TRAMA

La formula segreta di un ritrovato chimico con effetti afrodisiaci attira l'interesse di diversi uomini d'affari che però vengono eliminati uno ad uno da un misterioso assassino.


AL TROPICO DEL CANCRO
Italia - 1972 - 90' - Colore

di Giampaolo Lomi e Edward G. Muller [Edoardo Mulargia]

GENERE
THRILLER - MYSTERY
IN BREVE
Giallo-thriller in ambiente mondo. Un tempo era un film raro, ora no. Comunque curioso e con buoni attori.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: “Forse come dice il dottor William si è trattato di uno scherzo ma, per quanto ne so io, la presenza di un animale sgozzato può significare che uno stregone invierà lo spirito di un defunto a colpire uno di noi

Inusuale giallo d'ambientazione esotica (etnothriller?), per la precisione girato in quel di Haiti, il che equivale a dire voodoo e altre amenità che danno una pennellata di mondo-movie e un aiuto allo spettatore a distrarsi da imprecisioni e leggerezze realizzative. Inusuale anche perché il regista Mulargia (qui Muller, ché si vende di più) usa elementi argentiani tipicamente gialli, la soggettiva del killer, parallelamente ad un soggetto thriller d'intrigo di gusto più Sixty. Peraltro Mulargia, che doveva semplicemente supervisionare il lavoro del giovane Gianpaolo Lomi, finisce per girare tutto lui, lasciando all'esordiente il limitato compito di realizzare i girati folkloristici*. La storia è di fatto abbastanza pazzesca, con questo allucinogeno afrodisiaco scoperto da Antonio de Teffé che fa il medico (lui, quello dello spaghetti western?!), mentre attori del calibro di Umberto Raho, Stelio Candeli e Gabriele Tinti corrono su e giù per la isla bonita. In più c'è la bella Anitona Strindberg che spezza la noia con una sequenza onirica di notevole potenziale trashistico che la vede, poco vestita, fuggire da una torma di autoctoni per nulla vestiti. Cose che succedono ai tropici. Regia di mestiere ma sceneggiatura debole, con i soliti colpi di scena, non riescono a far di questo giallo-etnothriller una pellicola memorabile, nemmeno quando Mulargia tenta l'argentata classica con il brutale omicidio di Candelli. Nemmeno tenendo conto dei (pochi) nudi. Peccato, perché il cast c'era e poteva essere meglio sfruttato. La muscica del grande Umiliani però piace, perché tipica di un cinema e di un'atmosfera che non c'è più. Imperdibile la scena orgiastica del rito con le autoctone che si contendono una sull'altra lo scroto di un bovino sacrificato; le solite questioni di fertilità. Film per pa(r)titi.

Noto all'estero come: Tropic of Cancer o Death in Haiti (UK e USA), Thanatos stin Aiti (Grecia).

* Non è un caso. L'aggancio haitiano lo offrì proprio Lomi che, avendo lavorato con Jacopetti (noto sull'isola per precendenti mondos), riuscì ad ottenere facilmente il permesso per le riprese fra la gente.

Mi stai coglionando?

Uno viene punto da una tarantola (che poi tarantola non è) e dottor William estrae non si capisce cosa dal ventre dell'animale ancora vivo tramite un siringone. Quindi, senza igienizzare animale, siringone e paziente, inietta la brodaglia ventrale dell'aracnide dritto nel ginocchio del paziente. Nel gionocchio! E già, lì era stato morsicato il tipo. Comunque il paziente guarisce, ovvio, e gli si dice che aveva rischiato la pazzia, la pazzia causata dalla tossina del ragno.

eXXagon fecit MMXI