"I feel that the revolution needs to take place within Hollywood itself. Here you have enormous amounts of money. You have all the cutting edge technology. And you have a great deal of resources and a great deal of talent. I just don’t see why a film cant straddle being a great piece of art and also being something that appeals to a wider audience. That doesn’t mean the widest audience, it just means a wider audience"*
Parola di Merhige. Fa piacere notare che il regista di una delle maggiori stranezze commesse su pellicola, sia in verità più possibilista e aperto al grande pubblico di quanto non lo siano alcuni cinefili che hanno osannato questa sua pellicola. Che cosa narra questo film e come lo narra? Begotten è un film weird, su questo c'è poco da dire, ma come giudicare un film che si discosta così tanto da qualsiasi altra cosa che può essere "generalmente" vista su uno schermo? Come relazionarsi con la pellicola partendo dal presupposto che la maggioranza di noi si è formata col cinema di Hollywood? Begotten è il primo film sperimentale di Elias Merhige, futuro regista di pellicole affascinanti e più accessibili a livello di comprensione (L'ombra del vampiro, 2000; Suspect Zero, 2004). Begotten, il cui termine altro non è che il participio passato del verbo inglese beget (quindi significa "generato"), rappresenta l'immersione in una dimensione trascendente in cui, come spesso avviene nella migliore tradizione del cinema weird, lo spazio ed il tempo perdono d'importanza lasciando campo libero ad un simbolismo e alla suggestione inconsca. In un bianco e nero sparato e "sporco" che richiama l'espressionismo, Merhige gira un film per il quale l'aggettivo complesso non è indicato, in quanto "complesso" richiama un qualcosa di lineare che s'intrica e diviene di difficile comprensione: Begotten non è lineare e non pretende di essere compreso. Sì, il film ha dei personaggi e la flebile trama a grandi linee rivisita il mito della creazione (o del "generare") e della meschina natura umana, ma soprattutto Begotten è un qualcosa che levita in una dimensione del tutto sua e ciò che mostra, come in un test proiettivo, è un'insieme d'immagini e di suggestioni emotive interpretabili con grande soggettività. L'esotericità della pellicola, l'orrore mostrato, l'oscurità, la mostruosità dei personaggi, gli affascinati e inquietanti suoni ambientali (quasi tutti loops), l'atmosfera onirica, sono quegli elementi che in base al sentire dello spettatore decretano il successo o l'insuccesso della visione. Ecco perché Begotten è stato da alcuni ritenuto un capolavoro assoluto e da altri una creazione incomprensibile e noiosa. In effetti Begotten parla in entrambi i linguaggi e può risultare incredibilmente geniale e contemporaneamente insensato. Il film è arcano ed avolte eccessivamente inintelleggibile, a tratti un soliloquio del regista che a posteriori ne ha ammesso i limiti**. Quindi paiono eccessive le lodi sperticate di coloro che vedono in ogni inquadratura di questo film un esempio di genio cinematografico, come pare discutibile ciò che Susan Sontag ebbe a dire di Begotten: "One of the ten most important films of modern times" (uno dei dieci film più importanti dei tempi moderni). Secondo il mio modesto parere la scrittrice e regista Sondag esagera in positivo, così come in negativo hanno esagerato altre persone. Begotten è, prima di tutto, un buon film d'avanguardia e, come qualsiasi altro film, può avere dei lati negativi anche se molti si aspettano che i prodotti di avanguardia debbano essere per essenza dei capolavori. Come tutti i film, questo ha dei momenti che catturano l'attenzione e in cui le scelte artistiche di Merhige dimostrano che il regista sa il fatto suo e ama il proprio lavoro. In altri momenti il film si "dilata" eccessivamente, si fa lento, ripetitivo, ermetico, snob. Ma Begotten è fondamentalmente un sogno, un'avanguardia estetica che, a dispetto del suo linguaggio ermetico, non necessita di un'attenzione viva ed acuta ma anzi è meglio "compreso" se guardato in un certo stato di rilassatezza (mi verrebbe da dire ipnotica). In tale stato, che non è veglia né sonno, il film di Merhige sa penetrare lo spettatore al di là che questi lo voglia o meno ed il risultato finale ha molto a che fare con le soggettivissime corde dello spettatore. Va da sé che il film non va visto in una situazione di completa disattenzione, con qualcuno al fianco che non lo voglia vedere o con aspettative incredibili. C'è chi direbbe che il guaio è che siamo stati imboccati da una narrativa preconfezionata, cioé che tutto ciò di cui fruiamo a livello mediatico porta già con sé una narrazione ed un significato al quale il fruitore si "deve" attenere: fra pregi e difetti, Begotten è un ambizioso tentativo di utilizzare il simbolo e non la narrazione, di causare una reazione viscerale, lasciando allo spettatore diversi compiti che invece nel tipico film mainstream vengono assolti dal film stesso. E questo è qualcosa di raro. Da vedere, ma solo per iniziati.
* Trad: "Sento che la rivoluzione ha bisogno di avvenire dall'interno di Hollywood. Qui hai un'enorme quantità di soldi. Hai tutta la migliore tecnologia. E hai una grossa quantità di risorse e di persone dotate (con cui lavorare). Semplicemente non vedo il perché un film non possa allo stesso tempo essere un'opera artistica e anche qualcosa che piaccia al pubblico più ampio. Con questo non voglio dire al pubblico più ampio possibile, voglio solo dire ad un pubblico più ampio". Intervista in www.moviehabit.com
** "I try to know what my limits are. One of the things is when you look at something like Begotten, which is a completely obsessive, transcendent piece of work - with it, I'm able to look at it and both examine myself and laugh at myself a bit" - "Provo a capire quali siano i miei limiti. Uno di essi è quando guardi a qualcosa come Begotten, che è un lavoro completamente ossessivo e trascendente; io sono capace di guardarlo e di esaminare me stesso e di me stesso ridere un po'". In www.reel.com/reel.asp?node=features/interviews/merhige.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Per produrre un minuto di film, sono occorsi dalle 8 alle 10 ore di post produzione, fra il trattamento visivo e quello sonoro. In pratica tutto il lavoro di postproduzione per un film che dura 78 minuti è stato di 8 mesi.