LA FRASE dal film: "Quello
che mi affascina di te è che sei una carogna. Potrei
darti tutto di me, tranne la fiducia."
Poco memorabile horror thriller all'italiana
che mescola Dieci piccoli indiani della Christie,
ambientazioni gotiche, erotismo facilone, giallo argentiano
e suggestioni paranormali, con il deprecabile risultato
che nessuno di questi elementi riesce a svilupparsi
appieno ed il tutto galleggia sulla superficie di
questo minestrone per un'ora e mezza. Bennati, qui
alla sua ultima pellicola, era riuscito meglio percorrendo
altre strade (Musoduro - Amore selvaggio,
1954; Labbra rosse, 1960) e dimostra che
l'italian giallo non è il territorio sul quale
si muove meglio. L'ambientazione gotica del vecchio
teatro ha un qualche valore ed all'inizio riesce anche
a creare un'atmosfera interessante, ma proprio l'atmosfera
viene soffocata dagli eccessivi dialoghi non sempre
(anzi, quasi mai) interessanti, sebbene i protagonisti
si sforzino nel tentativo di sembrare cinici, caustici
e antipatici. Presto il plot è sopraffatto
da un erotismo di poco spessore, nello stesso modo
in cui gli attori passano da grida isteriche ad atteggiamenti
ambigui, seduttivi e sensuali. Ognuna delle donne
mostra i seni, corre seminuda o si lancia in qualche
scenetta lesbo, ma si osa poco anche sul fronte sessuale.
Sembra che il film abbia un guizzo sadico quando l'assassino
toglie gli slip ad una protagonista e la pugnala alla
vagina, ma è cosa di poco conto e resa in modo
ridicolo: la scena è off screen e la donna
più che urlare geme quasi di piacere...de gustibus.
A parte questo, di sangue se ne vede ben poco. L'elemento
paranormale si innesta forzatamente con il genere
giallo e risulta meno fluido di come era stato per
La
dama rossa uccide sette volte (1972), film di
gran lunga superiore, portando il prodotto di Bennati
al limite del horror puro (mal fatto). Il finale realizzato
in fretta e furia, poco logico e con venature incestuose,
scrive una parola definitivamente negativa riguardo
a questa pellicola. Eduardo Filippone poi, nel ruolo
dell'uomo col guru, è imbalsamato e totalmente
inutile e sembra che neanche gli altri ospiti diano
importanza alla sua presenza e alle sue frasi quando,
all'inizio del film, egli dice chiaramente: "Ho
già passato una notte qui...100 anni fa".
Postilla: lo chiamano "l'uomo col guru"
semplicemente perché il guru è
una giacca maschile molto lunga, con colletto alla
coreana e abbottonatura nascosta (in inglese nerhu
shirt), proprio come il modello indossato dal
personaggio; e già dall'uso dei sostentivi
si capisce che il film non porta bene gli anni che
ha sul groppone! A parte gli scherzi, e in conclusione,
consiglio la visione di questa pellicola solo agli
appassionati del cinema horror italico del decennio
in questione e a coloro che sono in cerca di film
realizzati da registi misconosciuti e forse, a ben
rifletterci, a coloro che bramano un film slasher
dal gusto vintage; anche perché l'uccisione
della Agren sul palco mentre recita fa venire in
mente qualcosa che si vedrà anni dopo con Deliria
(1987) di Soavi.
Conosciuto all'estero come: The
killer reserved nine seats (UK e USA), El
asesino ha reservado nueve butacas (Spagna).