TRAMA

Tim (Barry Watson) è un giovane uomo che ha un brutto passato: quando Tim era un bambino suo padre abbandonò la famiglia e nella sua immaginazione lui rielaborò il trauma materializzando un Uomo Nero che avesse rapito ed ucciso il padre. Anni dopo, alla morte della madre, anche lei psicologicamente disturbata, Tim torna al paese natio e decide di soggiornare nella casa in cui, per la prima volta, era apparso il Boogeyman. Strane cose iniziano ad accadere.

 

 


BOOGEYMAN - L'Uomo Nero
titolo or.: Boogeyman - USA/Germania/Nuova Zelanda - 2005 - 89' - Col.

di Stephen Kay

GENERE
HORROR
IN BREVE
Non memorabile ma non da scartare. Elementi interessanti.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Io voglio aiutarti" "Non puoi. Puoi aiutare solo te stesso"

Chiunque razzoli nel movieworld sa che c'è da diffidare dei film presentati come "prodotto da ..." oppure "presentato da ..." seguito da nome famoso, poiché si tratta di solito di pellicola hard-discount per il mercato di fascia bassa anche se poi tutto viene fatto dalla stessa multinazionale che sforna high-end. Qui la multinazionale dell'horror è rappresentata da Sam Raimi, che fra Case e Uomini Ragno, ha conquistato da tempo il suo scranno nell'empireo hollywoodiano. Boogeyman, che suona in più momenti come They - incubi dal mondo delle ombre (2002), anche questo prodotto da un nome famoso (Wes Crawen), pesca un po' qua e un po' là, aggiungendo qualche spunto interessante ma, nel complesso, non si rende memorabile. Prima di tutto occorre dire che non ci troviamo di fronte al solito film con adolescenti sballati, ma Tim ed il suo dramma famigliare avvicinano la pellicola al drama thriller e l'atmosfera che si respira è abbastanza "intimista". Questo grazie anche ai molti momenti in cui i dialoghi sono rarefatti, cosa che ha fatto gridare molti, non in modo totalmente immotivato, al plagio di stile nei confronti delle pellicole j-horror. Se i movimenti scattosi della mdp tradiscono l'origine da videomaker del regista, va segnalato comunque il buon uso delle luci che danno maggior drammaticità alla scena. Fra situazioni più o meno prevedibili e stereotipate (case diroccate, bambine alla Sesto Senso, ed altro ancora), il film scorre introducendo anche l'idea del buio come varco spazio-temporale, ingarbugliando la trama e quindi stuzzicando l'attenzione dello spettatore. Gli elementi più positivi del film, secondo il mio giudizio, sono due: primo, non si è cercato a tutti i costi di voler dare una spiegazione all'origine del Boogeyman né si è dipanato completamente il dubbio che comunque questo fosse un'incarnazione del trauma infantile. La cosa ha scocciato non poco gli spettatori avidi di razionalità e metodo galileiano, ma il cinema (l'arte) non è tenuta a spiegare né il reale, né se stessa, o almeno non completamente. In questo modo si lascia aperto un canale di soggettività interpretativa, non a livello tecnico, ma a livello del vissuto che il film ci ha trasmesso; cioé Boogeyman è reale o è proiettivo a seconda di cosa abbiamo noi in testa. Secondo elemento interessante, la distruzione dell'Incubo con la I maiuscola passa attraverso lo sgretolamento degli elementi che ne compongono la somma, ovvero la Paura in sé come concetto astratto non esiste se non come somma di oggetti/episodi concreti che ordiscono a crearne uno maggiore. L'occhio del bambino al buio prima passa sulla bambola che ha in camera, poi sulla finestra, poi sull'ombra (ad esempio), a quel punto la somma delle tre paure crea l'angoscia che si incarna in un prodotto "altro" e più terribile, ma distruttibile se, in un moto a ritroso, vengono eliminati uno alla volta gli oggetti che prima, in escalation, avevano portato all'angoscia. Ottima riflessione sul piano psicologico. Peccato che cinematograficamente la cosa è stata resa stile scontro finale in Highlander (1986). In conclusione, di Boogeyman si può fare a meno ma non si tratta assolutamente di quella feccia che molti "intenditori" vanno screditando come se tutti i giorni avessero la possibilità di guardare film al livello di Shining... poi però, chissà com'è, le pellicole di Neri Parenti sono sempre prime al box office. Penitenziagite!

Seguito dallo slasher Boogeyman 2 (2007) e da Boogeyman 3 (2008).

FORSE TUTTI NON SANNO CHE...

L'etimologia del termine Boogeyman o Bogeyman è antica e incerta. Ci sono varie teorie: c'è chi la fa derivare da "bogge" ovvero "spettro spaventoso" dall'inglese medievale, o dallo scozzese "bogle" che significa fantasma. C'è chi parla della popolazione indonesiana dei Bugis, antichi pirati che braccavano le navi inglesi; i marinai tornati nel Vecchio Continente, i quali avevano incontrato i pirati in quella zona, raccontavano storie di "Bugismen" che uccidevano e depredavano, nonché rapivano bambini. I bambini ringraziano.