TRAMA

Lia (Gloria Guida) e Tina (Lilli Carati) sono due ragazze con un triste passato alle spalle che si incontrano nell'estate "della loro vita". Vagano spensierate per l'Italia facendo autostop finché non decidono di fare tappa dal Nazariota, una comune dove vige il sesso libero e lo sballo chimico. L'unica preoccupazione di Lia e Tina è essere libere e cercare qualche uomo per fare sesso. Le cose non vanno esattamente come preventivato: le due giovani si troveranno impegolate nella prostituzione, in una retata compiuta da un maresciallo dai metodi fascisti e, alla fine, avranno a che vedersela con una banda di malviventi.

 

 


AVERE VENT'ANNI
(ITALIA - 1978 - 94min - Colore)

di Fernando Di Leo

GENERE
DRAMA - COMEDY
IN BREVE
Curioso, insolito, trash, crudo film che media tematiche del R&R ma senza revenge.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

La Frase dal film: "Siamo giovani, belle e incazzate"

Qui ovviamente si tratta della versione UNCUT, dal momento che la versione censurata non possiede "meriti tali" da farla rientrare nella casistica di cui si occupa reXtricted. Dunque, Avere vent’anni (il titolo si riferisce alla frase di apertura del libro Aden Arabia, di Paul Nizan: “Avevo vent’anni. Non permetterò mai a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita”) è una pellicola che si struttura per quasi tutta la sua durata come una commedia decisamente pecoreccia, con due splendide (ma non brave) interpreti che folleggiano e si mostrano generose agli occhi dello spettatore. Due specie di Thelma & Louise, come fa notare Marco Giusti, figlie della rivoluzione sessuale e delle lotte femministe. La Carati, estroversa e a suo agio nel recitare la parte della trasgressiva (ricordo che la Carati è approdata in seguito al porno) oscura un po' la prestazione della Guida che sembra poco convinta di quello che sta facendo, in un ruolo già di per sé più morigerato; la Guida mostra meno il seno, è meno spudorata e volgare della Carati (ma si rifà cantando il tema musicale del film, trash oltre ogni dire). Frequenti i momenti di "bassa lega" nella pellicola: si va dalla Carati che al posto del solito pollice per fare l'autostop si mette a fermare macchine con il gesto che potete vedere nella foto a sx, ancora alla Carati la quale, dopo aver litigato con due lesbiche, urla loro: "...e prendetelo dentro qualche volta, che vi fa bene...", alle pubblicità tipiche dei film anni '70 (qui abbiamo Pejo e Fernet Branca), una passeggiata fra la folla a suon di chitarra (scena davvero trashissima) ed un finale realizzato di giorno ma fatto passare come momento notturno tramite la chiusura del diaframma della mdp (cioè Di Leo ha fatto entrare meno luce nella macchina così che la scena è tutta buia come se fosse notte). Al di là dell'aura da commedia all'italiana il film si conclude con quella situazione che lo ha portato ad essere ricordato come prodotto weird, violento e, per alcuni, misogino; si tratta in effetti di un verio e proprio pugno nello stomaco. Un gruppo di malviventi, eccitati ed "offesi" dall'ennesimo comportamento provocatorio delle ragazze le violentano e le uccidono. Mi rammarico per lo spoiling ma è davvero impossibile parlare di questo film senza discutere della conclusione. Questa conclusione iperviolenta (alla Carati viene ficcato un grosso ramo nella vagina, più volte...non attendetevi close-up, però!) sconcertò un po' tutti, tanto che Di Leo fu costretto a girare un finale alternativo all'acqua di rose (le donne non morivano) che però levava qualsiasi senso alla pellicola. Altre parti del film furono tagliate ed in ogni paese si può trovare Avere Vent'anni "acconciato" secondo i gusti della censura autoctona. La versione che dovete cercare voi è quella curata da RaroVideo e Nocturno (2DVD Collector's Edition - contiene le due versioni!). Impossibile trovare nelle versioni rimaneggiate il finale, i baci saffici fra la Carati e la Guida e altre scene sessuali, tipo i nudi maschili e femminili sulla spiaggia all'inizio del film. In conclusione, e prima di "far parlare" direttamente il regista, va detto che se è vero che Di Leo è riuscito, nel film, ad introdurre elementi più seri (di tipo sociologico) al fianco di situazioni più scanzonate (e molte volte volgari/esploitative)è anche vero che non regge molto il tocco di denuncia che vorrebbe additare la società come violenta, corrotta e perversa, artefice della morte di due ragazze "davvero" libere. Troppo macchiettistici i protagonisti (un Mastelloni ed un Caprioli da Nino D'Angelo-movies), tutti nessuno escluso: dal maschio violento, al drogato, al poliziotto corrotto (un Bracardi da "viva il Duce!"), alla giovinezza delle due ragazze che si concretizza essenzialmente e solamente nel taccheggio, nella superficialità e nel sesso ("Se mi dai un pacchetto di Marlboro ti faccio un pompino", questa non è trasgressione ma mera incapacità di contrattazione!). Nessuno esce pulito da questo film (nemmeno lo spettatore che si arrovella intorno al quesito "ma se la sono cercata [meritata!?!] quella fine, o no?!") e non si può certo accusare Di Leo di aver costruito un prodotto manicheo dove il giusto ed il vero stessero solo da una parte; almeno in questo la pellicola sembra riuscita. Ma il successo, già al tempo, non arrivò e i passaggi televisivi si sono, nel tempo, rarefatti fino all'invisibilità. Così ha parlato del suo stesso film Fernando di Leo: "Le ragazze, Gloria Guida e Lilli Carati, fisicamente perfette per le parti ma che come attrici non erano altrettanto attrezzate ce la misero tutta per accontentarmi: dissero parolacce liberatorie, fecero scene erotiche e con uomini e con donne e tra di loro, ballarono sensualmente...però tutto non carburava... L'erotismo non era veramente tale; l'ambientazione non viveva mai e restava al livello della citazione; la trasgressione, che era il contenuto che mi interessava di più, non riusciva mai ad avere la forza di diventare significante; il mondo con cui le ragazze si scontravano non aveva la pregnanza squallida per il contrasto necessario all'ideologia del film. Insomma, avevo sbagliato il 50% della sceneggiatura e il 50% della regia. Credevo di girare roba nuova e invece mi trovai tutta roba vecchia, irritante ad un serio esame. Provai a scordarmi tutto quello che avrei voluto dire quando montai il film per fare un prodotto più modesto. Ma anche sotto quest'ottica faceva acqua: era un filmetto porno-sadico, con qualche luce qua e là e basta..." (Di Leo, Nocturno in Stracult, Giusti, 2004, pp. 65-66). Si capisce quindi perché non arrivò mai sul grande schermo il seguito ideale del film scritto ancora da Di Leo, sempre con la Guida e la Carati, ambientato però nel 1940 e che si sarebbe dovuto intitolare “Quello che volevano sapere due ragazze perbene”.

Conosciuto all'estero come To be twenty (USA), Being Twenty (UK). Molte copie estere sono censurate.