La Frase dal Film:
"I'm proud of you, son. It's up to you"
"What is?" "Amityville is in
your blood!"*
Settima istallazione di una saga che pare
essere usata dai giovani cineasti come trampolino di lancio;
c'è tutta la storia, come ho già segnalato
altrove, del fatto che il nome "Amityville" non
è protetto da copyright e quindi tutti possono farci
di tutto. In questo caso si torna a monte della faccenda,
e si riprende a parlare dei fatti successi nella casa maledetta
di Amityville anche se l'unica cosa che è rimasta
intatta è uno specchio malefico che porterà
scompiglio. Pare un po' pochino. Il film parte assai fiacco
ma poi si arricchisce del dramma personale del protagonista
che rammenta cose che ha rimosso riguardo al padre. E via
con scene nei corridoi del manicomio che fa molto maudit;
cose già viste e riviste ma fanno sempre un loro
effetto. Il risultato non è né gore né
pauroso, ma il tutto ha un approccio più moderno
del solito, inscritto comunque nell'atmosfera un po' poveristica
delle produzioni direct-to-video. Alcuni critici da internet
miei pari hanno visto in questo settimo episodio qualcosa
di molto positivo (fino al punto delirante di consigliare
la pellicola), ma forse erano sfiancati dalle precedenti
istallazioni e dal loro basso livello. A me pare che per
quanto i protagonisti si sforzino di recitare con decenza,
e in genere ci riescano, il resto rientri nel cliché:
omicidio in lavaderia, morto che non è tale, pazzia
temporanea curata dalla forza dell'amore, e così
via. Gli effetti speciali e la regia sono quelli di rito
o anche meno. Ciò che mi ha davvero colpito è
stata la fidanzata del protagonista (Llanie ovvero Lala
Sloatman), il seno di lei e il pazzesco loft in cui vivevano
i due, tenuto conto che il lavoro di lui era fotografare
gente per strada. Momento clou del film rimane la scena
di tensione nell'appartamento della vicina Suki (un nome,
un programma) che ha riempito la casa di dipinti di demoni
dopo essere stata ispirata artisticamente dal Maligno. In
definitiva un settimo sequel un superiore rispetto ad altri
della serie ma comunque non degno dello spettatore che deve
selezionare ed investire il suo tempo con un horror di qualità.
La cosa migliore del film rimane una creazione artistica
sviluppata da Pauli (il personaggio interpretato da Richard
Roundtree) che consiste in una poltrona posta di fronte
ad un televisore. Il televisore trasmette il volto dello
spettatore ripreso da una telecamera montata sulla tv, e
sulla stessa tv è montato anche un fucile puntato
sul soggetto seduto sulla poltrona; il fucile, regolato
da un timer, sparerà in faccia allo spettatore solo
nel 2001. Insomma, un prototipo di tv al plasma; plasma
dello spettatore, ovviamente.
* - trad.: "Sono
fiero di te, figlio. Tocca a te" "Che dici?"
"Amityville è nel tuo sangue!"
La saga di Amityville è composta
da: Amityville Horror
(1979), Amityville
Possession (1982), Amityville
3D (1983), Amityville
- La fuga del diavolo (1989), Amityville
- Il ritorno (1989), Amityville
1992 (1992), Amityville: A New Generation
(1997), Amityville: Dollhouse
(1996), Amityville Horror
(2005) remake del primo capitolo.