La Frase dal Film:
"Gli uomini non si contentano di fare le cose, vogliono che abbiano un significato. Così non si contentano di succhiare il sangue ancora fluido e tiepido dalle vene di una femmina di antilope morente, vogliono che sia un'operazione religiosa, rituale. Altrimenti come si farebbe a distinguersi dagli altri animali che fanno le cose in maniera insensata?"
Girato da Morra e Climati come La Grande Caccia ma rimontato dallo scafato Prosperi che di mondos ne sapeva a iosa (Mondo Cane e altri). Prosperi, non accreditato, sa dare alla pellicola quel taglio exploitation in più per far apparire il lavoro meno documentaristico e più exploitation. La pellicola esce dal labor limae con il titolo Ultime Grida dalla Savana. Farà parte di un trittico non ufficiale che comprenderà anche Savana Violenta (1976) e Addio Ultimo Uomo (1978), tre pellicole che faranno muovere un passo ai mondos verso lo shockumentary. Nella seconda metà del '70 il genere mondo era già entrato nella sua fase calante se si pensa ai mondos classici nati con Mondo Cane (1962) e implosi con Dimensione Violenza (1984). Il vecchio stile da Settimana INCOM con voce fuori campo che bacchetta in modo ipocrita e commenta ironicamente lascerà il passo già nel 1978 allo stile grossolano e malsanamente voyeuristico di Faceso of Death che, al pari di un porno, cammina sul sottilissimo filo di una trama per poter mostrare la mercanzia più grassa (violenza, cadaveri, ...). La pellicola di Climati e Morra è dunque opera di transizione che pur mantenendo per la maggior parte lo stile ed i toni dei mondos classici, dall'altra butta negli occhi dello spettatore delle sequenze shock exploitation. Ultime Grida dalla Savana focalizza la sua attenzione sul fenomeno della caccia e sul rapporto uomo-animale; il film illustra varie situazioni di caccia in cui l'uomo è protagonista armato o vittima dell'istinto predatorio di questa o quell'altra belva (sovente l'uomo stesso). La voce fuori campo è niente di meno che quella di Alberto Moravia. Il film accatasta stranezze all around the world ma passa alla storia per due specifici segmenti: l'attacco dei leoni ad un tale Pit Dernitz in Namibia e l'uccisione di un indigeno perpetrato da cacciatori. Il primo fattaccio sarebbe avvenuto il 18 febbraio 1975: da una jeep che trasporta un gruppo di turisti impegnati in un safari fotografico esce Dernitz che vuole riprendere più efficacemente la fauna locale; una leonessa lo attacca e in men che non si dica un branco di leoni pasteggia col suo corpo davanti alla famiglia sconvolta che nulla può fare se non attendere i soccorsi armati che faranno sfollare i leoni. Tutto viene filmato, tutto viene mostrato. Si tratta come prevedibile di un fake, ben realizzato ma non privo di quegli errori che ne smascherano la falsità. Si dice che il cadavere dell'uomo fosse uno dei primi lavori effettistici del grande Carlo Rambaldi; non posso offrire le prove di questo ma mi piace crederci. L'effetto shock della scena è garantita, anche se si è consapevoli della finzione. La sequenza pseudo snuff diventerà piatto forte per il morboso voyeurismo di Traces of Death (1993), in cui verrà riproposta, e in Faces of Death (1978), capostipite di tutti gli shockumentary, che copierà il concetto sostituendo un orso al leone. Le attitudini exploitation di Morra e Climati si ritorceranno contro il loro stesso impegno cinematografico in quanto nell'era di internet e dello streaming video tutto ciò che rimane dello sforzo produttivo di Ultime Grida dalla Savana è appunto questa sequenza che viene uploadata negli appositi siti (vedi YouTube) e lasciata senza contesto alla merce di frettolosi curiosoni. Questa sequenza e naturalmente anche quella del selvaggio evirato e decapitato; altro fake, altro shock. Il film non si limita a questi due segmenti ma propone anche altre scene. C'è la caccia grossa di antilopi, bufali ed elefanti (scene originariamente girate per Africa Addio, 1966), ci sono i selvaggi, c'è la caccia alla volpe (altro roba fake), ci sono i soliti hippies e i loro cespuglioni genitali. Qua e là si fa interessante ma mai più di quanto si faccia violento. Ultime Grida della Savana e i mondos contemporanei simili nella sostanza avranno una forte influenza non solo sullo shockumentary ma anche sugli estremismi cannibal di Deodato; questo il loro valore storico. Per cultori del genere e non per anime candide.
Noto all'estero come: Les derniers cris de la savane (Francia), Der Letzte Schrei des Dschungels (Germania), Hombres salvajes, bestias salvajas (Spagna), Luonto ja väkivalta (Finlandia), The Great Hunting o Savage Temptation (USA), Zumbalah (UK).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Quando un "selvaggio" viene colpito con un proiettile sparato da un mercenario, viene preso alla schiena ma cade all'indietro, contro ogni legge della fisica. Una delle scene che prova la finzione imperversante in questo mondo movie (e negli altri!).
La tribù che salta su e giù nuda viene identificata come quella dei Lobi. Tuttavia nel mondo Dolce e Selvaggio (1983) di Morra e Climati viene usato lo stesso filmato e la medesima tribù viene indicata come Mashoni. Morra e Climati recicleranno parecchi delle loro riprese per comporre il successivo Dolce e Selvaggio (1983).
Il proprietario della tenuta in cui fu girata la scena dell'attacco dei leoni venne successivamente davvero attaccato da un grande felino che lo ferì gravemente al collo.
Alcune scene del film, come la scena di caccia in gruppo, furono originariamente filmate per Africa Addio (1966).