TRAMA

John Pritchard (Eric Porter), psichiatra discepolo di Freud, prende sotto la sua ala la bella Anna (Angharad Rees) dopo la morte della ziaccia medium che la obbligava a fare sesso con i clienti. Anna è una killer inconsapevole e al medico tocca scoprire la verità dietro il dramma della giovane donna.


GLI ARTIGLI DELLO SQUARTATORE
titolo or.: Hands of the Ripper - UK - 1971 - 85' - Colore

di Peter Sasdy

GENERE
HORROR
IN BREVE
Sottovalutato film Hammer non privo di difetti ma decisamente da recuperare e rivalutare.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Gli uomini al mondo si sono sempre ammazzati a vicenda e ogni volta che questo avviene noi diamo la caccia all'assassino e, se finalmente l'acciuffiamo, adoperiamo la legge per assassinarlo a sua volta. L'abbiamo torturato, bruciato vivo, squartato, impalato. Sebbene oggi siamo più umani: lo impicchiamo e basta. In tutto questo tempo non ci siamo sforzati una sola volta di comprenderlo, di scoprire il perché, perché mai un essere umano uccide una altro essere umano. Perciò continuiamo ad avere omicidi e a uccidere per vendetta a solo vantaggio dei vermi del cimitero"

Sottovalutato prodotto Hammer, definito minore ma obiettivamente il migliore fra quelli girati da Sasdy e molto intrigante per storia ed elegantissimo nel finale. L'idea alla base è assai peculiare: prendere la storia di Jack lo Squartatore, cioé per l'esattezza immaginare che questi avesse una figlia, e mixarla con la protopsicologia d'epoca Vittoriana, anche se i sottesi freudiani sono sicuramente più legati alle influeze cinematografiche anni '60 che alla scienza di fine XIX secolo. Naturalmente il racconto avrebbe potuto funzionare molto meglio se si fosse cercato di tenere nascosta la parentela di Anna con Jack lo Squartatore, cosa che invece viene subito spiattellata nella prima scena togliendo quasi tutti i punti all'elemento mystery e facilitando non poco il lavoro dello psichiatra. Come ovvio la spiegazione psicologica che muove gli atti criminosi di Anna non è esattamente la più solida da un punto di vista clinico, anche volendo tirare a mano genetica o identificazione con l'aggressore. Il film però si mantiene interessante a dispetto della prevedibilità dell'evoluzione del racconto. Sasdy, come ha sempre fatto, presta molta attenzione alla ricostruzione scenografica del periodo vittoriano e dà il meglio in un finale girato nella Cattedrale di St. Paul (o quasi, leggere più sotto). Se la confezione è apprezzabile, lo stesso non può dirsi degli interpreti i quali, a parte Porter, non hanno dei personaggi scritti in maniera particolarmente solida; Porter, dal canto suo, è però troppo flemmatico per reggere con energia tutto il film sulle proprie spalle. Qualche scena truce con gente che muore assumendo posizioni melodrammatiche conclude il tutto. Non è la pellicola Hammer migliore, certo, però Gli Artigli dello Squartatore merita maggior attenzione e nuove riletture. Buttateci un occhio.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il personaggio interpretato da Lynda Baron, ovvero Long Liz, prende il nome da una delle vere vittime di Jack lo Squartatore, Elizabeth Stride, il cui soprannome era Long Liz.

Fu chiesto il permesso per girare le ultime scene nella cattedrale di St. Paul ma il permesso non fu mai concesso. Quindi fu costruita una replica degli interni.

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