Tratto dalla novella di Koshun Takami, poco conosciuto in Occidente
ma stranoto in patria (anche per fatti di cronaca - leggi
più avanti) Battle Royale sembra qualcosa
di mai pensato prima eppure l'idea non è così
originale come sembra. Possiamo pensare a Fuga da Absolom
(1994) oppure, ancor meglio a Contenders Serie 7
(2000), e se volessimo fare i dottissimi si potrebbe tirare
a mano anche Il Signore delle mosche (il libro,
ovviamente) di William Golding. Eppure il film di Fukasaku
riesce a stupire ed a scioccare con la scelta di mettere
in mostra la morte e la violenza di soggetti in giovane
età, cosa alla quale, fortunatamente, non siamo ancora
assuefatti. Si tratta di un'allegoria della violenza piuttosto
che di uno studio preciso e sociologico, in effetti già
dagli inizi la pellicola mette in scena delle "esagerazioni"
che mirano a ridicolizzare l'ambiente dei media: basti pensare
ai giornalisti che si accalcano per intervistare l'ultima
vincitrice del BR precedente, oppure le istruzioni al gioco
esposte da una ragazza che parla e si muove come un cartone
animato stile Sailor Moon (o giù di lì...).
Ma non è sul piano della critica sociale che il film
si gioca e neppure su quella della satira. Il regista Fukasaku
che a parte la codirezione di Tora! Tora! Tora! (1970),
in Italia è noto per aver girato delle pellicole
di basso profilo (Ultimo rifugio: Antartide [1980],
Tokyo Gang [1992]), riesce a non sbilanciarsi e
rimane in equilibrio fra l'impossibilità di razionalizzare
la storia e quella di prenderla troppo sul serio, cosa che
avrebbe reso la pellicola troppo arida. Se la gioca sul
filo del black humor con il viso impassibile ed cronicamente
melanconico di Kitano (grandissimo...ora guardate la foto
a sx e ditemi se non vi fa pensare ad Al "Lefty Ruggero"
Pacino di Donnie Brasco quando era seduto sul divano
a parlare con Deep...ma cosa ve lo dico a fare!), se la
gioca sugli amori che legano sull'orlo della morte, di quelli
che vengono confessati prima di morire (molto bella questa
scena), sugli istinti più bassi, sulla paura. Il
tutto condito da un'ottima musica classica che affiancata
alla violenza fa da rimando non casuale ad Arancia Meccanica.
Bravi i giovani attori, convincenti e sicuramente convinti
di partecipare a qualcosa di diverso ed importante, ma il
meglio rimane Kitano e le sue espressioni "fuori dal
tempo", le sue risatine, e la sua morte dopo la telefonata:
una scena perfetta che ci fa capire che il film va preso
seriamente ma non alla lettera. Se è vero che in
alcuni punti la pellicola svela la propria pochezza (anche
di messa in scena), molte volte compensa con una genuina
poetica che emerge dai rapporti dei protagonisti e questa
funziona decisamente meglio delle scene d'azione (non belle)
e delle scene di pura violenza. Battle Royale non
è un prodotto per il mainstream che non è
ancora allenato al cinema orientale e ai sui silenzi, alle
sue atmosfere, al suo modo di rappresentare l'amore e la
morte, soprattutto in questo Category
III. Una pellicola interessantissima per chi è
in cerca di qualcosa cinema WEIRD.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il webmaster del AGHI
(Associazione Giapponese dell'Horror Italiano), con il quale
sono in contatto, mi ha riferito che in Giappone Battle
Royale ha fatto molto discutere, anche per un fatto
di cronaca per il quale sembra che una ragazzina abbia ucciso
una sua amica in un modo mostrato nel film. Allora giù
tutti ad attaccare la pellicola...of course.
Dal romanzo di Takami è stato tratto anche un manga uscito nel 2000: BR o BR Act, disegnato da Masuyouki Taguchi; a questo è seguito il manga Battle Royale: Blitz Royale di Hiroshi Tomizawa. (Grazie Rino B. per la segnalazione!).
Il film fa riferimento sia ad Indipendence
Day (1997), quando si uploada il virus nel sistema
centrale, si ad Evangelion (1997), quando due studenti
si battono mimando la sequenza finale di combattimento in
Evangelion. Mah!
Si dice che sia stato bandito dagli USA.
Non è così. La casa di produzione Toei, si
rifiuta di dare la licenza per la distribuzione in Nord
America e ha già rifiutato le offerte di molte compagnie
USA.
Il software usato per il DoS (Denial of
Service: penetrare in un sistema e farlo "cadere")
è il Fyodor's nmap, un popolare hacking tool.
Il cattivo del film, Kiriyama (il volontario),
non dice una sola parola per tutto il film.
Il testo che contiene le istruzioni su
come produrre una bomba che viene letto da Mimura ed il
suo gruppo, è intitolato "Hara Hara Tokei"
(Il Timer). Questo testo è esistito veramente ed
era una pubblicazione di un gruppo antigovernativo giapponese
degli anni '70 chiamato "Higashi Ajia Hannichi Buso
Sensen" (Fronte Armato Asiatico Anti-Giapponese).
Il dipinto che Kitano mostra alla fine
del film è stato davvero fatto da Kitano!
L'isola in cui è stato girato è
Hachijo-Kojima, un'isola disabitata del gruppo delle Izu
che stanno a sud di Tokyo.
Nessun attore o attrice ha avuto uno stunt
nelle riprese pericolose.