THE BRIDGE - Il Ponte dei Suicidi
titolo or.: The Bridge - UK/USA - 2005 - 94' - Colore

di Eric Steel

GENERE
DOCUMENTARY
IN BREVE
Film coraggioso, difficile da dimenticare, che affronta il suicidio in modo non privo di voyeurismo ma comunque con rispetto. Non c'è sangue ma le scene mostrate fanno di questo doc un prodotto visionabile solo da persone non impressionabili
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Why he chose the Bridge? I don't know. Maybe there was a certain amount of release from pain, with pain. Maybe he just wanted to fly one time"*

Documentario di sicuro e sinistro effetto ispirato dall'articolo giornalistico dal titolo "Jumpers" (saltatori) scritto da Tad Friend e apparso sul The New Yorker nel 2003. Il regista Eric Steel, poi diventato produttore di pellicole di ben altro tenore (Julie & Julia, 2009), ingannò il comitato del Golden Gate quando chiese il permesso di piazzare circa una decina di telecamere nei pressi del ponte. La scusa era quella di filmare nell'arco di 12 mesi (gennaio-dicembre 2004) "la potente, spettacolare intersezione del monumento con la natura". Il progetto di Steel era altro: filmare i tentati suicidi o i suicidi riusciti che avrebbero avuto luogo sul ponte di San Francisco, cosa che non sarebbe risultata troppo difficile, dato che il Golden Gate è tristemente famoso come luogo abitudinario di suicidi (circa 1 ogni due settimane) tanto che su alcuni pilastri metallici si trovano cartelli (ultima immagine a sx) che chiedono al potenziale suicida di desistere perché nella vita c'è sempre speranza e perché se ti butti dal ponte la cosa si fa tragica e fatale; ma loro sono lì perché la cosa è tragica e per darle una piega fatale, quindi credo che i cartelli funzionino poco. In ogni caso un anno di riprese danno i loro cinici frutti e il regista cattura 23 tentativi di suicidio, alcuni bloccati, altri riusciti. Parte di questi suicidi vengono mostrati ed accompagnati da interviste ai parenti e agli amici delle vittime in modo da dare risposta alle domande più ovvie che si affacciano alla mente nel momento in cui qualcuno si suicida: perché? Si poteva evitare? etc. Quella volpe di Steel però intervista i familiari non avvertendoli che ha filmato i loro cari mentre si suicidavano, per poi affermare successivamente che "i familiari a questo punto hanno visto il film, [e sono] felici di aver partecipato ad esso". Chissà. Tuttavia The Bridge ha la capacità di affrontare e mostrare, senza nascondere in modo ipocrita un certo voyeurismo morboso (tipico quando si osserva la morte), uno dei fenomeni più inquietanti della natura umana: il suicidio e, ancor più, lo stato mentale e la storia personale della persona che sceglie di terminare bruscamente e drammaticamente la propria vita lanciandosi nel vuoto dopo aver staccato i piedi da quell'immenso palcoscenico che è il Golden Gate Bridge. Ne esce che il suicidio non è affatto un atto irrazionale e improvvisato ma è qualcosa di ponderato e programmato da tempo nella mente di persone con una storia di disagio psicologico riconosciuto. L'empatia provata nel vedere un essere umano che si toglie la vita, e lo shock attenuato dall'impossibilità di vedere le conseguenze fisiche dell'impatto con l'acqua a 120 km/h (quasi si trattasse di un letto di nubi capovolte che inghiottono serenamente i suicidi), tutto ciò, cioé empatia e turbamento, si pacificano in buona parte proprio per la consapevolezza che i suicidi non sono esseri umani a caso, non sono "me e te", ma sono persone "speciali" nel senso più drammatico del termine. Il suicidio non è un caso, il suicidio non è un dramma che capita fra capo e collo, il suicidio non è come qualsiasi altro incidente che ci possa sorprendere da un momento all'altro senza preavviso. Rimane il dispiacere di vedere la scelta di persone che forse, in altre circostanze, con altri aiuti, avrebbero scelto altrimenti e comunque la stoica comprensione di un atto che esprime in maniera perfetta ed estrema la volontà di autode-terminare sé e il proprio destino. Visionare The Bridge con attenzione e con rispetto; non serve altro.

* Trad.: "Perché lui ha scelto il Ponte? Non lo so. Forse c'era un certo grado di liberazione dal dolore attraverso il dolore. Forse voleva solo volare almeno una volta"

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è costato circa 25.000 dollari.

In seguito all'uscita del film il tasso di suicidi sul ponte è aumentato. C'è chi ha accusato di ciò direttamente il film, c'è chi ha indicato come colpevole il clamore mediatico generato dalla stampa nei riguardi del film.

Durante la costruzione del Golden Gate Bridge morirono 12 uomini. Dal 1937, data in cui fu completata la costruzione, si sono suicidati gettandosi dal ponte almeno 1300 persone. Solo 26 si sono salvate dal volo di 67 metri, una di queste persone, un ragazzo, viene intervistato nel documentario (comunque si è frantumento diverse ossa nell'impatto con l'acqua).

Durante le riprese, Steel e la crew, tutte le volte che sospettavano che qualcuno si buttasse dal ponte, chiamavano tempestivamente le autorità. In tal modo hanno salvato la vita a 6 persone.

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