La Frase dal Film:
"Killing women, children and the disabled: how
can that be called heroism?" "Those who
win are heroes"*
In tre mesi 300.000 persone uccise, 20.000
donne stuprate. Nessuna pietà né per vecchi
né per bambini. Sarebbe bello che l'orrore fosse
solo quello su pellicola ma come noto la realtà sa
essere più crudele della finzione. Se il pubblico
mainstream avesse il fegato di guardare Black Sun
invece di (oltre a) guardare le pellicole hollywoodiane
che dipingono la guerra come un'occasione come un'altra
di spiattellare facili eroismi, se questo stesso pubblico
vedesse con i propri occhi quanto abbietto diviene l'uomo
quando ha potere di vita e di morte sui propri simili, allora
magari ci penserebbe due volte prima di accettare l'idea
della guerra come un dato di fatto ineliminabile nella storia
dell'uomo. Ma prima occorrerebbe aver fatto tesoro degli
insegnamenti della storia, cosa che pare non sia ancora
avvenuta. Di solito nei film di guerra c'è una certa
catarsi finale, grazie a qualche eroico personaggio che
ribalta la situazione, oppure grazie ad un quanto mai provvidenziale
cambio di prospettiva per cui un cattivo diventa buono. In
Black Sun non avviene nulla di ciò: Black
Sun è la guerra com'era e come sarà sempre
per sua stessa essenza. Se poi qualcuno ritiene che mostrare
donne stuprate a morte, oppure centinaia di persone fucilate,
o anche bambini buttati in un calderone di acqua bollente,
o donne incinte alle quali viene squarciato il ventre ed
estratto il feto con la baionetta, o gente decapitata sommariamente,
così, tanto per provare la lama della spada, beh,
se c'è qualcuno che ritiene che queste cose siano
eccessive da mostrare in un film, allora eviti di guardare
la guerra e torni a guardare film di guerra; dormirà
sonni più tranquilli. Il regista T.F. Mou prosegue
nella sua personale crociata mostrando al mondo ciò
che è avvenuto in oriente durante la Seconda Guerra
Mondiale e questa volta, a differenza di Men Behind
the Sun (1987) la tecnica che usa è migliore:
mescola ricostruzione storica curata (aggiungendo fittizi
elementi di docudramma) ed inserisce immagini e filmati
d'epoca se possibili ancor più agghiaccianti. La
regia è migliore e le locations più ampie
e meno poveristiche danno maggior respiro alla resa finale,
mentre nel film del 1987 quasi tutto si svolgeva all'interno
del campo 731. Gli attori fanno un buon lavoro e il plot
(se di plot si può parlare) è reso più
interessante dalle vicissitudini di alcuni Cinesi che cercano
di cavarsela nell'inferno di Nankino; ma rispetto a ciò
che si vede nel film non sono certo le storie drammatizzate
di questi protagonisti a renedere memorabile la pellicola.
Parlare di bagno di sangue a proposito di ciò che
avvenne nel 1937 a Nankino è un mero eufemismo: con
l'intento di "punirne uno per educarne cento"
(e uso un motto cinese proprio per far capire quanto la
razza umana non impari mai un cazzo di niente dalla storia)
i Giapponesi, che non sono di per sé migliori o peggiori
del resto dell'umanità, massacrarono tutti i cinesi
di Nankino nelle maniere più brutali che vi possano
venire in mente. Dal momento che il regista aveva l'intento
di girare un film documentaristico e non un dramma d'intrattenimento,
allora non passa quasi minuto in Black Sun senza
che non vediate morire qualcuno. Exploitation? No, storia.
Che piaccia o meno. Si potrebbe criticare il regista dichiarando
che ha usato un metro troppo manicheo per giudicare le due
fazioni: i Cinesi sottomessi ed i Giapponesi feroci, ma
forse sarebbe meglio vederla come una critica all'inerzia
della Cina che non reagiva al massacro dei suoi figli, ed
un cinico pragmatismo dei Giapponesi che con l'eclisse della
ragione avevano capito che si conquista il mondo: noi lo
dovremmo sapere visto che in Europa avevamo il resto della
banda. Ma le cose non sono mai così semplici, chiunque
ha avuto il coltello dalla parte del manico ne ha approfittato.
Appare ovvio, comunque, che il regista faccia una certa
propaganda dal momento che difficilmente un Cinese potrà
giudicare con freddezza ciò che è avvenuto
nella propria patria a causa dei Giapponesi, questa giustificazione
non toglie però forza ad una pellicola abbastanza
ben fatta la cui brutalità risulta paradossalmente
illuminante. Da vedere, ma vi ripeto: è davvero impressionate.
Siete stati avvertiti.
I film della serie "Men Behind the
Sun" sono: Men Behind
the Sun (1987); Man Behind
the Sun 2: Laboratory of the Devil (1992), Men Behind
the Sun 3 (Hei tai yang 731 si wang lie che,
1994; è essenzialmente solo una film di guerra e
quindi non verrà recensito); Black Sun: The Nanking
Massacre (1995) noto anche come Men Behind the
Sun 4.
* Trad: "Uccidere donne, bambini e disabili: come può essere definito eroismo questo?" "Quelli che vincono sono gli eroi".