La Frase dal Film:
"Cum uxore proximi tui non coibis nec seminis commistione maculaberis - Non fornicherai con la moglie del tuo vicino né ti macchierai mischiando il tuo seme con quello di suo marito"
Oscuro giallo all'italiana di poca fama ma non di pessima fattura e comunque non peggiore di tanti altri esempi del genere. Unico film diretto da Francesco Mazzei la cui carriera nel cinema, sia come produttore che come sceneggiatore, non sembra essere proseguita oltre la metà degli anni '70. La particolarità è che a questo film hanno lavorato diverse persone che poi sono finite dietro una mdp: Marcello Aliprandi di Un sussurro nel buio (1976), il prolifico Mario Bianchi de La bimba di Satana (1982) e Non avere paura della zia Marta (1989), Vinicio Marinucci regista di due mondo-movies (I piaceri del mondo, 1963; Le dolci notti, 1962). Questi personaggi scrissero con Mazzei soggetto e sceneggiatura, mentre il direttore di produzione Raniero Di Giovanbattista dirigerà nel 1979 l'horror Libidine. Come giallo è abbastanza prevedibile e non sono molti i momenti di sangue e di paura: si distingue il momento del primo omicidio in cui il piccolo Ferruccio lascia cadere una biglia di vetro dalla soffitta della chiesa e scende per recuperarla. Altro momento che rappresenta un trait d'union con il nunsploitation vede un gruppo di suore spogliarsi ed iniziare a fustigarsi in memoria di prete Giorgio (qui potete scaricare un'immagine composta da diversi fotogrammi di quella scena: download). D'altra parte il film si fa forte proprio delle atmosfere ecclesiastiche e in questo si può cogliere qualche rimando a Non si sevizia un paperino (1972). Non siamo certo però a quei livelli di qualità. Più accantivante che la storia stessa sono gli attori che la interpretano: abbiamo come protagonista maschile niente di meno che Renzo Montagnani, in un ruolo decisamente diverso rispetto alle commedie pecorecce nelle quali siamo abituati a vederlo (ci scappa comunque qualche battuta fra Boito-Montagnani e il poliziotto Morriconi). La protagonista femminile è Bedy Moratti, sorella del noto Massimo: brava ma non eccezionale, più che altro accattivante. Il finale del film ci regala una sdentatissima risata di Adolfo Belletti, il Don Emilio di Zeder (1983). Musiche di Francesco De Masi ed effetti speciali di Carlo Rambaldi che non ha dovuto lavorare molto però ci regala una gola tagliata ben realizzata. Questo L'arma, l'ora, il movente è un giallo di tutto riposo senza momenti eccessivamente brutti per definirsi trash ma senza specifici elementi di risalalto per potersi definire un fondamentale giallo. L'appassionato del genere saprà godere di quei momenti che il mainstreamer troverebbe insopportabili. Da tirare fuori dal dimenticatoio.