TRAMA

Il neppure tanto lento viaggio di una quattordicenne, Christiane F., nel mondo della droga. Dalle serate in discoteca a base di acidi, all'eroina, prima sniffata e poi iniettata. Un percorso che inizia per seguire le orme di un ragazzo che si buca e che per mantenersi batte alla stazione della metropolitana. Come tutti i tossicodipendenti Christiane pensa di poter smettere quando vuole e come tutti i tossicodipendenti, in quanto tali, non ce la fa.

 


CHRISTIANE F. - Noi i ragazzi dello zoo di Berlino
titolo or.: Christiane F. wir Kinder vom Bahnhof Zoo - RFT - 1981 - 114' - Col.

di Uli [Ulrich] Edel

GENERE
DRAMMATICO
IN BREVE
Inizia a far sentire i suoi anni ma è molto più potente di Trainspotting.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

Uli Edel (quello di Body of Evidence [1992] con Madonna) trae ispirazione dal romanzo autobiografico di Christine Felscherinov, che da 13 anni in avanti ha provato di tutto e di più, e costruisce quello che dovrebbe essere un film verité sul degrado del corpo e della mente dovuto all'uso della droga. Tema scottante, questo, soprattutto fra gli anni '70 e '80, periodo che vide l'esplosione dell'uso e abuso di eroina. Il regista sceglie di utilizzare tutti ma proprio tutti attori non professionisti e gira le scuole dello stato facendo casting e scegliendo i volti giusti che a mano a mano dovranno deturparsi e farsi grevi per "la merda bianca". In effetti il film inizia a fare sentire i suoi anni sia a livello tecnico che a livello concettuale. Edel cerca di porre una distanza fra sé e quello che riprende ma non sempre ci riesce. Alcune volte traspaiono spiegazioni un po' semplicistiche (Christiane si buca perché soffre inconsciamente per la separazione dei suoi?) e sembra strano che nessuno dei drogati sia convinto di ciò che fa mentre tutti vanno invece predicando di voler smettere e che "questo è il peggior errore che stai facendo". Ma forse il libro da cui è tratto il film descriveva il mondo della tossicodipendenza proprio in questo modo e forse quel mondo, che io non mi rammarico di non conoscere, è davvero così. Certe immagini allegoriche, poi, tipo un treno che entra in un tunnel mentre Christiane "rientra" nel tunnel della droga non sono così originali ne distaccate dalla narrazione. Nonostante tutto, nonostante il fatto che il film abbia i suoi anni (e ce lo dice anche la presenza di David Bowie) e che il terribile problema trattato non è poi più così sentito ai nostri giorni, Christiane F. mantiene ancora tutta la sua forza visiva soprattutto in quelle immagini di estremo degrado mentale e fisico, nello schifo in cui si deve immergere chi decide di venire a compromessi quotidiani con la propria forza di volontà distrutta dalla droga. Decisamente più potente dell'osannatissimo e pregevole Trainspotting (1996) che edulcorava consapevolmente un mondo tragico e che sfortunatamente alcuni hanno preso per puro divertissment. Christiane F. non si può fraintendere invece e non lesina nessuna scena che possa metterci in guardia dall'evitare di compiere un gravissimo errore. Tutto senza demonizzare obbligatoriamente la famiglia, la discoteca, le cattive compagnie o qualsiasi cosa su cui si possa facilmente e comodamente pensare male, ma solamente la droga stessa. Un film che ebbe grande eco a suo tempo e che rimane un documento valido non solo come spaccato di un mondo che fu, ma soprattutto come documentario su un mondo che pochi sono riusciti a descrivere in maniera così neutrale evitando sentimentalismi inutili e patetici. Da vedere e da far vedere ai propri figli, come in effetti avvenne per anni nelle scuole italiane.

FORSE TUTTI NON SANNO CHE...

Nella discoteca Sound c'è una sala apposita dove viene proiettato un film che coloro che hanno visto il film spero abbiano riconosciuto. Si tratta de La notte dei morti viventi (1968). E' chiaro che il regista ha voluto porre un parallelismo.

Durante le riprese del film molti veri tossici si avvicinarono alla produzione e chiesero di poter partecipare come comparse per tirare su qualche soldo e potersi comprare la droga. Il regista accettò, nonostante le critiche della stampa, poiché l'alternativa era che i tossici ritornassero ai loro posti, ovvero a prostituirsi per fare moneta.

Chi volesse approfondire il "tema", oltre al sopracitato Trainspotting (1996) potrebbe anche guardare Anna (1975) di Grifi e Sarchielli.

La Christiane originale che dal 1999 abita in un sobborgo di Berlino, Neukölln (sta bene e ha un figlio). Sembra però che non sia riuscita ancora a superare i suoi problemi con la droga.