TRAMA

Dopo essersi ripreso dalla morte della moglie, il cinquantenne (circa) Aoyama, spinto anche dai consigli del figlio che ha cresciuto tutto solo, decide di cercarsi una nuova compagna. Per fare questo organizza con il suo collega, produttore cinematografico, un'audizione per selezionare un'attrice; in verità è un veloce mezzo per cercarsi una nuova moglie. La donna che Aoyama desidera deve essere graziosa e dotata di buone qualità, caratteristiche che sembrano abbondare in Asami. I due iniziano una relazione anche se la storia della donna sembra essere oscura e piena di stranezze. Dopo aver fatto per la prima volta l'amore con Aoyama, Asami scompare. L'uomo si butta alla ricerca della bella donna ed è l'inizio di un incubo...


AUDITION
(titolo or.: Ôdishon - GIAPPONE - 1999 - 115min - Colore)

di Takashi Miike

GENERE
HORROR - ROMANCE - THRILLER
IN BREVE
Un dramma romantico che sprofonda nell'incubo. Da vedere.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "E' un dato di fatto: le persone infelici recitano molto meglio"

Il regista Takashi Miike, noto per pellicole più ricche d'azione iperviolenta come Ichi the Killer (2001), Dead or Alive (1999) e Fudoh (1996), smorza i toni, almeno inizialmente, per questo Audition che esordisce e prosegue per buona parte della pellicola come un dramma romantico. La verità è che il mainstream che per vie traverse (non saprei spiegare altrimenti come) verrà in contatto con questo film giapponese, riceverà un bel pugno nello stomaco quando meno se l'aspetta. Audition è un'opera che non ha paura non solo di scioccare, cosa assai facile per Miike, ma non teme neppure di aggredire lo spettatore già "accomodatosi" in un plot che sembrerebbe ridursi ad un dramma romantico di un uomo di mezza età che vuole riprendere ad amare. Il regista, che a livello tecnico fa un pregevole lavoro, trattiene la violenza e la rilascia quasi inaspettatamente alla fine della pellicola senza dimenticare, comunque, di disseminare la storia di piccoli elementi orrorifici e spaventosi, fra i quali il migliore è certamente la scena in cui vediamo Asami seduta che non risponde ad un telefono che squilla mentre qualcosa di sinistro (di davvero spaventoso!) accade sullo sfondo. Se guarderete questo film da soli ed al buio, alla visione di quella scena vi garantisco un bel balzo ed una capocciata contro il soffitto. I momenti di paura non sono certo la vera forza di Audition. Mentre nella prima parte possiamo assistere alla messa in scena della solitudine (realtà "molto" giapponese, penso a Pulse, 2001) e alla nascita di un amore fra un uomo in cui molti di noi potrebbero identificarsi ed una bellissima (Yuk!) e dolcissima donna insicura, nella seconda vi è una vera e propria discesa nell'incubo ed un magistrale ondeggiamento fra realtà e fantasia, fino all'inevitabile drammatica conclusione. Miike dunque, usando come ispirazione il romanzo dello scrittore-regista Murakami Ryu (Tokyo Decadence, 1992), e dosando crudeltà (meno esploitativa di quello che sembri) e melodramma, ci racconta la solitudine a modo suo, e l'impossibilità di conciliare la vita e l'amore. La frase espressa da Asami, ovvero "Le parole creano bugie, del dolore ci si può fidare (perché lo avverti fisicamente, cioé ne hai prova)" incarna tutta la delusione di una vita senza un amore che possa essere tangibile e che non si riduca solo alle due parole "Ti Amo". Le critiche di misoginia mosse nei confronti del film cadono nel vuoto e possono essere forse indirizzate ad altri film di Miike, meno riguardo ad Audition; non va dimenticato che nella fantasia artistica nipponica, comunque, un certo grado di misoginia (anche se non pare corretto definirla così in tale ambito) è sempre stato presente. Difficile definire Audition un horror in senso stretto, il film in questione incorpora differenti generi, non dimenticandosi neppure di spunti da commedia, spunti tutti concentrati nella famosa audizione; momento questo più critico sulle donne rispetto all'intera figura di Asami, che non riesce a risultare mai totalmente cattiva e negativa. Il film di Miike è decisamente notevole, forse non così fantasmagorico come molta critica l'ha definito, ma va detto che il regista è riuscito a fare un lavoro di grande qualità, portando Audition ad essere uno dei pochi prodotti orientali weird e violenti al quale forse un mainstreamer possa approciare senza pericolo di venir irrimediabilmente scosso e sconvolto. Ma il "più giù, più giù, più giù" di Asami (in giapponese "kiri, kiri, kiri"), non si riesce a dimenticare tanto facilmente. Consideratene l'acquisto e sicuramente programmatene la visione.