TRAMA

Un gruppo di cinque collegiali (due coppie ed un single) affitta uno chalet isolato per passare un week-end in svacco. Bert (il single) si trova faccia a faccia con un eremita in pessime condizioni di salute. Il pover uomo chiede aiuto ma Bert s'impaurisce e gli spara, poi torna dagli amici senza raccontare nulla. Quella notte l'eremita Henry, che non era morto, si presenta alla porta dello chalet. Un virulentissimo agente patogeno infetta i ragazzi che si trovano isolati, o peggio, circondati da bifolchi.

 


CABIN FEVER
(titolo or.: Cabin Fever - USA - 2002 - 94min - Colore)

di Eli Roth

GENERE
HORROR
IN BREVE
Un prodotto leggerino che va bene se visto non più di una volta.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Usiamo il profilattico?" "Non preoccuparti, sono sana"

Dubitate sempre di un film quando la sua locandina è così ben fatta, probabilmente si sono dovuti spermere così tanto per trovare una tale idea che è rimasto poco di originale per la pellicola! Scherzi a parte, Cabin Fever è un film moderno e di buon budget e se non altro lo spettatore non è tediato dall'incompetenza tecnica, da una fotografia traballante e da tutto ciò che di solito rende trash i prodotti low budget. Questo sul piano prettamente tecnico. A livello di concetto, di realizzazione, di idee c'è ben poco da salvare. Si parte con il cliché del gruppo di ragazzi (che comunque non recitano male), delle storie di paura intorno al fuoco, dell'isolamento in mezzo alla natura matrigna, al "visto che ci tocca morire, allora scopiamo". Alcuni momenti di tensione ed alcuni soprassalti ci sono ma bisogna proprio mettersi di buon grado di fronte al film ed aiutarlo con luci più che spente e concentrazione assoluta: non si può pretendere di entrare in estasi mistica solo per dare ad un film tutte le possibilità di mostrare al meglio le proprie carte. In verità Cabin Fever avrebbe retto meglio se fosse durato 30 minuti; se fosse stato un episodio di Creepshow sarebbe stato perfetto ed in effetti qualche similitudine con l'episodio "The Raft" di Creepshow 2 c'è. Gli effetti speciali sono ben fatti (questo grazie al budget) e forse uno da ricordare è la pelle che vien via quando la ragazza prova a depilarsi; comunque c'è chi vomita sangue ed altre cosine che potrebbero interessare gli appassionati di splatter. Essenzialmente, come già altri hanno fatto notare, Cabin Fever vorrebbe essere un omaggio ad un certo cinema degli anni '70/'80, sarà; a dire il vero si possono rintracciare molte suggestioni che vanno dal già citato episodio di Creepshow 2, a Non aprite quella porta (1974) a La Casa (e sicuramente altri più vecchi), fino a prodotti più moderni come 28 Giorni dopo, o My Little Eye ma il tutto è mescolato un po' alla rinfusa senza cercare di strutturare qualcosa di realmente nuovo e/o avvincente, forse le parti migliori sono i momenti comici: vedi lo sketch del "fucile per i negri". Rimane in bocca solamente il gusto di una pellicola patinata in stile Buffy l'Ammazzavampiri...vabbé, non così brutta però. Comunque potrebbe essere un sufficiente diversivo per la Blockbuster night di qualche mainstreamer. Dubito che un qualsiasi appassionato di horror possa apprezzare davvero questo film, in ogni caso buttateci un occhio.

Segue Cabin Fever 2: Spring Fever (2009).

FORSE TUTTI NON SANNO CHE...

Joey Kern, che nel film fa Jeff, fu portato più volte all'ospedale per ferite agli occhi.

L'originale cane killer del film era così vecchio e stanco che tutte le scene dovettero essere girate una seconda volta. Avendo pochi soldi per ingaggiare un nuovo cane addestrato, i produttori presero un vero cane d'attacco della polizia. Questo cane, però, era così aggressivo ed imprevedibile che nessun attore ebbe il coraggio di stare in scena con lui. Così nelle scene in cui compare questa "belva" tutta la crew si nascondeva dietro dei ripari e le telecamere venivano manovrate in remoto.

John Neff, che lavorò al mixaggio audio per il film, è un vero sopravvissuto al batterio mangia-carne (fascite necrotizzante), che contrasse in ospedale per un'operazione di piccola portata. Gli ci vollero 13 giorni di cure intensive per aver salva la vita. Neff dice che il makeup usato nel film mette in scena alla perfezione ciò che accade con la malattia.

La canzone "Wait for the Rain" che si sente all'inizio del film era il tema musicale del film L'ultima casa a sinistra (1972) di Craven. La stessa canzone viene cantata alla fine dei credits, in una versione modificata, dai figli di David Hess, il cantautore del pezzo.

Peter Jackson era così entusiasta di questo film che interruppe la produzione de Il signore degli anelli: Il ritorno del Re (2003) per ben tre volte per poterselo vedere.

Questo film è stata la pellicola costata meno alla Lion's Gate nel 2003 (1.500.000 di $) ma che ha, nello stesso anno, incassato di più (22.000.000 di $). E' anche il film horror record d'incassi di tutto il 2003.

Robert Jones, un membro della crew, si portò a casa un manichino decapitato che era stato usato sul set. Mentre tornava a casa in macchina fu fermato dalla polizia che si era accorta del corpo sull'automezzo e pensava che Jones fosse un serial killer. Gli tennero le armi puntate contro finché Jones non riuscì a convincerli che non stava fecendo nulla di illegale.

Il regista Eli Roth ebbe l'idea per questo film quando fece un viaggio in Islanda. Là aiutò delle persone a ripulire una vecchia stalla e in quel frangente si beccò un'allergia così forte (dovuta al fieno decomposto) che la sua faccia si riempì di pustole ed iniziò a sanguinare.