La Frase dal Film:
"Ciò che prima prendevo per bontà,
lo prenderò in eterno per vendetta"
Nonostante un'inizio accattivante in virato
seppia (è in seppia anche il logo della Revolution!)
e l'idea di derivare la storia da un racconto folkloristico
caro a molti bambini anche di casa nostra, la pellicola
di Liebesman si assesta con la progressione sul derivativo
andante. Se l'utilizzo del buio e l'ancestrale paura correlata
garantiscono scossoni sulla sedia, la cosa non può
che ricordare They - incubi dal mondo
delle ombre (2002) o anche il mito del Boogeyman (l'Uomo
Nero) portato sugli schermi nel 2005, entità che
come la Fatina dei Danti necessita del buio per compiere
i suoi misfatti. Di certo questa Fata Dentina fetente e
vendicativa, con i suoi scricchiolii, i suoi versetti, i
suoi capelli lunghi e corvini non può sfuggire al
parallelismo con i più tradizionali spettri orientali
ai quali ormai anche gli spettatori occidentali si sono
assuefatti; vedasi Ju-On, The
Ring e compagnia bella. Mentre la prima parte del film
comprensiva della ricostruzione storica sulla sorte di Matilda
Dixon e delle scene della fata che razzola per la cameretta
del piccolo Kyle hanno un loro fascino ed un loro fear-level,
con l'andare della storia i personaggi perdono di spessore,
la storia si fa banale ed assurda, il regista lesina sul
sangue, e lo spettatore perde interesse. Incredibile come
tutti accettino senza shock sostanziali che ci sia uno spettro
che svolazza nella centrale di polizia (roba già
vista in Jeepers Creepers,
fra l'altro), incredibile come una donna sembrerebbe non
aver atteso altro che il ritorno di quello che era il suo
fidanzatino in età prescolare, immancabile ed inverosimile
la provvidenziale morte del rivale in amore. L'evoluzione
in itinere della pellicola da horror d'atmosfera a mainstream-action
ben giustifica il finalone stile "resa dei conti"
con Fata Dentina in bella vista che mostra tutti i limiti
dei suoi stessi SFX, così come la più che
mitica frase lapidaria "...è finita". Quindi,
per concludere, qualche brivido, molti dejà vu, un
tocco di banalità e nonsense qua e là, nonché
strafalcioni di psichiatria: chi prende dei farmaci antipsicotici
è psicotico e non psicopatico! Chi vedrà il
film capirà a cosa mi sto riferendo. Forse però
per una seratina di tutto relax potrebbe avere anche un
senso se non si hanno troppe aspettative. Alla fine dei
titoli di coda c'è un filmatino.
FORSE TUTTI NON SANNO CHE...
Prima che gli venisse dato il titolo definitivo
Darkness Fall, il film ebbe in produzione altri
5 titoli: "The Tooth Fairy" (La fata dentina),
"Don't Peek"(Non Sbirciare), "Fear of the
Dark" (Paura del Buio), "The Tooth Fairy: The
Ghost of Matilda Dixon" (La Fata Dentina: il Fantasma
di Matilda Dixon) e "The Tooth Fairy: Every Legend
Has Its Dark Side" (La Fata Dentina: ogni leggenda
ha il suo lato oscuro).
In una prima versione del film il fantasmone
si vede solo alla fine del film ma la produzione di questa
cosa non fu contenta. Così chiese a Stan Winston
di creare una nuova Fata Dentina che si sarebbe vista durante
tutto il film. Il design originale (di Steve Wang) non c'entra
nulla con la fata di Winston, nonostante questo sta alla
base del modello usato dalla McFarlane Toys per le loro
action figures. A proposito, se ne dovete comperare acquistate
quelle della McFarlane, sono le migliori.
I titoli di coda, almeno nella versione
cinematografica, durano la bellezza di 11 minuti.
La macchina della Deprivazione Sensoriale
è in effetti una macchina per la Risonanza Magnetica.
I sinistri suoni del fantasma di Matilda
sono stati prodotti registrando una vera donna vecchia a
letto che mugugna. Il suono veniva accelerato quando Matilda
grida e veniva rallentato quando si muoveva lentamente e
respirava.
Nella stazione di polizia si legge sul
calendario che è il 25 dicembre. Dove sono le decorazioni
di Natale?