TRAMA

Il detective David Madison (Robert Forster) indaga sulla morte di un suo collega avvenuta nelle fogne. Ad uccidere è un alligatore gigante che da cucciolo era stato gettato nel cesso, e nelle fogne si è nutrito di carcasse di cani dopati. Le autorità non prestano attenzione agli avvertimenti di Madison, finché il mostruoso rettile non esce dai tombini per mangiarsi gli abitanti del quartiere.

 


ALLIGATOR
titolo or.: Alligator - USA - 1980 - 91' - Colore

di Lewis Teague

GENERE
HORROR - COMEDY
IN BREVE
Più che gradevole animal horror a taglio comico e con dialoghi frizzanti. Non essenziale ma spassoso.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Una volta abbiamo trovato un ditone, nient'altro che l'alluce di un piede. Non abbiamo mai trovato il resto, ma siamo riusciti a scoprire di chi fosse. Funerale e tutto in regola" "La bara deve essere stata molto piccola"

Negli anni ’80 tre erano le grandi paure che scuotevano il mondo: la guerra fredda USA-URSS, cantata con grande chiarezza da Sting in ‘Russians’, secondo i ragazzini che smanettando con il Commodore VIC-20 hackeravano i firewalls del Pentagono e scatenavano la III Guerra Mondiale e, terzo, i rettili gettati nel cesso che proliferavano e crescevano a dismisura nelle fogne cittadine. Negli anni ’80 si parlava di più di coccodrilli albini che sguazzavano nelle acque nere piuttosto che dei paesi del Terzo Mondo; che là si moriva ce ne siamo resi conto solo quando Jacko & Co. si sono messi a cantare ‘We Are the World”. Erano gli anni Ottanta e in Italia il presidente della repubblica, a quanto ricordo, era Gianfranco D'Angelo. Comunque sia, Alligator nasce proprio cavalcando l’onda della leggenda urbana ai tempi diffusissima, all’ombra del già cult movie Lo Squalo (1975). La produzione affidò la regia al Teague che nel 1983 dirigerà l’interessante Cujo, decidendo di dare al film un taglio non troppo serioso, d’altronde sarebbe stato difficile prendere sul serio un croc-movie con un rettile che si chiama Ramon e che si nasconde nelle fogne. Ne viene fuori un monster-movie abbastanza standard, con una seconda parte che ricorda non poco Assalto alla Terra (Them!, 1954), ma con un divertente senso dell’umorismo che pervade tutta la faccenda. La sceneggiatura del giovane John Sayles, già scenggiatore di Piranha (1978), è piena di in-jokes e battute varie, con un protagonista che scherza sulla sua calvizie incipiente e Henry Silva che parodizza il grande cacciatore bianco. La trama è prevedibilissima (spunta il mostro, l’eroe ci mette una pezza e intanto che c’è trova l’amore) e perciò il taglio da commedia, con dialoghi comici ma non stupidi, pare una soluzione gradevole per un film che conosce a priori i propri limiti. Dato l’anno di produzione, non manca un finale gratuitamente esplosivo, con detonazione sotterranea, tombini che volano e fuoco e fiamme riprese da dieci angolature diverse: il cattivo, che è l’alligatore ma anche un umano senza scrupoli, fanno la loro catartica brutta fine. Che si vuole di più! Simpatico soprattutto il protagonista, a metà fra il poliziotto hard-boiled e il minchione di Una Pallottola Spuntata (1988). Nel complesso divertente ma poco horror, da vedere con lo stesso spirito con cui ci si gusta i vecchi film con Michael J. Fox (Il segreto del mio successo, Caro Zio Joe e compagnia bella).

Seguirà il questionabile Alligator II: The Mutation (1990)

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è costato circa 1 milione e mezzo di $.

Verso la fine del film si legge un graffito su uno dei muri della foga: “Harry Lime Lives”. E’ un riferimento al film Il Terzo Uomo (1949) in cui Harry Lime viene braccato nelle fogne di Vienna.

La prima vittima del film si chiama Edward Norton. Nella serie tv The Honeymooners (1955-56) c’era un operaio delle fogne con lo stesso nome.

Le riprese dello SWAT team che emerge dalle fogne risultò così convincente che alcune persone testimoni della scena chiamarono la polizia pensando che si trattasse di terroristi.

L’attore protagonista Robert Forster iniziò le riprese quando ancora stava riprendendosi da una meningite spinale.

John Sayles, lo sceneggiatore del film, stracciò il primo soggetto presentatogli da Frank Ray Perilli: in esso la dimensione abnorme dei rettili veniva giustificata dal fatto che una ditta di birra aveva versato nelle fogne della birra che veniva bevuta dai coccodrilli con le “prevedibili” conseguenze.

L’animatrone del coccodrillo usato per le riprese, spesso malfunzionante, fu regalato ai Miami Gators come mascot.

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