TRAMA

1875. Conducendo uno studio su gente in fin di vita, Sir Hugo Cunningham (Robert Stephens) scopre l'asphyx, un entità che viene a prendere l'anima delle persone. Intrappolando l'asphyx di una persona, essa non morirà mai. Insieme al figlio Giles (Robert Powell) cattura il proprio asphyx e vorrebbe fare lo stesso con Giles e la figlia Anna ma le cose non vanno come sperato.


ASPHYX
titolo or.: The Asphyx - UK - 1972 - 99' - Colore

di Peter Newbrook

GENERE
HORROR - SCI-FI
IN BREVE
Elegante e riuscito horror fantascientifico aimé realizzato in un periodo dove il classico inglese non anadava più tanto.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Prima di andare, io vorrei pregarvi di una cosa [...] Quando morirò risparmiatemi il tavolo di dissezione, seppellitemi nella terra. In vita non sono stato utile a nessuno, da morto potrò nutrire qualche radice di pianta. Buonanotte"

Primo e unico film di Peter Newbrook, cameraman e direttore della fotografia, che evidentemente si rifà alle atmosfere delle pellicole Hammer per costruire un horror fantascientifico curioso ed elegante. Il problema era che l'horror classico inglese stava ormai tirando gli ultimi, anche la Hammer stessa non poteva più dirsi la più amata dagli spettatori come era stato per il decennio precedente. Cambiavano i tempi e nelle storie immerse in ambientazioni vittoriane, evidentemente gli spettatori non riuscivano più ad identificarsi. Per di più Asphyx è un film di difficile classificazione poiché contiene elementi horror, fantascientifici e (melo)drammatici in egual misura senza che ognuno degli elementi sia così determinante da definire in maniera netta il genere della pellicola. Certo, c'è l'asphyx, la creatura che viene a prendere l'anima e la vita della persona morente, il suo aspetto informe e infernale, sono un chiaro elemento horror, però è anche vero che il tono con il quale Newbrook sceglie di raccontare la storia deve aver portato gli spettatori più smaliziati, quelli al tempo più moderni e frettolosi, a declassare il film come una vecchia pellicola noiosa. Forse certe cose hanno bisogno di un periodo di decantazione, sta di fatto che l'unico lavoro di Newbrook (strano scrivere questo di un professionista che è stato dietro la mdp per anni!) è un piacevolissimo pezzo vintage. Non troppo diverso nel soggetto da Il Mostro di Sangue - The Tingler (1959) di William Castle, ma immerso in un'elegante cornice vittoriana con tanto di studio scientifico e fascio di luce verde, The Asphyx è l'ambizioso tentativo di trattare argomenti di peso, quali l'immortalità e il segreto che si nasconde dopo la vita, o meglio pochi secondi prima della morte. Inoltre è l'occasione di rianalizzare la figura dello scienziato shelleyiano che, partendo con pregevoli propositi, finisce per imporre le proprie verità, sfidando l'ordine di natura fino a prevedibili nefasti esiti. L'asphyx in sé, come mostro, è intrigante, non solo perché non se ne coglie mai con esattezza l'aspetto, ma soprattutto perché è così vicino ad un mistero dell'esistenza che difficilmente può centrare il disinteresse dello spettatore, a maggior ragione dell'appassionato di horror che con la "morte" ha sempre a che fare... Insomma, lo stesso principio per il quale il concetto del "21 grammi" ha affascinato più dell'omonimo film. Il regista riesce a catturare lo stile di un'epoca e a proiettarlo in un era senza tempo, così come il fascio di luce verde cattura l'asphyx che con i suoi gemiti risulta davvero sinistro. Con un budget sicuramente limitato, Newbrook fa un egregio lavoro e trae il meglio da un cast di attori di mestiere, fra i quali si distingue quel Robert Powell noto per essere stato il Gesù di Zeffirelli. Il tema, per sua natura inesauribile, e la distanza di tempo da quando è stato prodotto, fanno di Asphyx un ottimo candidato per un remake che pare doversi concretizzarsi nel 2011 per la regia di Matthew McGuchan (ma chi è?). Anche se il remake dovesse deludere, almeno abbiamo un originale di buona qualità, e questo non ce lo toglie nessuno. A me è piaciuto molto, probabilmente molto di più di quanto siano le sue qualità artistiche in senso stretto ma, come al solito, alla fine è una questione soggettiva. Comunque dateci un occhio; coloro che amano i film Hammer ed Amicus sicuramente non rimarranno delusi.

eXXagon fecit MMX