Dopo il film The Stepfather - Il patrigno (1987) di Joseph Ruben, questo American Psycho ci dipinge l'orrore con l'abito di un thriller, l'orrore
della mente malata non di un riconoscibilissimo mostro
come Michael o Jason, ma il delirio di un uomo integrato,
salutista, bello: il perfetto vicino di casa. E' un
ottima pellicola tratta dal discussissimo romanzo
di Brat Easton Ellis, giunta sullo schermo forse un
po' tardi, quando l'immagine dello yuppie rampante
era passata di moda da almeno un decennio. Nonostante
questo il prodotto finito è notevole. La regista
riesce a mantenere un certo distacco da ciò
che accade e allestisce una storia algida, profondamente
negativa, un delirio in cui l'unica figura positiva
sarebbe quella della segretaria Jean (Chloe Sevigny).
L'interpretazione degli attori è ottima e quella
di Bale (un tempo il ragazzino de L'impero del
Sole, 1987) è
davvero eccellente. Memorabili le sue filippiche sulla
musica anni '80, i suoi elogi per Phil Collins, Whitney
Houston ed Huey Lewis, momenti di vera black-comedy
che rendono palese che con American Psycho non ci si trova davanti al solito horror insulso
e senza idee. Lo spunto più interessante
è lo scivolare di Bateman nella follia e il
suo perdere la presa sulla realtà, fondendo
fantasia e reale in maniera psicotica fino a che la
differenza fra le due diviene indistinguibile, e forse
irrilevante. Nonostante il film faccia qualche scivolone
anche grossolano, tipo citare qualche canzone che
sarebbe stata pubblicata solo dopo lo svolgimento
dei fatti (siamo nel 1987), il personaggio dello yuppie
narcisista è affascinantissimo, soprattutto
a livello psicologico. Durante la lavorazione si è
preferito togliere le scene esplicite di tortura che
comparivano nel romanzo, così nel film tutto
rimane sottinteso con le immagini degli strumenti
di tortura e con i disegni sul diario personale di
Bateman; peccato, si è venuto a perdere il
parallelismo tra la cura per l'igiene personale dell'uomo
e la cura che ci mette nel gestire e trattare le sue
vittime. In conclusione: un film che unisce una fotografia
algida da giornale d'alta moda e nello stesso tempo
propone immagini da porno hardcore, con buoni dialoghi,
validi interpreti (da non dimenticare Dafoe) ed ottimi momenti
(il confronto dei biglietti da visita su tutti). Un buon horror
per chi ci vuole vedere un horror ed un bellissimo
thriller per chi è appassionato di questo genere.
Anche qualche mainstreamer potrebbe apprezzare.
Con un seguito balordo, che non c'entra nulla se
non per il fatto che si fregia, scandalosamente, dello
stesso nome: American
Psycho 2 (2002).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Inizialmente si voleva Leonardo DiCaprio
o Edward Norton o Brad Pitt come Bateman, James Woods
come Donald Kimball e Cameron Diaz per il ruolo di Evelyn
Williams. Si pensò a Oliver Stone o Cronenberg
come regista. Si pensò pure a Bret East Ellis
stesso alla sceneggiatura.
Sia Christian Bale che Willem Dafoe hanno
recitato nel ruolo di Gesù in due produzioni: Bale
in Mary, Mother of Jesus (1999), film per la TV;
Dafoe ne L'ultima tentazione di Cristo (1988).
Bateman lavora per la stessa finta società
citata nel film Il falò delle vanità
(1990): la Pierce & Pierce.
Mentre Bateman fa ginnastica a casa si
vede un film in TV: è Non
aprite quella porta (1974).
Il porno che si vede in casa di Bateman
in TV è White Angel (1998).
Le cose che dice Bateman al telefono con
il suo avvocato sono eventi narrati nel romanzo ma non nel
film.
Tutti i biglietti da visita riportano
la scritta "Vice President".
Guinever Turner, che recita nei panni di
Elizabeth, l'amica di Bateman (nella scena con la squillo
Christie) è anche la sceneggiatrice del film, insieme
alla regista.