iniziale davvero riuscita, che dipinge Carlyle e McCormack in una situazione di intimità e, per così dire, pace famigliare, per poi sfociare, in una manciata di minuti, in una tragedia di feroce istinto di sopravvivenza. Oltretutto questo incipit getta un'aura di ambiguità morale su tutta la pellicola e soprattutto sul personaggio interpretatao da Carlyle che lo spettatore tiene in conto come l'eroe di turno, se non per il fatto che è il nome più noto nel cast. Lo shock iniziale verrà lasciato sedimentare per quasi un'ora durante la quale le telecamere descriveranno una Londra terribilmente deserta, in cui l'unica zona dove è possibile vivere (The Green Zone) è una roccaforte militarizzata. Osservando tali riprese ci si rende conto di come, per 28 settimane dopo, siano stati utilizzati più mezzi economici rispetto alla pellicola diretta da Boyle. Fresnadillo usa ancora alcune riprese rozze girate in digitale come viste nel film del 2002, ma alle limitate riprese della Londra deserta di Boyle (realizzate la mattina presto o bloccando il traffico in zone limitate) il regista spagnolo oppone delle riprese panoramiche che comprendono molti dei poli d'attrazione noti nella City. Il "viaggio" in motorino di Tammy e Andy rappresenta un'altra occasione di vedere una Londra non proprio turistica. Con l'esplodere della diffusione del virus, il film fa riemergere l'iniziale dimensione dinamica e lo spettatore potrà vivere diversi momenti di tensione e paura. A questo punto il film prende una piega decisamente action e horror in cui non mancheranno sparatorie, esplosioni e sangue; qualcosa, insomma, che possa essere più accattivante per il più ampio pubblico. E' in questa seconda parte che s'incentra tutto il gore della pellicola, soprattutto in una sequenza che passerà alla storia come "la scena dell'elicottero". Fresnadillo recupera un particolare momento di Zombi (1978) che vedeva le pale di un elicottero decapitare la testa di un morto vivente, e lo estremizza. L'elicottero di 28 settimane dopo, come una moto falciatrice, spazzerà via decine di infetti, tagliando teste e maciullando corpi a più non posso. Le immagini capionate a sinistra di quella particolare sequenza sono molto sfocate proprio a causa del montaggio estremamente veloce, che come noto aiuta a nascondere i difetti degli effetti speciali. In altre circostanze, il regista preferisce limitare il sangue e puntare sulla suspance: un momento particolare che recupera un'ideuzza ben riuscita in The Descent (2005) vede i protagonisti aggirarsi nel buio guidati solamente da un visore ad infrarossi. Peccato, comunque, che Fresnadillo ritenga che il modo giusto per realizzare una buona scena d'azione sia quello di scuotere violentamente la telecamera. La tecnica della "Shaky-cam", molto in voga dai tempi di The Blair Witch Project (1999), ha l'evidente limite di impedire allo spettatore di capire con chiarezza ciò che sta accadendo davanti ai suoi occhi. Fresnadillo ha una regia adrenalinica, e questo è bene, ma il montaggio è eccessivamente serrato, i movimenti della mdp eccessivi e diverse scene sono girate al buio; queste tre cose messe insieme rendono davvero complesso il "lavoro" dello spettatore e rende impossibile godere dell'eventuale coreografia delle scene. Questi i difetti maggiori del film, e i motivi principali che mi lasciano credere che, caso strano, possa essere più gratificante guardare 28 settimane dopo su uno schermo di dimensioni limitate (un televisore) piuttosto che su uno schermo cinematografico dove il fuoco dello sguardo non riuscirebbe a catturare contemporaneamente tutta l'ampiezza della scena. Il film non trascura l'elemento di critica sociale, punto quasi sempre presente nei lavori in cui sono protagonisti zombies e consimili. Chiamare la parte sicura di Londra "The Green Zone" e mettere gli USA come garanti della pace non può che suonare come un parallelo (e una critica) alla situazione Irakena, in cui, come tutti sanno, il Regno Unito è al fianco degli Stati Uniti in una missione che definire di pace pare falso e che a tutt'oggi (2007) non è riuscita a contenere la minaccia terroristica. 28 settimane dopo non va oltre questa descrizione-parallelo, come invece farà Romero ne La terra dei morti viventi, ma tanto basta a far inserire il film in quella corrente di pellicole inglesi della distopìa** che parallelamente agli accadimenti storici, prendono posizione contro una politica totalitaria (un altro film del genere è V per Vendetta, 2006). Bravi gli attori, per la maggior parte sconosciuti, ma non eccellente il modo in cui la sceneggiatura gli sviluppa e li usa; non è facile entrare in contatto empatico con loro, dal momento che sono puramente al servizio della trama. La minore connessione fra i personaggi, rispetto a quanto si era visto in 28 giorni dopo, limita anche il patos con cui lo spettatore partecipa alla loro sorte. Si distinguono, come prevedibile, Carlyle e la McCormack però davvero poco sfruttati dal film; i loro ruoli avrebbero dovuto essere dilatati. Nel complesso non posso che consiglire la visione di 28 settimane dopo, un film non originalissimo ma talmente energico che non mancherà di tenervi incollati alla sedia e che, a livello di puro intrattenimento, è superiore alla pellicola di Boyle; non penso, però, sia adatto ai più sensibili. Entrambi i film sono anche un valido acquisto.

* Trad: "Stanno eseguendo il Codice Rosso. Fase 1: uccidere gli infetti. Fase 2: contenimento. Se il contenimento non può essere realizzato, fase 3: sterminio".

** Con "Distopia" o "Anti-utopia" o "Cacotopia" si indica una società caratterizzata da un controllo sociale oppressivo, quale può essere un totalitarismo. In pratica una distopia è il contrario di ciò che ci si aspetterebbe in un'utopia.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Queste le locations del film: Aldwych Underground Station, Aldwych, Holborn (Londra), Canary Wharf, Isle of Dogs (Londra), Charing Cross Underground Station, Charing Cross (Londra), CityPoint, Moorgate (Londra), Dover, Kent (riprese aeree), Greenwich Foot Tunnel, Isle of Dogs (Londra), Hyde Park (Londra), Millennium Stadium, Cardiff, South Glamorgan, Wales (spacciato come Wembley), Palais de Chaillot, Paris 16 (Parigi), Parliament Square, Westminster (Londra), Shaftesbury Avenue (Londra), Therapia Road, East Dulwich (Londra), Three Mills Studios, Three Mill Lane, Bow (Londra).

Il massacro dei civili che corrono giù dalle scale è un omaggio alla scena più famosa de L'Armata Potyomkin (1925).

Quando Scarlet viene colpita alla gamba, dice: "It's just a flesh wound (E' solo una ferita alla carne)" citando il film Monty Python (1975).

Nel film il generale Stone sostiene che il virus è specie specifico, cioé che non può passare dall'uomo agli animali. Tuttavia nel primo film la faccenda iniziava proprio delle persone che entravano in contatto con una scimmia infetta. Probabilmente l'errore è voluto in quanto la dichiarazione di Stone si basa su ciò che gli Americani hanno potuto osservare.

E' impossibile, conoscendo i luoghi mostrati, comprire nel tempo dato dal film le distanze che a piedi percorrono i protagonisti.

Per sterminare gli infetti viene usato (fra le altre cose) del gas. Se si dovesse usare un gas letale, probabilmente si userebbe il nervino, che oltre ad essere incolore è rapido ed estremamente letale anche inalato a piccole dosi. Nel film però si vedono nuvoloni di gas e i protagonisti si tappano il naso semplicemente con le magliette.

Scarlet usa una capigliatura a coda di cavallo. Questa è una capigliatura non autorizzata nell'ambiente militare USA. Le militari americane devono avere i capelli corti, oppure adottare una capigliatura che non scenda oltre la linea del collo.

Il virus si trasmette via sangue e fluidi corporei quindi nel reparto medico tutti dovrebbero indossare occhiali protettivi, mentre nel film viene indossata solo una mascherina.

Quando Sally e Jacob rubano il motorino si nota che la targa è KW54 JKO, il che (da esperto di motorizzazione britannica quale sono) significa che la moto è stata registrata dopo il settembre 2004, quasi due anni dopo (104 settimane) l'inizio della diffusione del virus.

Danny Boyle, che aveva diretto il primo film e che qui compare come produttore esecutivo, ha anche diretto la seconda unità di ripresa.

Robert Carlyle aveva rinunciato ad una parte in 28 giorni dopo (2002).

Fu usato il Millenium Stadium di Cardiff per simulare il Wembley perché quando venne girato il film, il Wembley era in fase di ricostruzione.

Una donna (per non fare spoiling non dirò di chi si tratta) viene attaccata da un contagiato che le ficca i pollici negli occhi. La stessa cosa veniva fatta da Jim nel film del 2002 nell'attaccare una guardia.

eXXagon fecit MMVII