La Frase dal Film:
"La parte peggiore di me sperava che per confermare la leggenda del lago vi capitasse qualche bella disgrazia" "Dopo di che la parte migliore di voi si sarebbe certamente molto rammaricata"
Da un racconto di Luigi Emmanuele ed eco che vanno da Fogazzaro (Malombra) a Mérimée (La venere d'Ille: romanzo da cui Mario e Lamberto Bava trarranno un film nel 1978), Un Angelo per Satana è il secondo e ultimo film horror diretto da Camillo Mastrocinque, regista più noto per i suoi lavori di genere comico (l'altro film è La cripta e L'incubo, 1964). Mastrocinque, non così avvezzo al gotico, quindi, e per estensione del concetto all'horror tutto, non si discosta molto dal suo precedente film del '64 rispetto al plot, e punta tutto sulla magnetica presenza della scream queen Barbara Steele, non una bellezza canonica ma piuttosto una proto-darkettona che sapeva vendersi molto bene e molto bene veniva gestita dai registi che l'hanno fatta recitare. Barbara Steele alla mano, ci si gioca la carta dell'erotismo molto soft (all'epoca roba pruriginosa), e così l'attrice nei panni della composta contessina Harriet si trasforma, scoprirete voi perché, in una nifomane che nel piccolo villaggio sulla sponda del lago non risparmia nessuno: la giovane e (più) bella cameriera personale (Ursula Davis), il cretino del villaggio, il timido maestro delle elementari (Vassili Karis), ovviamente il protagonista De Teffé (un'altra volta nel ruolo dello scultore dopo Afrodite, dea dell'amore, 1958), ma soprattutto, e fatemi sottolineare soprattutto, il quanto mai mitico Mario Brega (Un Sacco Bello, 1980; Bianco, Rosso e Verdone, 1981; Borotalco, 1982; Troppo forte, 1986), qui nei panni del forzuto del villaggio che pesta come un fabbro e sa tirare le ruote dei carretti a venti metri di distanza! Vale la pena di vedere il film solo per la sua presenza. Garantito. Brega a parte, il film è pervaso da un'atmosfera pacata e sonnolenta, cosa che non è detto sia male se amate il bianco e nero gotico ma senza gli eccessivi elementi del genere (castelli, ragnatele, segrete). L'ambientazione rurale e paesana ai bordi del lago, che se fosse stata a colori avrebbe ricordato l'antigotico di Pupi Avati, riesce a creare una dimensione avulsa dallo spazio e dal tempo; solo le riprese d'interni e quelle notturne ricche di nebbioline inquietanti ricordano che siamo ancora in pieno gothic horror. I dialoghi sono ben curati, così anche il reparto tecnico, ma il risultato globale non è paragonabile ai gotici di qualità di Bava dello stesso periodo. Un Angelo per Satana porta con sé una certa impostazione da sceneggiato televisivo d'annata e questa è la sua più grande forza e la sua più grande debolezza; nel complesso direi che questa è una di quelle pellicole dirette solo ai veri appassionati di gotico all'italiana ma, ripeto, non è male. E poi non verrete mica perdervi la Steele che ci prova con Mario Brega? Una delle coppie più improbabili della storia del cinema. Da rispolverare.
Noto all'estero come: Angel for Satan (USA)