TRAMA

Nell'anno 1937 l'Armata Imperiale Giapponese sta attuando un'offensiva contro la Cina e sembra che questa guerra stia dando dei risultati positivi per lo stato del Sol Levante. Nel novembre del '37 l'Armata entra a Nankino, la conquista, e per tre mesi attua una politica di cieco sterminio.

 


BLACK SUN: The Nanking Massacre
(titolo or.: Hei tai yang Nan Jing da tu sha - Hong Kong- 1995 - 91' - Colore)

di Tun Fei Mou

GENERE
HORROR - WAR - HISTORY
IN BREVE
Molti dovrebbero vederlo, pochi ce la farebbero. Questa è la guerra.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Killing women, children and the disabled: how can that be called heroism?" "Those who win are heroes"*

In tre mesi 300.000 persone uccise, 20.000 donne stuprate. Nessuna pietà né per vecchi né per bambini. Sarebbe bello che l'orrore fosse solo quello su pellicola ma come noto la realtà sa essere più crudele della finzione. Se il pubblico mainstream avesse il fegato di guardare Black Sun invece di (oltre a) guardare le pellicole hollywoodiane che dipingono la guerra come un'occasione come un'altra di spiattellare facili eroismi, se questo stesso pubblico vedesse con i propri occhi quanto abbietto diviene l'uomo quando ha potere di vita e di morte sui propri simili, allora magari ci penserebbe due volte prima di accettare l'idea della guerra come un dato di fatto ineliminabile nella storia dell'uomo. Ma prima occorrerebbe aver fatto tesoro degli insegnamenti della storia, cosa che pare non sia ancora avvenuta. Di solito nei film di guerra c'è una certa catarsi finale, grazie a qualche eroico personaggio che ribalta la situazione, oppure grazie ad un quanto mai provvidenziale cambio di prospettiva per cui un cattivo diventa buono. In Black Sun non avviene nulla di ciò: Black Sun è la guerra com'era e come sarà sempre per sua stessa essenza. Se poi qualcuno ritiene che mostrare donne stuprate a morte, oppure centinaia di persone fucilate, o anche bambini buttati in un calderone di acqua bollente, o donne incinte alle quali viene squarciato il ventre ed estratto il feto con la baionetta, o gente decapitata sommariamente, così, tanto per provare la lama della spada, beh, se c'è qualcuno che ritiene che queste cose siano eccessive da mostrare in un film, allora eviti di guardare la guerra e torni a guardare film di guerra; dormirà sonni più tranquilli. Il regista T.F. Mou prosegue nella sua personale crociata mostrando al mondo ciò che è avvenuto in oriente durante la Seconda Guerra Mondiale e questa volta, a differenza di Men Behind the Sun (1987) la tecnica che usa è migliore: mescola ricostruzione storica curata (aggiungendo fittizi elementi di docudramma) ed inserisce immagini e filmati d'epoca se possibili ancor più agghiaccianti. La regia è migliore e le locations più ampie e meno poveristiche danno maggior respiro alla resa finale, mentre nel film del 1987 quasi tutto si svolgeva all'interno del campo 731. Gli attori fanno un buon lavoro e il plot (se di plot si può parlare) è reso più interessante dalle vicissitudini di alcuni Cinesi che cercano di cavarsela nell'inferno di Nankino; ma rispetto a ciò che si vede nel film non sono certo le storie drammatizzate di questi protagonisti a renedere memorabile la pellicola. Parlare di bagno di sangue a proposito di ciò che avvenne nel 1937 a Nankino è un mero eufemismo: con l'intento di "punirne uno per educarne cento" (e uso un motto cinese proprio per far capire quanto la razza umana non impari mai un cazzo di niente dalla storia) i Giapponesi, che non sono di per sé migliori o peggiori del resto dell'umanità, massacrarono tutti i cinesi di Nankino nelle maniere più brutali che vi possano venire in mente. Dal momento che il regista aveva l'intento di girare un film documentaristico e non un dramma d'intrattenimento, allora non passa quasi minuto in Black Sun senza che non vediate morire qualcuno. Exploitation? No, storia. Che piaccia o meno. Si potrebbe criticare il regista dichiarando che ha usato un metro troppo manicheo per giudicare le due fazioni: i Cinesi sottomessi ed i Giapponesi feroci, ma forse sarebbe meglio vederla come una critica all'inerzia della Cina che non reagiva al massacro dei suoi figli, ed un cinico pragmatismo dei Giapponesi che con l'eclisse della ragione avevano capito che si conquista il mondo: noi lo dovremmo sapere visto che in Europa avevamo il resto della banda. Ma le cose non sono mai così semplici, chiunque ha avuto il coltello dalla parte del manico ne ha approfittato. Appare ovvio, comunque, che il regista faccia una certa propaganda dal momento che difficilmente un Cinese potrà giudicare con freddezza ciò che è avvenuto nella propria patria a causa dei Giapponesi, questa giustificazione non toglie però forza ad una pellicola abbastanza ben fatta la cui brutalità risulta paradossalmente illuminante. Da vedere, ma vi ripeto: è davvero impressionate. Siete stati avvertiti.

I film della serie "Men Behind the Sun" sono: Men Behind the Sun (1987); Man Behind the Sun 2: Laboratory of the Devil (1992), Men Behind the Sun 3 (Hei tai yang 731 si wang lie che, 1994; è essenzialmente solo una film di guerra e quindi non verrà recensito); Black Sun: The Nanking Massacre (1995) noto anche come Men Behind the Sun 4.

* Trad: "Uccidere donne, bambini e disabili: come può essere definito eroismo questo?" "Quelli che vincono sono gli eroi".

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