THE ACT OF SEEING WITH ONE'S OWN EYES
(titolo or.: The act of seeing with one's own eyes - USA - 1971 - 32min - Colore - Muto)

di Stan Brakhage

GENERE
SHOCKUMENTARY - SHORT
IN BREVE
L'immagine pura ed estrema senza mediazione artistica
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

Stan Brakhage è l'autore più prolifico ed influente nell'avanguardia del cinema americano ed ha fatto film così profondamente personali che la loro visione è come immergersi nei processi del pensiero stesso. Il suo cinema ha fatto epoca e le sue opere sono un passo obbligato per la maggioranza degli studenti americani di comunicazione dei media. Il suo progetto di vita è stato quello di riscoprire la purezza e l'intensità della percezione che ogni individuo possiede prima che essa venga "inquinata" dall'educazione e dalle regole socialmente costituite. Questo The act of seeing with one's own eyes rientra esattamente in questa visione artistica e ci lascia soli innanzi allo schermo ad osservare, ad osservarci, senza nessuna mediazione da parte dell'autore. Girato interamente come progetto sperimentale nell'obitorio di Pittsbourg e con l'unico limite imposto dall'équipe medica di non filmare i volti dei morti, il corto di Brakhage ci presenta l'autopsia di due corpi, uno maschile e l'altro femminile. Questo in pratica. Qualcuno potrebbe pensare che sia una mera operazione di Shock Exploitation, ma non è così. Benché nella pratica vediamo autopsie come potrebbe accadere in shockumentary come Faces of death, l'opera di Brakhage si discosta in modo abissale da quelle macabre operazioni commerciali. The Act non è un mero documentario (il termine shockumentary gli va in effetti stretto) e l'eliminazione del sonoro dalla ripresa è uno dei segni per i quali dovremmo capire di trovarci davanti a qualcosa di realmente diverso. Brakhage ci offre il muto più insopportabile della storia, ci abbandona al nostro sguardo sorpreso, curioso, disgustato, ad un'ispezione visiva che abbiamo perso dai tempi dell'infanzia, nei giorni in cui c'è stato insegnato cosa val la pena guardare e cosa no, cosa è bello e cosa è brutto. In più il regista ci lascia alla visione della nostra essenza, del corpo, della decostruzione di esso, alla parallela decostruzione del nostro modo di vedere e pensare le immagini. Ognuno può pensare ed inferire ciò che vuole da questo film, poiché dal regista siamo messi nelle migliori condizioni per poter fare questo. Ognuno può reagire ad esso secondo il proprio intimo sentire: disgusto, curiosità, voyeurismo, etc... tutto è lecito, tutto fa parte del processo stimolo-percezione-risposta senza alcuna mediazione culturale. Questo prodotto di Brakhage sfida davvero gli spettatori a riconsiderare il loro modo di pensare a loro stessi. MI RACCOMANDO: questo film è assolutamente sconsigliato alle persone che non sopportano la vista del sangue e non dovrebbe essere fatto vedere neppure per scherzo a coloro che sono facilmente impressionabili, anche se, paradossalmente, per questi ultimi sarebbe un'esperienza forte ed istruttiva sui propri limiti autoimposti. Pazienza. Per coloro che decidessero di vedere The Act, consiglierei di guardarlo (la prima volta - ma dubito che ce ne sarà una seconda...) da soli e senza distrazioni, solo così, credo, può pienamente svilupparsi il processo percettivo-mentale che voleva elicitare il regista. Anche a queste persone vorrei ribadire il fatto che il film è davvero un pugno nello stomaco anche se vi siete fatti le ossa con i cannibal di Deodato, con i Mondo-movies e compagnia bella. Siete stati avvertiti.

FORSE TUTTI NON SANNO CHE...

Il titolo è la "traduzione" inglese del termine greco AUTOPSIA.

Questo film è il terzo episodio della Pittsburgh Trilogy.