TRAMA

Un'imprecisata città vive nel silenzio assoluto poiché la voce dei suoi abitanti è stata rubata dal malefico Mr. TV (Alejandro Urdapilleta) i cui piani prevedono di rubare anche i pensieri. Per i suoi fini, il cattivo rapisce la misteriosa cantante The Voice (Florencia Raggi). Solo un riparatore di tv, la sua famiglia e un bambino senza occhi figlio della cantante, possono salvare la città.


LA ANTENA
titolo or.: La Antena - Argentina - 2007 - 99' - b/n

di Esteban Sapir

GENERE
DRAMA
IN BREVE
Delizioso film sulla distopia, bellissimo visivamente.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Ci hanno portato via la nostra voce e ora ci stanno portando via le parole"

Stupefaciente bizzarro film argentino, sconosciuto alla nostra scombiccherata distribuzione in quanto stupefaciente, argentino, e bizzarro. Troppo bizzarro per il pubblico mainstream che così tanto potrebbe specchiarsi negli accadimenti narrati in questo lavoro dell'acclamato regista Sapir. E non sarebbe poi troppo complesso, a parte qualche visione ermetica da cinema d'avanguardia, poiché La Antena è essenzialmente una fiaba che arriva dritta al cuore e alla mente, cantando proprio del dramma di un potere che manipola, reprime e toglie la voce e i pensieri per imporre la propria voce e la propria unica idea. Ogni stato ha fatto la sua esperienza con qualche forma di dittatura, l'Argentina ha avuto Jorge R. Videla che sicuramente può essere stato preso come spunto (ci sono anche suggestioni naziste) per questo film che, in ogni caso, parla della dittatura in un senso più ampio soprattutto quando essa agisce per via mediatica. Tuttavia il lavoro di Sapir non si distingue tanto per il messaggio, non sono nuovi infatti i film che denunciano i pericoli dittatoriali, quanto per lo stile con cui il messaggio viene proposto. La Antena è, come detto, una fiaba in bianco e nero piacevolissima da osservare, immersa in un mondo che ha qualcosa della Metropolis (1927) di Lang, delle scenografie espressioniste, dell'umanità bizzarra di Jeunet e Caro (Delicatessen, 1990), degli incubi trasognati di Lynch fino al cinefumetti di Frank Miller. Sapir dà vita ad una parabola, un omaggio al cinema di un tempo, pieno di tecniche realizzative sperimentali (11 settimane di riprese e un anno in postproduzione) grazie alle quali, ad esempio, i dialoghi sono inseriti dentro il film come fossero dei baloon dei fumetti (ma in modo molto più creativo) più un uso "diverso" del montaggio e della doppia esposizione. Nonostante l'argomento sia centrato sulla distopia, e quindi il tema in sé sia drammatico, pare proprio che il regista abbia voluto celebrare il cinema nella sua gioiosa creatività come potente mezzo comunicativo. Il suo è un lavoro di arte visiva accattivante che riempie gli occhi ponendo l'accento, per assenza, sui suoni e sulle parole che mancano in questa città muta. La Antena è un coraggiosissimo e raffinato esperimento in cui la bravura degli attori viene messa a dura prova dal momento che la recitazione si deve rifare ovviamente alla mimica tipica del cinema muto. Il film comunque non è privo di audio: le immagini sono continuamente accompagnate da un assemblaggio musicale, anch'esso di gusto retrò, che segue l'azione. Fra ficcanti critiche sociali e teneri quadretti di dolcezza famigliare, a guardare La Antena si rimane così, come la città ritratta sotto una coltre di neve bianca, coccolati nello sguardo e nei pensieri, senza parole. Da scoprire.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Si tratta del secondo film di Sapir. In effetti ce n'è un terzo ma si tratta di un live della cantante Shakira... bisogna pure campare! Sapir ha lavorato più che altro come direttore alla fotografia.

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