La Frase dal Film:
"Usiamo il profilattico?" "Non preoccuparti, sono sana"
Dubitate sempre di un film quando la
sua locandina è così ben fatta, probabilmente
si sono dovuti spermere così tanto per trovare una
tale idea che è rimasto poco di originale per la
pellicola! Scherzi a parte, Cabin Fever è
un film moderno e di buon budget e se non altro lo spettatore
non è tediato dall'incompetenza tecnica, da una fotografia
traballante e da tutto ciò che di solito rende trash
i prodotti low budget. Questo sul piano prettamente tecnico.
A livello di concetto, di realizzazione, di idee c'è
ben poco da salvare. Si parte con il cliché del gruppo
di ragazzi (che comunque non recitano male), delle storie
di paura intorno al fuoco, dell'isolamento in mezzo alla
natura matrigna, al "visto che ci tocca morire, allora
scopiamo". Alcuni momenti di tensione ed alcuni soprassalti
ci sono ma bisogna proprio mettersi di buon grado di fronte
al film ed aiutarlo con luci più che spente e concentrazione
assoluta: non si può pretendere di entrare in estasi
mistica solo per dare ad un film tutte le possibilità
di mostrare al meglio le proprie carte. In verità Cabin Fever avrebbe retto meglio se fosse durato
30 minuti; se fosse stato un episodio di Creepshow sarebbe stato perfetto ed in effetti qualche similitudine
con l'episodio "The Raft" di Creepshow
2 c'è. Gli effetti speciali sono ben fatti (questo
grazie al budget) e forse uno da ricordare è la pelle
che vien via quando la ragazza prova a depilarsi; comunque
c'è chi vomita sangue ed altre cosine che potrebbero
interessare gli appassionati di splatter. Essenzialmente,
come già altri hanno fatto notare, Cabin Fever vorrebbe essere un omaggio ad un certo cinema degli anni
'70/'80, sarà; a dire il vero si possono rintracciare
molte suggestioni che vanno dal già citato episodio
di Creepshow 2, a Non
aprite quella porta (1974) a La
Casa (e sicuramente altri più vecchi), fino a
prodotti più moderni come 28
Giorni dopo, o My Little
Eye ma il tutto è mescolato un po' alla rinfusa
senza cercare di strutturare qualcosa di realmente nuovo
e/o avvincente, forse le parti migliori sono i momenti comici:
vedi lo sketch del "fucile per i negri". Rimane
in bocca solamente il gusto di una pellicola patinata in
stile Buffy l'Ammazzavampiri...vabbé, non
così brutta però. Comunque potrebbe essere
un sufficiente diversivo per la Blockbuster night di qualche
mainstreamer. Dubito che un qualsiasi appassionato di horror
possa apprezzare davvero questo film, in ogni caso buttateci
un occhio.
Segue Cabin Fever 2: Spring Fever (2009).
FORSE TUTTI NON SANNO CHE...
Joey Kern, che nel film fa Jeff, fu portato
più volte all'ospedale per ferite agli occhi.
L'originale cane killer del film era così
vecchio e stanco che tutte le scene dovettero essere girate
una seconda volta. Avendo pochi soldi per ingaggiare un
nuovo cane addestrato, i produttori presero un vero cane
d'attacco della polizia. Questo cane, però, era così
aggressivo ed imprevedibile che nessun attore ebbe il coraggio
di stare in scena con lui. Così nelle scene in cui
compare questa "belva" tutta la crew si nascondeva
dietro dei ripari e le telecamere venivano manovrate in
remoto.
John Neff, che lavorò al mixaggio
audio per il film, è un vero sopravvissuto al batterio
mangia-carne (fascite necrotizzante), che contrasse in ospedale per un'operazione
di piccola portata. Gli ci vollero 13 giorni di cure intensive
per aver salva la vita. Neff dice che il makeup usato nel
film mette in scena alla perfezione ciò che accade
con la malattia.
La canzone "Wait for the Rain"
che si sente all'inizio del film era il tema musicale del
film L'ultima
casa a sinistra (1972) di Craven. La stessa canzone
viene cantata alla fine dei credits, in una versione modificata,
dai figli di David Hess, il cantautore del pezzo.
Peter Jackson era così entusiasta
di questo film che interruppe la produzione de Il
signore degli anelli: Il ritorno del Re (2003) per
ben tre volte per poterselo vedere.
Questo film è stata la pellicola
costata meno alla Lion's Gate nel 2003 (1.500.000 di $)
ma che ha, nello stesso anno, incassato di più (22.000.000
di $). E' anche il film horror record d'incassi di tutto
il 2003.
Robert Jones, un membro della crew, si
portò a casa un manichino decapitato che era stato
usato sul set. Mentre tornava a casa in macchina fu fermato
dalla polizia che si era accorta del corpo sull'automezzo
e pensava che Jones fosse un serial killer. Gli tennero
le armi puntate contro finché Jones non riuscì
a convincerli che non stava fecendo nulla di illegale.
Il regista Eli Roth ebbe l'idea per questo
film quando fece un viaggio in Islanda. Là aiutò
delle persone a ripulire una vecchia stalla e in quel frangente
si beccò un'allergia così forte (dovuta al
fieno decomposto) che la sua faccia si riempì di
pustole ed iniziò a sanguinare.