La Frase dal Film:
"A che serve il sangue se non per essere versato?"
Terzo capitolo della saga di Candyman, eroe horror nato nel 1992 il cui marchio indelebile è essenzialmente solo il suo nome che ogni appassionato del genere sa di non dover mai pronunciare più di cinque volte davanti allo specchio; pena un ennesimo sequel. Questa volta dirige direct-to-video Turi Meyer, regista di Sleepstalker: l'uomo di sabbia (1995) e sceneggiatore di chicche quali Leprechaun 2 (1994) e Wrong Turn 2 (2007); non il cineasta più quotato, insomma. Asso nella manica di una produzione spiccia come codesta, il ruolo di protagonista femminile dato a Donna D'Errico, ex modella di Playboy e poi pettoruta attrice in Baywatch (1989-2001); come previsto la presenza della bellona permette la costruzione di scene ad hoc che vedono la D'Errico sgambettare in intimo ed indossare golfini senza reggiseno. Di solito accade che la bellona che recita nel film horror non abbia dalla sua notevoli doti recitative e la bella Donna, in questo Candyman, non fa eccezione. Nei panni del villain di colore il solito baritonale Tony Todd che invece conosce il mestiere; farà poi sapere alla convention di Fangoria tenutasi a Chicago nel febbraio 2008 che già ai tempi della produzione non aveva molto a cuore questo film. Le premesse non sono particolarmente felici ma tutto sommato il film non risulta più scarso di quanto fosse il secondo film del franchise. Il plot riprende quella che è sempre stata la storia sulla quale si è retta la saga: Candyman torna a manifestarsi dopo che, con una scusa di quelle che "una vale l'altra", la protagonista femminile dice cinque volte il nome del killer maledetto; quindi segue una serie di omicidi ai danni di conoscenti della protagonista che viene creduta pazza e/o colpevole. Nulla di nuovo sotto il sole, quindi. Turi cerca di dare al film un'atmosfera surreale e a tratti onirica (cosa rafforzata dai colori freddi) ma il risultato è un po' gelido (sarà per i colori freddi?) se non fosse che l'inserimento di diversi elementi della cultura latina danno un tocco folcloristico che risulta intrigante: vedi vecchina afona che ne sa di magia bianca. Peccato che l'arte di spaventare non sia un dono posseduto dal regista Meyer, il quale si basa sulle risapute tecniche nonché sui falsi allarmi, il più trash dei quali è quello che vede l'amica di Caroline urlare come una matta per poi giustificarsi dicendo che stava provando una parte per un film horror. Si alza il livello di sesso con diverse belle donne che mostrano il seno e il culo, si abbassa la tensione, la storia rimane sui soliti binari e manca un livello di sangue minimamente coraggioso (siamo anche nel 1999 perbacco!). Horror di routine con poco da dire e moderato intrattenimento.
Preceduto da Candyman (1992) e Candyman: l'inferno dietro lo specchio (1995).