La Frase dal Film:
"And now, some tragic local news. We have a report of another murder tonight. A young girl has been found dead in Rogers Park. The body was badly mutilated. Because of these murders, the police request that all women stay inside their homes after dark. If you must go out, please have someone accompany you. Keep your door locked"*
Ah, lo splatter! O lo si ama o lo si odia... a no, quello è Woody Allen. In tutti i casi le torme di appassionati del cinema gore di ogni età potrebbero essere curiose di sapere qual'è stato il primo film splatter della storia, qual'è la fonte primigenia dalla quale è sgorgato cotanto sangue e violenza. Eccoci qua: Blood Feast di Herschell Gordon Lewis, 1963. Tanto tempo fa, quindi, quando la gente aveva già pratica del cinema di serie Z ma nessuna preparazione riguardo alle budella sbattute sullo schermo. Ci pensa H. G. Lewis in collaborazione con David F. Friedman, un produttore di quelli pragmatici con le maniche tirate su al gomito, guarda caso amico di Kroger Babb, uno dei padri dell'exploitation, omaccione che portava in giro per gli USA i sideshows, filmatini prurigginosi travestiti da documentari moralizzanti. In pieno boom da horror targato Hammer, Lewis e Friedman decidono che il piatto da servire al pubblico sarebbe stato un nuovo genere di horror che colpiva proprio là dove il gotico in generale cercava di limitarsi: il sangue. Il cinema di paura, fino ad allora, era proprio cinema di "paura" che sfruttava la reazione emotiva del pubblico suscitata dalle atmosfere tetre o da qualche trovata baraccona stile monster-movie. Il sangue, per come oggi lo conosciamo, figli come siamo dello slasher, non esisteva. Ecco su cosa puntano i due furboni: lo shock inferto allo spettatore in seguito alla visione delle conseguenze di un trauma esteso, e ben venga un po' di violenza che serva a procurare il trauma (quindi un pazzo, un sadico, e quant'altro) e, tanto che siamo in una prospettiva exploitation, una donnina discinta. Per Lewis non si tratta di una peculiare scelta artistica mirata ad esprimere il mondo attraverso un'ottica "pensata"; lo splatter nasce come mero business. D'altronde il regista ebbe a dire "Guardo alla produzione dei film come ad un affare e compatisco tutti coloro che guardano ad essa come una forma d'arte". Un vero duro. Manco a dirlo, Blood Feast fa sfracelli nei drive-in di tutti gli USA, con scene da panico tipo coppietta che esce dalla macchina di corsa e corre a vomitare. L'effetto voluto è proprio questo dal momento che in alcuni cinema gli spettatori vengono dotati di un barf-bag (sacchetto per il vomito) con su scritto "Potreste averne bisogno mentre guardate il film!". Scandalo, pubblico, soldoni: nasce quello che viene definito "gore movie" e che solo più tardi, cioé nel 1981, verrà ribattezzato dal critico John McCarty col nome di "splatter movie". Ma cosa mostra Blood Feast di così terribile da far star male gli spettatori? Agli occhi di un pubblico moderno direi nulla se non una tecnica registica e recitativa da linciaggio. Blood Feast è un "filmaccio di merda" (lo disse il regista!) che fa suo l'insegnamento del théatre du grand guignol: "la loro tecnica è di ostentare le atrocità nel modo più semplice e diretto possibile, in campo medio, senza stacchi, soffermandosi su ogni inquadratura per un tempo ben più lungo del necessario"** Poi, come tutto questo si vada a conciliare con un plot, con dei dialoghi e con una regia che si possa definire tale, conta poco; non per nulla al The Golden Turkey Award del 1980, H.G. Lewis fu eletto come uno dei peggiori registi di sempre. Nella fattispecie Blood Feast è un filmetto da grindhouse (vedi pagina dei generi) strutturato quasi come un porno, cioé grandi momenti di noia, inattività e disinteresse per approdare in maniera cadenzata agli attesi momenti splatter. Questa alternanza di inettitudine e sangue, legata soprattutto al fatto che Blood Feast è un "primum" cinematografico, rendono la pellicola se non bella almeno affascinante. Alcuni effetti gore sono davvero ben fatti se messi a paragone con il tenore medio del film: la ragazza con la testa spaccata sulla spiaggia e un'altra donna alla quale viene strappata la lingua (una lingua di 30 centimetri, ma ovviamente Blood Feast non è una pellicola da prendere sul serio). Accanto ai momenti splatter ci sono siparietti inetti di attori improvvisati: vedi i metodi di indagine della polizia che rasentano l'insensatezza. Nessun attore si salva dalla forca. In ogni caso lo stesso Lewis disse che Blood Feast era come lo stile poetico di Walt Whitman "per nulla bello, ma il primo nel suo genere". Insomma questo film bisogna vederlo per il suo valore storico più che per i meriti intrinseci. Per coloro che hanno avuto la pazienza di leggersi tutta la recensione (o per i furbi che l'hanno saltata tutta d'un botto), regalo: un piccolo poster che ho creato montando i frames catturati in un momento suggestivo del film. Scaricatelo.
Seguito da Blood Feast 2: All U Can Eat (2002) sempre diretto da Herschell Gordon Lewis che è tornato dietro alla mdp a 76 anni.
* - Trad: "E ora alcune news di cronaca nera. Ci è giunta notizia di un altro assassinio (avvenuto) questa notte. Una giovane ragazza è stata trovata morta al Rogers Park. Il corpo era brutalmente mutilato. A causa di questi omicidi, la polizia chiede che tutte le donne stiano nelle loro case dopo il tramonto. Se proprio dovete uscire, fatevi accompagnare da qualcuno. Tenete chiusa la porta di casa"
** - Curti R., La Selva T. (2003), Sex and violence. Lindau, Torino, p. 30.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Per gli appassionati della "poetica" di Herschell Gordon Lewis, segnalo i suoi film principali: Two Thousand Maniacs! (1964), Color Me Blood Red (1965), A Taste of Blood (1967), The Gruesome Twosome (1967), Something Weird (1967), She-Devils on Wheels (1968), The Wizard of Gore (1970) e The Gore Gore Girls (1972).
Il film fu girato a Miami in soli nove giorni e costò 24.500 dollari.
Questo è il film più vecchio inserito nella prima lista ufficiale dei 74 video nasties in UK.
La protagonista Connie Mason è stata playmate del giugno 1963 sulla rivista Playboy.
Negli anni '70 il regista H. G. Lewis fu arrestato poiché praticava aborti clandestini.