Uli Edel (quello di Body of Evidence [1992] con Madonna) trae ispirazione dal romanzo autobiografico
di Christine Felscherinov, che da 13 anni in avanti ha provato
di tutto e di più, e costruisce quello che dovrebbe
essere un film verité sul degrado del corpo e della
mente dovuto all'uso della droga. Tema scottante, questo,
soprattutto fra gli anni '70 e '80, periodo che vide l'esplosione
dell'uso e abuso di eroina. Il regista sceglie di utilizzare
tutti ma proprio tutti attori non professionisti e gira
le scuole dello stato facendo casting e scegliendo i volti
giusti che a mano a mano dovranno deturparsi e farsi grevi
per "la merda bianca". In effetti il film inizia
a fare sentire i suoi anni sia a livello tecnico che a livello
concettuale. Edel cerca di porre una distanza fra sé
e quello che riprende ma non sempre ci riesce. Alcune volte
traspaiono spiegazioni un po' semplicistiche (Christiane
si buca perché soffre inconsciamente per la separazione
dei suoi?) e sembra strano che nessuno dei drogati sia convinto
di ciò che fa mentre tutti vanno invece predicando
di voler smettere e che "questo è il peggior
errore che stai facendo". Ma forse il libro da cui
è tratto il film descriveva il mondo della tossicodipendenza
proprio in questo modo e forse quel mondo, che io non mi
rammarico di non conoscere, è davvero così.
Certe immagini allegoriche, poi, tipo un treno che entra
in un tunnel mentre Christiane "rientra" nel tunnel
della droga non sono così originali ne distaccate
dalla narrazione. Nonostante tutto, nonostante il fatto
che il film abbia i suoi anni (e ce lo dice anche la presenza
di David Bowie) e che il terribile problema trattato non
è poi più così sentito ai nostri giorni, Christiane F. mantiene ancora tutta la sua forza
visiva soprattutto in quelle immagini di estremo degrado
mentale e fisico, nello schifo in cui si deve immergere
chi decide di venire a compromessi quotidiani con la propria
forza di volontà distrutta dalla droga. Decisamente
più potente dell'osannatissimo e pregevole Trainspotting
(1996) che edulcorava consapevolmente un mondo tragico e
che sfortunatamente alcuni hanno preso per puro divertissment.
Christiane F. non si può fraintendere invece
e non lesina nessuna scena che possa metterci in guardia
dall'evitare di compiere un gravissimo errore. Tutto senza
demonizzare obbligatoriamente la famiglia, la discoteca,
le cattive compagnie o qualsiasi cosa su cui si possa facilmente
e comodamente pensare male, ma solamente la droga stessa.
Un film che ebbe grande eco a suo tempo e che rimane un
documento valido non solo come spaccato di un mondo che
fu, ma soprattutto come documentario su un mondo che pochi
sono riusciti a descrivere in maniera così neutrale
evitando sentimentalismi inutili e patetici. Da vedere e
da far vedere ai propri figli, come in effetti avvenne per anni nelle scuole italiane.
FORSE TUTTI NON SANNO CHE...
Nella discoteca Sound c'è una sala
apposita dove viene proiettato un film che coloro che hanno
visto il film spero abbiano riconosciuto. Si tratta de La
notte dei morti viventi (1968). E' chiaro che il
regista ha voluto porre un parallelismo.
Durante le riprese del film molti veri
tossici si avvicinarono alla produzione e chiesero di poter
partecipare come comparse per tirare su qualche soldo e
potersi comprare la droga. Il regista accettò, nonostante
le critiche della stampa, poiché l'alternativa era
che i tossici ritornassero ai loro posti, ovvero a prostituirsi
per fare moneta.
Chi volesse approfondire il "tema",
oltre al sopracitato Trainspotting (1996) potrebbe
anche guardare Anna (1975) di Grifi e Sarchielli.
La Christiane originale che dal 1999 abita in un sobborgo di
Berlino, Neukölln (sta bene e ha un figlio). Sembra però che non sia riuscita ancora a superare i suoi problemi con la droga.