La Frase dal Film:
"La nuova America nacque sopra le tombe di pochi bianchi, di tutti i pellirossa e sulle ossa di milioni di bisonti. La nuova Africa risorgerà lottizzata sulle tombe di qualche bianco, di milioni di negri e su quegli immensi cimiteri che furono una volta le sue riserve di caccia. L'impresa è così attuale che non è il caso di discuterla sul piano morale"
Africa Addio è, con buona probabilità, il miglior mondo movie mai realizzato, una pellicola che incarna nel bene e nel male tutte le caratteristiche di un sottogenere. A realizzarlo sono i due nomi principe della documentaristica exploitation: Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi, gli stessi che nel 1962 avevano dato il nome al genere con Mondo Cane e che nel 1971 realizzeranno il controverso ma notevole Addio zio Tom. Africa Addio mira ad illustrare l'Africa post-colonialista, in balia di un lecito ma incontrollato desiderio d'indipendenza e libertà che ha portato, come noto, ad una pessima gestione del territorio e ha aperto la strada a sinistri personaggi che che non si sono fatti scrupoli (con l'appoggio dell'Occidente) ad arricchirsi alle spalle dei propri connazionali già affamati. Proprio partendo da queste considerazioni, Africa Addio venne accusato di fare l'apologia del colonialismo, cioé di difendere il precedente stato delle cose che garantiva sicurezza ed ordine. Le accuse non si fermarono qui: venne detto che le finalità documentaristiche di Jacopetti e Prosperi avessero valicato più volte il buon gusto poiché pare che i due avessero fatto in modo di ritardare un'esecuzione capitale per poterla filmare a loro piacimento. Allo stesso modo alcune scene spacciate come vere si rivelarono ricostruzioni filmiche; la cosa però era una caratteristica di tutta la documentaristica mondo. Il film risulta estremamente violento per ciò che mostra, che si tratti di verità (il più delle volte) o finzione. Vi sono scene di guerra, di mutilazioni, di cadaveri lasciati in mezzo alla strada a decomporsi, così come viene mostrata un'indiscriminata caccia agli animali africani. Specialmente quest'ultima, alla quale viene dedicata molta attenzione, risulta difficile da sopportare e consigliata solo agli spettatori non troppo impressionabili. E' innegabile che i 139 lunghissimi minuti della pellicola non sono fra i più facili da guardare e che il grande amore per l'Africa dei due registi (cosa che traspare da molti lavori) non impedisce di inserire momenti fortemente exploitation che non fanno onore né all'Africa nè a Jacopetti e socio. Ma senza neppure bisogno di scavare a fondo, appare chiaro che nella stessa misura in cui il film celebra un certo tipo di voyeurismo giornalistico*, così denuncia una colpevole disattenzione dell'Occidente verso un intero continente; disattenzione che non sembra aver mai avuto termine. In quest'ottica Africa Addio può essere visto come grido malinconico nei confronti di un Africa romantica da cartolina; un'Africa di facciata, però. La nostalgia non starebbe dunque nel colonialismo come forma di governo ma piuttosto in un'idealizzato stato di natura di rousseauiana memoria. Una visione delle cose che potrebbe essere accustata di ingenuo romanticismo piuttosto che di rigidità reazionaria; nello stesso tempo le feroci accuse di razzismo ed oscurantismo attribuite a Jacopetti e Prosperi, potrebbero suonare come le solite ipocrite piangine terzomondiste che sanno sempre cosa sarebbe meglio per l'Africa e gli africani ma non muovono un dito per migliorare la situazione di quei popoli. La predisposizione di Prosperi per il documentario naturalistico e quella di Jacopetti per il giornalismo d'assalto lavorano in sinergia per costruire un film mondo di grande impatto i cui pregi tecnici e realizzativi sfuggirebbero solo all'occhio meno allenato (e prevenuto). E' importante giudicare Africa Addio come mondo movie e non metterlo a paragone con la classica documentaristica; questo non solo per la pervasiva violenza della pellicola ma anche perché la personale visione degli autori fa di Africa Addio un'opera artistica soggettiva mentre la documentaristica pura mira a ritrarre la natura in maniera oggettiva**; con i suoi pregi ed i suoi difetti Africa Addio risulta essere un film che difficilmente potrebbe essere nuovamente realizzato e se anche ci si provasse l'opera risulterebbe tuttalpiù un tributo al lavoro dei due registi. Proprio all'interno del genere d'appartenenza il film di Jacopetti e Prosperi assume una valenza superiore alla media, a partire da una durata così estesa che ci parla del impegno produttivo profuso, ben diverso dai soliti mondo movies improvvisati e prodotti con spezzoni presi qua e là, per capitalizzare il successo di pellicole come quella in questione. Che piaccia o meno, Africa Addio è uno dei pilastri del genere mondo e questa è una delle poche cose che non può essere contestata. Voce narrante di Sergio Rossi e belle musiche di Riz Ortolani. Film da vedere nella sua integralità ma, ripeto, non adatto a tutti i tipi di pubblico e men che meno ai bambini.
Qui potete scaricare un'immagine creata unendo diversi fotogrammi (download).
Noto all'estero come: Adios Africa (USA), Africa Blood and Guts (USA, cut version), Africa Addio (Svezia), Afrika Adio (Grecia), Farewell Africa o Africa Addio (UK), Hyvästi, Afrikka! (Finlandia).
* Si fa un gran parlare della violenza di questo film ma io ricordo molto bene di aver visto, qualche anno fa, un servizio giornalistico su Rai Tre che trattava delle guerra in Sierra Leone. Il documentario giornalistico andò in onda la sera tardi ma le scene che vennero mostrate erano di una crudezza epocale.
** Sia ben chiaro che né la fotografia né qualsiasi ripresa video possono essere ritenute mezzi di rappresentazione oggettiva della realtà, in quanto qualsiasi persona che provi a catturare la realtà attraverso un obiettivo imprimerà sull'immagine la propria visione del mondo declinata nella posa, nella scelta della luce, del soggetto, del mezzo di cattura, ...
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Nel 1966 il film vinse il David di Donatello come Migliore Produzione.
Esiste anche un libro (edito da Ballantine, 1966), tratto dal film, che però è uscito solo negli USA