La Frase dal Film:
"The toothed vagina appears in the mythology of many and diverse cultures all over the world. In these myths, the story is always the same. The hero must do battle with the woman"*
In un mercato cinematografico saturo di prodotti spesso ripetitivi e poco innovativi, la presenza di un film come Teeth arriva gradevole come una ventata d'aria fresca. Il primo lungometraggio del regista Lichtenstein sta a cavallo fra i generi: non si limita all'horror, è anche il piccolo dramma di una giovane donna che passa dall'adolescenza all'età adulta, è un film romantico, è un'allegoria del ruolo di donna che nella società sta assumendo più e più potere, è la paura che questo causa negli uomini e il disagio che tale paura crea, di riflesso, alla donna stessa. Quindi il valore del film non si limita all'idea weird della vagina dentata che caratterizza il corpo della protagonista, un'idea certo strana ma poi non così originale. In un modo od in un altro di organi sessuali femminili muniti di denti se n'erano già visti in diversi prodotti cinematografici: manga (Demon Beast Invasion, 1990; La città delle bestie incantatrici, 1987), j-horror (Killer Pussy, 2004), horror drama (Schramm, 1993), fantascienza (Liquid Sky, 1982), gorno (Penetration Angst, 2003), musicali (The Wall, 1982), e lo sci-fi ultra weird russo del 1960 Stazione Spaziale K9 (Nebo zovyot) con tanto di alieno "vaginiforme dentato", qualsiasi cosa questo significhi. Di certo però prima d'ora la vagina mutilatrice non era mai stata messa al centro della storia così come avviene in Denti. Nonostante il pivot della storia sia rappresentato dalla vagina, cosa che avviene notoriamente anche nelle produzioni porno, differentemente da queste, il film non mostra nemmeno una volta il nudo femminile nè tantomeno i denti all'interno del canale vaginale. Lichtenstein non cede all'exploitation più crudo (ma anche alla genuina curiosità dello spettatore) mostrando ciò che avrebbe squalificato qualsiasi seria velleità della pellicola. La mdp più che puntare sul pube della ragazza, mette a fuoco il suo volto e le sue espressioni, i suoi stati d'animo e le sue tremende vendette, e se proprio deve mostrare allora mostra peni recisi e giovani infoiati che finiscono per contenersi con le mani abbondanti getti di sangue versati da un moncone di virilità. Lo splatter di Teeth se pur impressionante (forse più per il pubblico maschile) è comunque divertente e contenuto e sono certo che il regista sapesse bene che le scene di sangue avrebbero spinto più al sorriso che al disgusto. Ciò che in effetti tiene in piedi la pellicola evitando il rischio che il tutto si riduca al passaggio da una scena di evirazione ad un'altra, è il personaggio di Dawn, una protagonista la cui dimensione personale è davvero ben rappresentata: la ragazza è di certo naïve (infatti non si capisce come sia arrivata alla pubertà senza accorgersi della sua diversità) ma nonostante questo è dipinta con intelligenza e dignità. Il film, naturalmente, partendo dal concetto di una vagina con i denti di freudiana memoria, è un film che ha molto da dire sul potere castrante della donna (o della percezione di essa come tale), soprattutto sulla donna moderna. La riflessione si spinge al modo in cui le donne si relazionano le une con le altre e ai modi in cui in effetti la corcizione sessuale ha luogo più spesso di quanto si creda (si pensi al fenomeno del "acquaintance rape"); viene da chiedersi come sarebbe la nostra società se davvero le femmine avessero tale "marchingenio" che entra in azione ogni volta che un maschio non si adopera con le dovute attenzioni fisiche ed emotive. Teeth non è però un film perfetto: alcune volte vi sono dei passaggi bruschi da una scena ad un'altra che lasciano dei notevoli buchi nel plot e la natura allegorica del racconto a tratti viene troppo palesata. In ogni caso il regista riesce a rimanere in bilico fra racconto giovanilistico (anche un po' camp) e dramma con alcune incursioni nell'arty, dimostrando di sapersi muovere con gusto in un territorio sovente trattato in maniera grossolana; la scena della masturbazione alla quale Dawn si abbandona è la prova di come Lichtenstein sappia maneggiare argomenti e stili (ok, la frase è ambigua, lo so). La cura realizzativa e la brava attrice fanno il resto. Insomma, il regista Lichtenstein al suo primo lungometraggio ottiene un riconoscimento tale che per il successivo film (Happy Tears, 2009) riuscirà a mettere davanti al suo obiettivo Demy Moore ed Ellen Barkin. Denti è un prodotto curioso e ben confezionato che potrebbe piacere sia al pubblico più smaliziato che al mainstream meno competente: credo possa essere un'interessante pellicola da vedere insieme alla propria compagna/o in quanto non è improbabile che stimoli riflessioni.
* Trad: "La vagina dentata compare nella mitologia di molte e diverse culture in tutto il pianeta. In questi miti, la storia è sempre la stessa. L'eroe deve combattere con la donna"
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è stato girato ad Austin (Texas).
Alcuni hanno visto in questo film una sorta di remake dell'horror giapponese Killer Pussy (2004) low budget erotico in cui una ragazza ha una vagina dentata, ma i denti di questa non erano "fisiologici" come quelli di Dawn, bensì la ragazza giapponese ospitava nella vagina un parassita vermiforme. Bello nevvero?!
La Momentum Picture ha procurato in esclusiva al sito UK Empire Movies un poster del film poi bandito. Si tratta di una radiografia di Dawn che mostra la "dentatura interna" (ultima immagine a sx). Questo poster specifico è contenuto nella versione USA distribuita dalla Dimension Extreme.