La Frase dal Film:
"Dice che [Venezia] è come una città in gelatina, un avanzo di un grosso banchetto i cui ospiti siano morti o spariti"
Prima degli anni '70, Nicolas Roeg non era noto come regista, bensì come direttore della fotografia. Lavorò, fra gli altri, con Corman (La maschera della morte rossa, 1964) e Truffaut (Fahrenheit 451, 1966). Nel 1970 debuttò dietro la mdp con Sadismo (Performance); in breve tempo Roeg si guadagnò una buona reputazione come regista di pellicole arthouse e di genere, benché i suoi film abbiano avuto un successo discontinuo. I lavori di Roeg sono caratterizzati da una struttura narrativa non lineare, da elementi ellittici (che rimandano a qualcos'altro), dal sesso vissuto come ossessione e da ritratti di alienazione culturale. La sua tecnica mescola molto il narrativo e il visivo, e la tendenza è quella di costruire pellicole che siano puzzle intellettuali ma che a volte non evitano il rischio della noia. Non è il caso di A Venezia... Un dicembre rosso shocking, probabilmente la pellicola più commerciale del regista ma nello stesso tempo il suo prodotto più valido; un thriller provocatorio e pieno di stile che nei decenni non ha perso la sua capacità di stupire e spaventare. Un po' dimenticato in Italia, forse per il titolo non azzeccatissimo che fa pensare più a un giallo, A Venezia... Un dicembre rosso shocking, tratto da un racconto di Daphne du Maurier (la stessa de Gli Uccelli, 1963), riassume in sé quelle tipiche tematiche del regista: il film è un gioco di ellissi temporali e di montaggio frenetico che serve ad aumentare l'atmosfera minacciosa che permea la storia. E' tempestato di indizi visivi e di elementi che si combinano grazie, appunto, al montaggio: la scena iniziale della morte della figlia dei Baxter ne è un perfetto esempio. Il film è contemporaneamente un'esperienza emotiva e sensoriale e può essere interpretata a diversi livelli. Su un piano più superficiale si tratta di una variazione di una tipica ghost-story, con elementi di romanticismo ed un finale a sorpresa davvero spaventoso. Rispetto a questo finale, non sembra esagerato dire che pochi film come Don't Look Now possono vantare un epilogo così inquietante; una vera chicca per coloro che dall'horror cercano soprattutto il fattore paura. Il film non è costruito per sfruttare improvvisi momenti che generino spavento, ma è permeato da un'incredibile e logorante atmosfera tetra culminate in un finale da coprirsi gli occhi. Questa famosa scena, che evito di narrarvi, vi rimarrà nella mente ben oltre la conclusione del film; ecco il perché dei 4 punti nel fear-level. La pellicola può anche essere letta ad un livello più profondo: si tratta di una meditazione sull'ingannevole natura della percezione e del destino e di come quest'ultimo possa essere radicalmente modificato dalla cattiva interpretazione dei piccoli segni nascosti nella realtà quotidiana. Nulla da dire sull'impeccabile performance dei due attori principali, da segnalare invece la presenza nei panni del commissario Longhi di Renato Scarpa (il Sergio con le coliche di Un Sacco Bello, 1980) e anche quella di Leopoldo Trieste, spalla comica del nostro cinema. Ma forse il "personaggio" migliore del film è una Venezia lontana dai fasti carnevaleschi, fatta di vicoli e calli vecchie e decrepite, con poster pubblicitari strappati e ombre inquietanti. La cosa sbalorditiva è che alcuni dei posti ripresi in questo film si possono vedere tali e quali anche in Pane e Tulipani (2000); questo dimostra come la percezione di un medesimo elemento possa variare in base ad un'atmosfera generale diversa (il film del 2000 è una commedia sentimentale). Ottime le musiche di Pino Donaggio che con questo film esordisce come compositore cinematografico. A Venezia... Un dicembre rosso shocking è un film che l'appassionato non si può perdere ma che potrebbe piacere anche al mainstreamer. Consigliato l'acquisto.
Remake col titolo Don't Look Now nel 2009.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film, firato fra Venezia e Hertfordshire (UK), costò circa 1.500.000 dollari.
La scena di sesso fra Sutherland e la Christie fu un'idea dell'ultimo minuto del regista Roeg, che si era accorto che senza una scena d'amore il film sarebbe stato troppo pieno di scene di litigio fra i due protagonisti. L'idea però Roeg la ebbe prima dell'inizio delle riprese, anche perché Sutherland e la Christie si incontrarono la prima volta sul set proprio per girare quella scena. Il regista voleva "togliersi il problema" subito per poi concentrarsi sulla sostanza del film. La Christie era spaventatissima. Il film fece molto parlare di sé ai tempi per questa scena e si disse che i due attori avessero fatto davvero l'amore in quella scena.
L'attore Renato Scarpa non sapeva una parola di inglese e così dovette imparare a memoria le battute senza sapere cosa significassero.
Lo sceneggiatore Allan Scott ricevette una bella sorpresa nel vedere che, nella scena di sesso, si poteva vedere una bottiglia di Mecallan. Scott ai tempi era il presidente della società produttrice dell'alcolico.
Spezzoni di questo film sono mostrati nel video musicale dei Big Audio Dynamite della canzone "E=MC2" (1986).