LA FRASE dal film: "Ma
che c'entra la Chiesa con Dio!"
Attenzione! Chi è la "bestia in calore". Sembra una questione di lana caprina e invece è tutto quello che dovete sapere su sto film per non farvi cogliere impreparati e fare bella figura nell'alta società. La corretta esegesi vuole che la bestia del titolo sia la dottoressa nazista Ellen Kratsch e la cosa è provata dal passo in cui un un uomo sotto tortura le dice "Tu sei una bestia in calore". Punto. Però il cuore ci dice che la bestia è Baccaro: ha la pancia, i peli, il volto lombrosiano e tutto il resto. E poi strappa a morsi il boschetto di una detenuta, che si vuole di più? E' il baccaro-movie per eccellenza. Comunque il film gioca proprio sull'ambiguità della cosa: la Kratsch è bella e algida e Baccaro è quel che è e sta in una gabbia a rotolarsi. Baccaro insomma è il ritratto di Dorian Gray in soffitta della Kratsch, non so se mi sono spiegato. Di bestia ce n'è una e sono tutte e due. E così siamo tutti contenti. La Bestia in Calore si è guadagnato una nomea che forse non si
merita, un po' derivata dal fatto che fu inserito
nell'elenco dei Video Nasties in UK, e, soprattutto
in Italia, dovuta alla presenza "abnorme"
di uno dei mostri del cinema italiano (il povero Baccaro),
così come a qualche nudo e a qualche scena
sadica realizzata abbastanza male tanto da muovere
più al riso che al disgusto. Batzella rinuncia
al nome sulla locandina ma non rinucia ad inserire
scene comiche, alcune volute (il graduato nazista
che fa il saluto Hail Hitler e gli cadono i pantaloni)
ed altre involontariamente ridicole (lo stesso graduato
pochi minuti prima sta scopando con una biondona ma
ha i pantaloni solamente sbottonati, semplicemente
la donna gli si agita sopra... da vedere, tristissimo).
Il buon senso viene trascurato in più riprese,
sia a livello di plot che a livello di messa in scena.
Ad esempio non si capisce perché l'eccitazione
dovrebbe portare un uomo a confessare; o come può
essere possibile che uno spettatore confonda dei porcellini
d'india con dei ratti di fogna, i quali dovrebbero
rosicchiare il ventre di una torturata ma chiaramente
se ne guardano bene. Ma tutto può essere perdonato
se visto attraverso la lente dell'exploitation: allora
assumono un senso le labbra umettate delle aguzzine
che sbavano vedendo la Bestia-Baccaro in azione; le filippiche sulla razza
ariana dei Nazi e le segrete riunioni partigiane che
intramezzano una tortura nemica e l'altra. Inutili,
noiose e mal integrate le scene di guerra che Batzella
inserisce nel film rubandole da una sua pellicola, Quando suona la campana (1970) che già
a suo tempo era stata debitrice di Tre franchi
di pietà (1966), sempre dello stesso Batzella.
Insomma, in qualche modo La Bestia in Calore è un film di terza mano! Difficile dare un
giudizio globale, ad un film grandemente
trash, di contenuti prettamente esploitativi e di
una violenza forte ma mai davvero incisiva. D'altra
parte, al di là di Salò di PPP (un outsider del genere) è impossibile
rintracciare un naziploitation per il quale valga
la pena soffermarsi o scervellarsi in cerca di contenuti.
Nel suo genere (va sottolineato), per la nomea che
si è fatto grazie alla weirdissima presenza
di Baccaro, La Bestia in Calore è,
sic et simpliciter, un film sufficiente. Per nostalgici...del
genere, ovviamente.
Noto all estero come in UK come The Beast in
heat o Horrifying experiments of the SS last
days, in USA SS hell camp o SS experiment
part 2, in Danimarca Djaevelen Fra Gestapo,
in Francia Holocauste Nazi (Armes secrètes
du III Reich), in Spagna La bestia en calor.
Puoi leggere questa ed altre recensioni tratte da Exxagon nel libro “Illusioni svelate - L’altro volto del cinema dell’orrore”, scritto da Alessandro Pedrazzi e Alex Visani, e pubblicato dalla casa editrice I Sognatori. @ I Sognatori 2011, tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione totale o parziale.