TRAMA

Patrick Davenant porta, dopo una festa, 8 persone in un teatro vuoto di sua proprietà. Questi 9 borghesi sono l'uno in relazione con l'altro per qualche motivo (amore, affari, ...) e soprattutto si odiano l'un l'altro. Uno alla volta vengono decimati da un assassino mascherato che sembra rimettere in opera quella che fu una strage avvenuta 100 anni fa.


L'ASSASSINO HA RISERVATO NOVE POLTRONE
(ITALIA - 1974 - 90min - Colore)

di Giuseppe Bennati

GENERE
ITALIAN GIALLO
IN BREVE
Un horror giallo thriller erotico che riesce male in tutte e 4 le caratteristiche
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

LA FRASE dal film: "Quello che mi affascina di te è che sei una carogna. Potrei darti tutto di me, tranne la fiducia."

Poco memorabile horror thriller all'italiana che mescola Dieci piccoli indiani della Christie, ambientazioni gotiche, erotismo facilone, giallo argentiano e suggestioni paranormali, con il deprecabile risultato che nessuno di questi elementi riesce a svilupparsi appieno ed il tutto galleggia sulla superficie di questo minestrone per un'ora e mezza. Bennati, qui alla sua ultima pellicola, era riuscito meglio percorrendo altre strade (Musoduro - Amore selvaggio, 1954; Labbra rosse, 1960) e dimostra che l'italian giallo non è il territorio sul quale si muove meglio. L'ambientazione gotica del vecchio teatro ha un qualche valore ed all'inizio riesce anche a creare un'atmosfera interessante, ma proprio l'atmosfera viene soffocata dagli eccessivi dialoghi non sempre (anzi, quasi mai) interessanti, sebbene i protagonisti si sforzino nel tentativo di sembrare cinici, caustici e antipatici. Presto il plot è sopraffatto da un erotismo di poco spessore, nello stesso modo in cui gli attori passano da grida isteriche ad atteggiamenti ambigui, seduttivi e sensuali. Ognuna delle donne mostra i seni, corre seminuda o si lancia in qualche scenetta lesbo, ma si osa poco anche sul fronte sessuale. Sembra che il film abbia un guizzo sadico quando l'assassino toglie gli slip ad una protagonista e la pugnala alla vagina, ma è cosa di poco conto e resa in modo ridicolo: la scena è off screen e la donna più che urlare geme quasi di piacere...de gustibus. A parte questo, di sangue se ne vede ben poco. L'elemento paranormale si innesta forzatamente con il genere giallo e risulta meno fluido di come era stato per La dama rossa uccide sette volte (1972), film di gran lunga superiore, portando il prodotto di Bennati al limite del horror puro (mal fatto). Il finale realizzato in fretta e furia, poco logico e con venature incestuose, scrive una parola definitivamente negativa riguardo a questa pellicola. Eduardo Filippone poi, nel ruolo dell'uomo col guru, è imbalsamato e totalmente inutile e sembra che neanche gli altri ospiti diano importanza alla sua presenza e alle sue frasi quando, all'inizio del film, egli dice chiaramente: "Ho già passato una notte qui...100 anni fa". Postilla: lo chiamano "l'uomo col guru" semplicemente perché il guru è una giacca maschile molto lunga, con colletto alla coreana e abbottonatura nascosta (in inglese nerhu shirt), proprio come il modello indossato dal personaggio; e già dall'uso dei sostentivi si capisce che il film non porta bene gli anni che ha sul groppone! A parte gli scherzi, e in conclusione, consiglio la visione di questa pellicola solo agli appassionati del cinema horror italico del decennio in questione e a coloro che sono in cerca di film realizzati da registi misconosciuti e forse, a ben rifletterci, a coloro che bramano un film slasher dal gusto vintage; anche perché l'uccisione della Agren sul palco mentre recita fa venire in mente qualcosa che si vedrà anni dopo con Deliria (1987) di Soavi.

Conosciuto all'estero come: The killer reserved nine seats (UK e USA), El asesino ha reservado nueve butacas (Spagna).