TRAMA

Una donna sfugge dopo essere stata stuprata solo per trovarsi intrappolata nella casa di un fotografo che tratta sottomette le donne e le tratta come oggetti artistico-erotici.


BLUE MOVIE
Italia - 1978 - 88min - Colore

di Alberto Cavallone

GENERE
DRAMA - EROTIC
IN BREVE
Un film senza mezze misure di un Cavallone nichilista
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Oggetti. Mi piacciono le cose. Le loro superfici mi danno la calma. Ma quando il corpo vuole trasformarsi in oggetto m'incazzo, perché vuole fuggire la realtà, rifugiarsi in un mondo che non esiste. Si rifiuta senza conoscersi"

Film nato per scommessa, girato in otto giorni e montato in dieci, con una sola attrice nota al pubblico: Patrizia "Dirce" Funari (Emanuelle e gli ultimi cannibali, 1977; Un'Ombra nell'ombra, 1979; Le Notti erotiche dei morti viventi, 1980; Porno holocaust, 1981). I punti di riferimento per Cavallone sono i suoi soliti: Bataille, De Sade, Lautréamont, il cinema surrealista di Buñuel; per sintetizzare, lo spirito iconosclasta e sovversivo di certa controcultura. In maniera specifica il titolo richiama Blue Movie (1964) di Warhol e Sweet Movie - Dolcefilm (1974) di Makavejev. Com'era stato per Salò (1975) che marcava il passo di un ultimo nichilista Pasolini, Blue Movie è l'apogeo di un abisso cavalloniano fatto di inconciliabilità con la società, in alcuni casi incapacità a trasmettere con chiarezza ciò che agita la mente dello stesso regista. Qui si tratta della massificazione dell'arte e della vita, della mercificazione di essa e degli interpreti di essa (artisti, modelle, fruitori). Finisce chiaramente tutto in merda e oggetti di consumo che, secondo una logica veterocomunista, si equivalgono. Merda diventano anche coloro che li utilizzano. I simbolismi di Cavallone a volte confondono e il suo spirito anarchico e surrealista a tratti pare più genialoide che veramente geniale, non evitando il pericolo di dispersività, di accumulo e di interruzione di un rapporto dialettico con lo spettatore. Prova ne è che il film si porrebbe come feroce critica verso i cultori del porno e del sexy; a tal fine Cavallone inserisce momenti hard crudi senza incipit ne conclusione edificante; il risultato fu che la raincoat crowd, cioé il pubblico delle sale a luci rosse, apprezzò grandemente gli elementi erotici di Blue Movie, titolo già di per sé esca non male per gli amanti del porno. Cavallone si sdegnò. E' questa una prova dell'assuefazione alla mercificazione dell'erotismo o un segno delle difficoltà di Cavallone a riportare nel reale la sua vis artistica? Io credo un po' di entrambe. Di fatto neppure il buon Cavallone, nonostante l'immane sforzo di stilizzazione bizzarra, si sottrae al rischio cinematografico di illustare il sesso; e questo vale anche per Spell (1977). Sembra dunque fallire l'idea di conciliare l'avanguardia cinematografica con la pornografia, in quanto quest'ultima meno intellettuale e più istintiva fagocita di forza la prima. Rimane, ma non è poco, una pellicola un scarna nella messa in scena (per principio e per necessità) che gioca al massacro fra un protagonista fotografo che non distingue più fra realtà e ritratto e donne d'arte rese prodotti d'arte. La denuncia consumistica che vive nella metafora degli oggetti desiderati e scambiati, riempiti di feci e stipati nel frigorifero suona, attualmente, un po' vecchia e debitrice di una visione arrabbiata verso il consumismo che al tempo funzionava bene con quei mezzi ma che ora rischia di trasformarsi in bizzarria perversa non troppo diversa da qualche visione privata scovata in rete. Ma il montaggio frenetico accompagnato da una colonna sonora di musica classica stridente (con le immagini), non deve portare a pensare che la visione di Cavallone sia quella di un sesso perverso e divertito, energico e vitale stile Brass. Così come in Arancia Meccanica (1971) il protagonista Alex "accompagna" le sue gesta violente a suon di classica senza che si perda la valenza violenta dell'azione, così in Blue Movie il montaggio frenetico, le musiche gioiose e la sensualità dei corpi non fanno altro che far trasparire il pessimismo di Cavallone. Alternate alle immagini di sesso, degli inserti da documentario giornalistico brutale, con bonzi che si danno fuoco e masse di altri cadaveri che vengono buttati in fosse comuni da ruspe spietate. Al di là del significato delle immagini e del rapporto dialettico quasi negato fra artista e spettatore, vi è una costante voglia di denunciare un senso di disagio sociale che evidentemente il regista avvertiva profondamente. La cosa realmente bizzarra di cotale sforzo artistico surreale ed antisociale è che con il tempo, dopo lo shock e la decodificazione, esso viene incorporato dallo status quo: mi viene da pensare a Buñuel e ai molti premi vinti nei festival cinematografici (e alle due candidature all'Oscar per Quel Oscuro Oggetto del Desiderio, 1977). Forse era anche questa la rabbia di Cavallone, cioé che anche l'arte la più "contro" non può sfuggire alle dure leggi della società dominante; ma, mi si lasci dire con spirito conciliante, non si può giudicare solo dagli esiti. A tratti elegantissimo, a tratti rozzo, Cavallone non aveva mezze misure; Blue Movie è una pellicola per cinefili da guerriglia visiva. Ad inizio film gli scatti fotografici accompagnati dal suono di spari sono un avvertimento: peccato che alla fine coloro che guardano questi film siano sempre i soliti e in genere non coloro ai quali la pellicola è "dedicata".

eXXagon fecit MMIX