La Frase dal Film:
"Io voglio aiutarti" "Non puoi.
Puoi aiutare solo te stesso"
Chiunque razzoli nel movieworld sa che
c'è da diffidare dei film presentati come "prodotto
da ..." oppure "presentato da ..."
seguito da nome famoso, poiché si tratta di solito
di pellicola hard-discount per il mercato di fascia bassa
anche se poi tutto viene fatto dalla stessa multinazionale
che sforna high-end. Qui la multinazionale dell'horror è
rappresentata da Sam Raimi, che fra Case e Uomini Ragno,
ha conquistato da tempo il suo scranno nell'empireo hollywoodiano.
Boogeyman, che suona in più momenti come
They - incubi dal mondo delle ombre
(2002), anche questo prodotto da un nome famoso (Wes Crawen),
pesca un po' qua e un po' là, aggiungendo qualche
spunto interessante ma, nel complesso, non si rende memorabile.
Prima di tutto occorre dire che non ci troviamo di fronte
al solito film con adolescenti sballati, ma Tim ed il suo
dramma famigliare avvicinano la pellicola al drama thriller
e l'atmosfera che si respira è abbastanza "intimista".
Questo grazie anche ai molti momenti in cui i dialoghi sono
rarefatti, cosa che ha fatto gridare molti, non in modo
totalmente immotivato, al plagio di stile nei confronti
delle pellicole j-horror. Se i movimenti scattosi
della mdp tradiscono l'origine da videomaker del regista,
va segnalato comunque il buon uso delle luci che danno maggior
drammaticità alla scena. Fra situazioni più
o meno prevedibili e stereotipate (case diroccate, bambine
alla Sesto Senso, ed altro ancora), il film scorre
introducendo anche l'idea del buio come varco spazio-temporale,
ingarbugliando la trama e quindi stuzzicando l'attenzione
dello spettatore. Gli elementi più positivi del film,
secondo il mio giudizio, sono due: primo, non si è
cercato a tutti i costi di voler dare una spiegazione all'origine
del Boogeyman né si è dipanato completamente
il dubbio che comunque questo fosse un'incarnazione del
trauma infantile. La cosa ha scocciato non poco gli spettatori
avidi di razionalità e metodo galileiano, ma il cinema
(l'arte) non è tenuta a spiegare né il reale,
né se stessa, o almeno non completamente. In questo
modo si lascia aperto un canale di soggettività interpretativa,
non a livello tecnico, ma a livello del vissuto che il film
ci ha trasmesso; cioé Boogeyman è reale o
è proiettivo a seconda di cosa abbiamo noi in testa.
Secondo elemento interessante, la distruzione dell'Incubo
con la I maiuscola passa attraverso lo sgretolamento degli
elementi che ne compongono la somma, ovvero la Paura in
sé come concetto astratto non esiste se non come
somma di oggetti/episodi concreti che ordiscono a crearne
uno maggiore. L'occhio del bambino al buio prima passa sulla
bambola che ha in camera, poi sulla finestra, poi sull'ombra
(ad esempio), a quel punto la somma delle tre paure crea
l'angoscia che si incarna in un prodotto "altro"
e più terribile, ma distruttibile se, in un moto
a ritroso, vengono eliminati uno alla volta gli oggetti
che prima, in escalation, avevano portato all'angoscia.
Ottima riflessione sul piano psicologico. Peccato che cinematograficamente
la cosa è stata resa stile scontro finale in Highlander
(1986). In conclusione, di Boogeyman si può
fare a meno ma non si tratta assolutamente di quella feccia
che molti "intenditori" vanno screditando come
se tutti i giorni avessero la possibilità di guardare
film al livello di Shining... poi però, chissà
com'è, le pellicole di Neri Parenti sono sempre prime
al box office. Penitenziagite!
Seguito dallo slasher Boogeyman 2 (2007) e da Boogeyman 3 (2008).
FORSE TUTTI NON SANNO CHE...
L'etimologia del termine Boogeyman o Bogeyman
è antica e incerta. Ci sono varie teorie: c'è
chi la fa derivare da "bogge" ovvero "spettro
spaventoso" dall'inglese medievale, o dallo scozzese
"bogle" che significa fantasma. C'è chi
parla della popolazione indonesiana dei Bugis, antichi pirati
che braccavano le navi inglesi; i marinai tornati nel Vecchio
Continente, i quali avevano incontrato i pirati in quella
zona, raccontavano storie di "Bugismen" che uccidevano
e depredavano, nonché rapivano bambini. I bambini
ringraziano.