TRAMA

Una casa delle bambole che è una replica della nota villa di Amityville, viene regalata da Bill Martin alla sua figlioletta. Pessima idea. La famiglia, poco unita, dovrà allearsi per combattere contro il Male.


AMITYVILLE: DOLLHOUSE
(titolo or.: Amityville: Dollhouse - USA - 1996 - 93min - Colore)

di Steve White

GENERE
HORROR
IN BREVE
Il più brutto episodio della serie. Camp direct-to-video
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: " Samaak - Ato - Famolà... luridi bastardi! "

Terribili parole pronunciate da un terribile motociclista esorcista in direzione di tre terribili demoni in un film terribile. Amityville: Dollhouse è l'ottavo sequel di una saga interminabile che ha dato ben poche soddisfazioni a coloro che dall'horror chiedono, ogni tanto, un po' di qualità. Questa pellicola direct-to-video, primo lungometraggio diretto da un produttore di film tv, è di sicuro la più poveristica e trashona dell'intera serie di film che hanno trattato (o meglio sfruttato) il mito della maledizione di Amityville. Dopo un inizio caratterizzato da uno score musicale decente (l'unica cosa decente) si è proiettati nella fiera delle banalità, delle assurdità e degli attori da sit-com. Ma anche il doppiaggio italiano fa, per una volta, brutta figura. Ecco a voi le cose che dovrebbero farvi paura in questo film: una vespa che attacca due fidanzatini, una camino che si accende da solo, due piedi dietro un angolo ma poi sono solo due scarpe, una macchina che si muove da sola e investe una bicicletta (senza su nessuno), una tarantola, una finestra che si apre per il vento. Ah, lo sapevate che per uccidere una vespa che vi entra nell'orecchio basta versarci dentro del whisky? Interessante. Posso solo immaginare cosa farebbe al timpano una vespa che si sentisse bloccata e inondata di liquido alcolico. Ma Amityville Dollhouse non è il film giusto per porsi troppe domande, dal momento che anche lo stesso protagonista Bill Martin (Robin Thomas) non si prende neppure il disturbo di notare che nella casa delle bambole che regala alla figlia è contenuto un cofanetto con degli inquietanti pupazzi con gli occhi cuciti ad "X". Nell'evoluzione della storia c'è data la possibilità di vedere il padre morto di uno dei giovani protagonisti (quello sfigato e antipatico) che gli dà consigli mentre le sue carni imputridiscono sempre più (ricordando cosa già vista in Un lupo mannaro americano a Londra, 1981), così come la padrona di casa che s'infoia per il figliastro dando il via a qualche situazione piccante mai, sfortunatamente, portata a termine. In effetti il film è composto da una marea di subplot che si aprono e che che si chiudono, o meglio, vengono dimenticati aperti in qualche stanza in cui non etntrerà più nessuno. Gli effetti speciali sono onesti proporzionalmente all'operazione complessiva, ma i laser finali prodotti dalla polverina magica del biker stanno al di là del bene e del male. Puro camp. Insomma, horror di livello molto basso che potrebbe giusto passare su qualche rete locale ad ora tarda; se vi capitasse di vederlo in tali condizioni, con un occhio aperto ed uno chiuso, guardatelo pure. In ogni altro caso ne è sconsigliata la visione, anche all'appassionato di horror... soprattutto all'appassionato.

La saga di Amityville è composta da: Amityville Horror (1979), Amityville Possession (1982), Amityville 3D (1983), Amityville - La fuga del diavolo (1989), Amityville - Il ritorno (1989), Amityville 1992 (1992), Amityville: A New Generation (1997), Amityville: Dollhouse (1996), Amityville Horror (2005) remake del primo capitolo.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

La locandina originale del film (quella che potete vedere in alto a sinistra) sembra più quella di Amityville - La fuga del diavolo (1989) e probabilmente in origine era stata disegnata proprio per quel film. Lo si capisce dalla lampada e dal fatto che questa è nell'attico, al di là, poi, che la ragazzina ritratta di spalle ricorda più Brandy Gold del film del 1989, piuttosto che Rachel Duncan di Amityville: Dollhouse.

Puoi leggere questa ed altre recensioni tratte da Exxagon nel libro “Illusioni svelate - L’altro volto del cinema dell’orrore”, scritto da Alessandro Pedrazzi e Alex Visani, e pubblicato dalla casa editrice I Sognatori. @ I Sognatori 2011, tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione totale o parziale.

eXXagon fecit MMVII