La Frase dal Film:
" Samaak - Ato - Famolà... luridi bastardi!
"
Terribili parole pronunciate da un terribile
motociclista esorcista in direzione di tre terribili demoni
in un film terribile. Amityville: Dollhouse è
l'ottavo sequel di una saga interminabile che ha dato ben
poche soddisfazioni a coloro che dall'horror chiedono, ogni
tanto, un po' di qualità. Questa pellicola direct-to-video,
primo lungometraggio diretto da un produttore di film tv,
è di sicuro la più poveristica e trashona
dell'intera serie di film che hanno trattato (o meglio sfruttato)
il mito della maledizione di Amityville. Dopo un inizio
caratterizzato da uno score musicale decente (l'unica cosa
decente) si è proiettati nella fiera delle banalità,
delle assurdità e degli attori da sit-com. Ma anche
il doppiaggio italiano fa, per una volta, brutta figura.
Ecco a voi le cose che dovrebbero farvi paura in questo
film: una vespa che attacca due fidanzatini, una camino
che si accende da solo, due piedi dietro un angolo ma poi
sono solo due scarpe, una macchina che si muove da sola
e investe una bicicletta (senza su nessuno), una tarantola,
una finestra che si apre per il vento. Ah, lo sapevate che
per uccidere una vespa che vi entra nell'orecchio basta
versarci dentro del whisky? Interessante. Posso solo immaginare
cosa farebbe al timpano una vespa che si sentisse bloccata
e inondata di liquido alcolico. Ma Amityville Dollhouse
non è il film giusto per porsi troppe domande, dal
momento che anche lo stesso protagonista Bill Martin (Robin
Thomas) non si prende neppure il disturbo di notare che
nella casa delle bambole che regala alla figlia è
contenuto un cofanetto con degli inquietanti pupazzi con
gli occhi cuciti ad "X". Nell'evoluzione della
storia c'è data la possibilità di vedere il
padre morto di uno dei giovani protagonisti (quello sfigato
e antipatico) che gli dà consigli mentre le sue carni
imputridiscono sempre più (ricordando cosa già
vista in Un
lupo mannaro americano a Londra, 1981), così
come la padrona di casa che s'infoia per il figliastro dando
il via a qualche situazione piccante mai, sfortunatamente,
portata a termine. In effetti il film è composto
da una marea di subplot che si aprono e che che si chiudono,
o meglio, vengono dimenticati aperti in qualche stanza in
cui non etntrerà più nessuno. Gli effetti
speciali sono onesti proporzionalmente all'operazione complessiva,
ma i laser finali prodotti dalla polverina magica del biker
stanno al di là del bene e del male. Puro camp. Insomma,
horror di livello molto basso che potrebbe giusto passare
su qualche rete locale ad ora tarda; se vi capitasse di
vederlo in tali condizioni, con un occhio aperto ed uno
chiuso, guardatelo pure. In ogni altro caso ne è
sconsigliata la visione, anche all'appassionato di horror...
soprattutto all'appassionato.
La saga di Amityville è composta
da: Amityville Horror
(1979), Amityville
Possession (1982), Amityville
3D (1983), Amityville
- La fuga del diavolo (1989), Amityville
- Il ritorno (1989), Amityville
1992 (1992), Amityville:
A New Generation (1997), Amityville: Dollhouse
(1996), Amityville Horror
(2005) remake del primo capitolo.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
La locandina originale del film (quella
che potete vedere in alto a sinistra) sembra più
quella di Amityville
- La fuga del diavolo (1989) e probabilmente in origine
era stata disegnata proprio per quel film. Lo si capisce
dalla lampada e dal fatto che questa è nell'attico,
al di là, poi, che la ragazzina ritratta di spalle
ricorda più Brandy Gold del film del 1989, piuttosto
che Rachel Duncan di Amityville: Dollhouse.
Puoi leggere questa ed altre recensioni tratte da Exxagon nel libro “Illusioni svelate - L’altro volto del cinema dell’orrore”, scritto da Alessandro Pedrazzi e Alex Visani, e pubblicato dalla casa editrice I Sognatori. @ I Sognatori 2011, tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione totale o parziale.