La Frase dal Film:
"E' differente da Chris questa volta. Durante la gravidanza l'ho detto tante volte al ginecologo ma a quello non gliene importa niente. Questa volta è molto diverso!"
Il regista Cohen si è fatto un nome nell'ambiente horror grazie a pellicole low-budget di qualità non eccelsa ma che hanno più volte ottenuto un certo successo al botteghino o in cassetta: in un modo o in un altro Larry Cohen è stato ritenuto un 'Master of Horror' ed è stato invitato a dirigere un episodio nell'omonima serie, lavorando 'al fianco' di altri registi ben più famosi e rinomati (l'episodio diretto da Cohen è Pick me up, prima stagione 2005). Anche It's Alive o Baby Killer, com'è noto qui in Italia, è un film con evidenti limiti che però nel tempo è assurto a piccolo cult. L'azione è terribilmente lenta e non a torto Mereghetti definisce il ritmo del film 'catatonico'. La fotografia del film non è migliore. Nonostante tutte le pecche, alcune scene sono riuscite. Mi viene da pensare a quella del parto: Lenore si lamenta per una serie di dolori che le danno da intendere che la gravidanza è strana, il medico che sta agevolandole il parto cerca di tranquillizzarla ma fa notare di continuo che la testa del bambino è enorme. Il bimbo viene al mondo e segue strage in sala operatoria. Non male neppure la scena dell'attacco al lattaio, con sangue e latte che si mischaino ed il liquido scorre giù per la strada mentre il lattaio viene sbranato dal baby killer. Il film funziona assai poco sulla dimensione della paura, e benché l'idea della progenie malefica abbia il suo fascino (Rosemary's Bay, 1968, docet), Baby Killer non è una pellicola che vi farà stare in tensione sul bordo del divano o con le mani a coprirvi gli occhi. La cosa che funziona di più nel film è la dimensione molto particolare con cui viene riletto il tema della paternità. Il protagonista maschile del film passa dal misconoscere il figlio, ritenedolo un mostro e volendolo uccidere, al recuperare un affetto paterno e a voler salvare il piccolo. Genitori e creatura sono legati indissolubilmente, al di là della mostruosità o dell'aggressività del neonato. Molti hanno riletto nella creatura del Baby Killer l'incarnazione del senso di colpa, dell'ansia e delle pulsioni di una società non più capace di controllare tali pressioni interne, non per nulla il film ha la sua conclusione nelle fogne, luogo posto sotto la superficie delle 'normalità'. Forse la rilettura è un po' forzata ma se fosse, Cohen vorrebbe dirci che la società che ha generato il mostro non è meno mostruosa del baby killer stesso. L'impressione generale guardando il film è quella di mantenere una certa cautela nel lanciarsi in interpretazioni metaforiche; come diceva Freud stesso, "alcune volte un sigaro è solo un sigaro", e comunque vale la regola che volendo tutto può essere interpretato e la medesima cosa in modi differenti. Bravi gli attori benché non memorabili; James Dixon, nei panni del tenente Perkins, torna nello stesso ruolo anche nei due seguiti. Lo score musicale composto da Bernard Herrmann, musicista d'elezione per Hitchcock (Psycho, 1960 ed altri). Non è chiaro come Herrmann sia finito a lavorare per questo film, comunque il risultato è buono; tra le altre cose fu l'ultimo suo lavoro prima della morte avvenuta nel 1976. Baby Killer è un film lento e che inizia a far sentire gli anni che ha, eppure il neonato e il verso che emette è già leggenda; una leggenda che però si raccontano solo gli appassionati.
Due i seguiti: It's Alive II: It Lives Again (1978), Baby Killer III (1986).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il titolo originale del film (It's alive, cioé Esso è vivo) è preso dalla frase detta da Colin Clive, quando dà vita alla sua creatura in Frankenstein (1931).
La creatura è stata creata da un Rick Baker a inizio carriera, effettista che poi dirigerà gli SFX nel più noto video di Michael Jackson (Thriller, 1983) e moltissime altre cose. Una delle ultime è la direzione del makeup in Hellboy (2004).