La Frase dal Film:
"Sei umano!" "Poco, sono avvocato"
Deciso migliorimento rispetto al primo
Blade (1998). Più dinamismo,
meno ingenuità e più cura negli SFX. Il regista
Del Toro (Mimic, 1997) non rinuncia
a qualche visione gore, specialmente nella scena autoptica,
e a innestare la storia in una Praga cupa e misteriosa,
più di quanto di norma lo sia già. E' anche
vero che squadra che vince non si cambia e infatti si fa
"resuscitare" Whistler in maniera abbastanza forzata,
si ricalca la scena nella discoteca del primo Blade che
al tempo aveva riscosso sonori plausi, e l'eroe nero non
rinuncia a molte delle sue pose plastiche che lo rendono
ancor più gagliardo. I dialoghi sono quel tipico
scambio di battute frizzantine che ci si aspetta più
da un film d'azione che da un horror da brividi. Impossibile
non notare poi una certa somiglianza dei nuovi vampiri mutati
con il vecchio Kinski di Nosferatu
(1979) ibridato con gli orchetti e gli Uruk-hai de Il
Signore degli Anelli (2001). Ma se
non si sta a guardare troppo il pelo nell'uovo e ci si abbandona
agli abbondanti momenti di pestaggio e ammazzamenti, Blade
II non si rivelerà una delusione. Fra le cose
positive, oltre al già citato gore e all'atmosfera
gotica, aggiungerei l'elemento romantico fra Blade e la
figlia di Damaskinos, nonché la trovata della bocca
"spalancabile" dei nuovi vampiri (che ricorda
vagamente la bocca del Predator [1987]), elemento
così buono che verrà richiamato anche nel
terzo capitolo della saga, anche se con accezione comica.
Dedicato a chi vuole dell'horror a basso tasso di orrore
e per coloro che sono rimasti stregati dal black-vampire-slayer.
Sicuramete migliore di Buffy...non c'è dubbio.
Seguirà Blade
- Trinity (2004)
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il nome Scud fa riferimento ad un fumetto:
Scud: The Disposable Assassin, ovvero Scud: l'assassino
disponibile.
L'edificio in cui vive Damaskinos è
ispirato all'ufficio Creative Artists Agency di Beverly
Hills, che è stato disegnato dall'architetto IM Pei.
Scud indossa una T-shirt con il logo del
Bureau of Paranormal Research and Defense. Questo è
un riferimento ad Hellboy, fumetto di Mike Mignola
e film diretto da Del Toro.
Donnie Yen, una star delle arti marziali
è uno dei membri del bloodpack (Snowman). E' anche
il coreografo delle scene di lotta nel film.
Il nome Caliban è un riferimento
al mostro de La Tempesta, un'opera di Shakespeare.
Nella scena prima che il Bloodpack entri
nel club dei vampiri si può vedere una grossa insegna
al neon che riporta la scritta Radoo. Nella storia di Vlad
l'Impalatore (sulla cui vita gran parte della leggenda dei
vampiri è basata) si trova traccia del nome di suo
fratello: Radu.
Reinhardt non si toglie mai gli occhiali
da sole per tutto il film.
Oltre 30 membri del cast e della crew furono
temporaneamente acciecati a causa di un uso scorretto delle
luci UV nella scena dell'autopsia.
Gli occhiali di Blade sono il modello Four
della Oakley.
Questo è l'unico film nella trilogia
ad aver mantenuto il finale pensato fin dall'inizio. Per
gli altri due si fecero anche pesanti cambiamenti.
Nel film viene usata la frase "un
uomo senza paura" che è un riferimento a Daredavil,
altro fumetto, altro film.