TRAMA

Marta muore in un incidente stradale che consegue all'investimento di un cane. Il suo corpo, come routine, viene sottoposto ad autopsia, ma il cadavere finirà fra le mani di un anatomopatologo necrofilo che strazierà i suoi resti mortali.


AFTERMATH
titolo or.: Aftermath - Spagna - 1994 - 30min - Colore

di Nacho Cerdà

GENERE
HORROR - SHORT
IN BREVE
Estremo e bellissimo. Per stomaci forti.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La frase dal film: "Quelli che sono tornati vivi e possono raccontarlo dicono di aver visto un tunnel bianco, molti fantasmi e un vortice di immagini dimenticate. Quelli che sono morti dovrebbero chiedersi se veramente sono morti. Se quello che li aspetta sembra veramente un'altra vita dopo la morte o, al contrario, rappresenta il peggior inferno che mai avrebbero immaginato"

Nacho Cerdà, regista catalano professore presso la ESCAC (Escuela de Cinema y Audiovisuales de Catalunya), ci mostra con Aftermath (opera successiva a The Awakening (1990) e precedente a Genesis (1998), la sua trilogia sulla morte, una possibile morte/mortificazione dopo la morte fisica. Ai newbies dell'horror questo film deve sembrare davvero eccessivo e perverso. E lo è. E' un bel pugno nello stomaco anche per coloro che di pellicole horror ne hanno viste a bizzeffe. Girato in otto giorni in un vero obitorio (ma con cadaveri finti!) e con un budget irrisorio*, Aftermath mette in scena l'impresa di un medico che riesce nella sua fredda perversione a togliere dignità al corpo di una vittima già vittima della sorte. La fotografia e la regia è perfetta, fredda, glossy, ovvero patinata e tagliente come uno strumento chirurgico. La telecamera non lesina in riprese di autopsie più vere del vero (gli effettisti della DDT hanno fatto un ottimo lavoro) e gli effetti audio sono strepitosamente coinvolgenti e reali. Il film è muto, o meglio nessuno parla a parte un testo che viene letto all'inizio quasi come un avvertimento di ciò che si sta per vedere, e poi più nulla. Siamo lasciati alle immagini, al disgusto ed al dolore, anche se non in maniera assoluta come aveva fatto Brakhage nel suo The Act of Seeing with One's Own Eyes (1971). Bello il gesto della consegna del crocifisso ai genitori di Marta che simboleggia quasi la cessazione della dignità umana della ragazza, la consegna dell'anima, la fine di ogni apparteneza al genere umano così da divenire unicamente pezzo di carne manipolabile, tagliabile, distruttibile (anche se il cartellino autoptico ci ricorda che Marta "era" un essere umano). Cerdà non si sogna minimamente, in questa caduta nell'incubo, di scrivere un finale che possa "accontentare il pubblico", bensì conclude la cavalcata nell'orrore della morte con un finale nichilista e cinico. Uno short eccellente, questo Aftermath, più esplicito di Nekromantik nel dipingere la necrofilia, ed un passo obbligato per coloro che vogliano affrontare seriamente il filone splatter. Intervistato, Cerdà ha affermato che attualmente non girerebbe più un film come Aftermath, poiché rifletteva determinati suoi punti di vista che appartenevano ad anni precedenti; comunque non si pente di averlo girato, affermando che gli ha aperto numerose porte. Alla domanda se pensasse di essere andato troppo oltre con la scena dello stupro del cadavere, Cerdà rispose: "Pensai, Gesù, forse è sbagliato, qualcuno potrebbe punirmi per quello che sto facendo [...] Volevo essere molto obiettivo a riguardo. E' stato molto difficile per l'attore il quale mi chiedeva di non fare più di un ciak per quella scena visto che aveva appena mangiato. Potete vederlo nel making-of del film, l'attore quasi quasi stava per vomitare dopo la scena dello stupro."

* L'obitorio gli è stato dato gratuitamente, al personale ospedaliero Cerdà ha detto che doveva girare un documentario.