TRAMA

Mentre è impegnata a scrivere una tesi sulle leggende urbane, la studentessa d'antropologia Helen (Virginia Madsen) rimane affascinata dal mito di Candyman, un uomo con un unicno al posto di una mano che può essere evocato ripetendo il suo nome allo specchio per cinque volte. Helen investiga finché non viene in contatto con Candyman che compie dei crimini dei quali viene incriminata la donna.

 

 

 


CANDYMAN - Terrore dietro lo specchio
titolo or.: Candyman - USA - 1992 - 99min - Colore

di Bernard Rose

GENERE
HORROR - THRILLER
IN BREVE
Horror originale che rimane su binari consueti. Avrebbe potuto funzionare meglio ma comunque si è fatto un nome (da non pronunciare più di quattro volte!).
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Che cosa sanno i buoni se non quello che imparano dagli eccessi di noi cattivi?"

Tratto dalla breve storia "The Forbidden" scritta nel 1985 da Clive Barker (qui anche come produttore esecutivo), Candyman è stata una delle poche gradevoli novità horror della prima metà degli anni '90, creando un piccolo seguito di fans ed una limitata saga. Buon film che però non ha lasciato un segno incisivo se non il nome stesso che tutti ricordano; e non osano pronunciare cinque volte di seguito davanti allo specchio! Il motivo del limitato successo è probabilmente dovuto al fatto che che Candyman non possiede quella simpatica cialtroneria alla Freddy né quel gusto per la mutilazione di un Jason qualsiasi; Candyman è una sorta di antieroe horror sofferente che viene e rimane nel ghetto e che quindi non possiede quel "glam" che potrebbe piacere al più largo pubblico. In ogni caso questo film ha più di un elemento dignitoso che val la pena citare. Il villain di turno non è il solito e banale killer slasher a caccia di giovani in campeggio; Candyman ha una sofferta storia alle spalle di schiavo ed amante di una donna che non avrebbe dovuto desiderare; segue condanna, esecuzione sadica e vendetta dall'oltretomba. Il film s'incentra sulla vita nel ghetto Cabrini-Green, elemento insolito per un horror, ma molto ben sottolineato dalla fotografia di B. Richmond e dalla regia asciutta di Bernard Rose. La dimensione del quartieraccio abitato da gente di colore fa il paio con la figura del vendicatore Candyman ex schiavo nero, dando al tutto una qualche valenza sociale mai però veramente approfondita. In tutta questa originalità, Rose tuttavia non riesce a non fare ricorso ad alcuni clichés del genere nei quali la paura viene telefonata in anticipo allo spettatore o ad altre soluzioni un po' pacchiane (come il saltone nel letto di Berkeley che letteralmente zompa nell'inquadratura). Il film, però, con le sue atmosfere sporche (vedi scritte sui muri fatte con le feci), i suoi locali diroccati ed un senso pervasivo di squilibrio mentale riesce a creare una decente atmosfera e, a tratti, a mettere paura. Il mistero e la tensione della prima parte della pellicola viene meno mano a mano che la storia procede (anche un po' incoerentemente) e come prevedibile, dal momento che siamo in un horror anni '90, s'innesca l'attesa serie di omicidi fino ad un finale semi liberatorio. Candyman ha il pregio di funzionare nel complesso più come storia che come somma di scene scioccanti o paurose ma ha il difetto di non aver quell'incisività tale da rendere il film un horror indimenticabile, nonostante ai tempi qualcuno lo esaltò come un mezzo capolavoro. Buona la prova di Virginia Madsen nel ruolo della ricercatrice coraggiosa e quindi della donna sconvolta dagli eventi e creduta pazza omicida; buono il Candyman interpretato dal Tony Todd che fu protagonista (migliore) ne il remake de La Notte dei Morti Viventi (1990); la sua immagine che si staglia elegante sullo sfondo aveva le potenzialità dell'icona horror; possibilità sfumata. Il regista Rose, il cui lavoro non esaltò la produzione, ha saputo dopotutto creare qualcosa di diverso rimanendo su binari consueti e creare inquietudine senza strafare con gli effettacci. Horror per tutti seppure non privo di qualche crudezza.

Seguito da Candyman: l'inferno nello specchio (1995) e Candyman: il Giorno della Morte (1999).

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film costò 8 milioni di dollari e negli USA ha incassato 25.792.300 di $ (dato 11/2008).

Queste le locations: Cabrini-Green Public Housing Projects, Near North Side (Chicago, Illinois); Occidental Studios - 201 N. Occidental Boulevard (Los Angeles, California); Penn Central Freight Yards, Near West Side (Chicago, Illinois); University of Illinois at Chicago, Near West Side (Chicago, Illinois).

Alcune stampe bootleg del film contengono una versione più violenta della scena del pestaggio di Helen nel bagno pubblico: la calciano diverse volte mentre la donna è a terra piena di sangue per la ferita all'occhio.

Nella camera di Helen, di fianco allo specchio del bagno, c'è la maschera di Guy Fawkes, personaggio storico reso cinematograficamente noto dal film V per Vendetta (2005).

Virginia Madsen sostiene che in alcune scene del film era come ipnotizzata.

"Sweets to the Sweet", la scritta che si trova sui muri del Cabrini Green, deriva da una frase dell'Amleto di Shakespeare.

La Madsen è allergica alle punture di ape e quindi un'ambulanza era sempre pronta sul set.

Furono messe davvero api in bocca a Tony Todd come si vede in una particolare scena del film ma l'attore aveva in bocca una gabbia che impediva agli insetti di finirgli in gola.

Le api furono allevate specificatamente per il film. Si dovette essere sicuri che le api avessero solo 12 ore di vita in modo da avere l'aspetto adulto ma senza un pungilione che potesse davvero fare danno.

La parte di Helen sarebbe dovuto andare all'allora sconosciuta Sandra Bullock.

Alcuni esterni furono davvero filmati alla pericolosissima palazzina popolare Cabrini-Green. Per fare le riprese la crew dovette mettersi d'accordo con la gang del posto i cui membri vollero essere presenti nel film come comparse. La protezione della gang non fu sufficiente ad evitare che l'ultimo giorno delle riprese uno dei camion della crew diventasse bersaglio di un colpo di pistola sparato da uno sconosciuto. Nessuno rimase ferito.

Al compositore Philip Glass fu chiesto dal regista di scrivere uno score musicale per il film. Glass accettò e compose un tema gotico per organo e voci. I produttori e Clive Barker (produttore esecutivo) non erano soddisfatti del lavoro del regista Rose e lo lasciarono libero di andarsene senza terminare il film (ci avrebbero pensato loro). Il risultato finale però non piacque a Glass che si sentì manipolato: Candyman gli era stato presentato come un low-budget indipendente con libertà creativa mentre per Glass il progetto si era trasformato in un filmetto slasher hollywoodiano. Come risultato, Glass bloccò l'ultilizzo del suo score per anni, fino al 2001.

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