La Frase dal Film:
"Chi fu testimone dello scempio disse che la sofferenza di Daniel Robitalille fu così grande che la sua anima rimase per sempre intrappolato nello specchio di Caroline [...] Spezzato lo specchio, spezzata la maledizione"
Candyman (1992), film tratto da un racconto di Clive Barker, ai tempi della sua uscita fu forse un poco sopravvalutato ma si trattò comunque di un buon horror sufficientemente originale ed ebbe un successo più che discreto al box-office. Il sequel non si fece attendere; benché figlio del cinismo produttivo Candyman: l'inferno nello specchio (o semplicemente L'Inferno nello specchio, com'è stato distribuito in Italia) ha dalla sua qualche qualità tale da non farlo precipitare nella gora dei soliti insulsi seguiti. Il film diretto da Condon, regista che si è fatto le ossa con produzioni televisive, tenta di raccontare la storia del personaggio Candyman con flashback che mostrano la sua triste sorte al tempo della schiavitù ed offre una spiegazione al nome, all'uncino e alla presenza delle api; anzi, la mostra, poiché la storia era stata già narrata nel precedente film di cui viene citato in questo il personaggio di Helen, protagonista della pellicola. Va rilevato come lo sciorinare con precisione la storia del malcapitato uomo di colore che ama la donna bianca e viene massacrato dai villici razzisti, tolga molto dell'allure e del mistero che permeava nel primo film la figura di Candyman; rimane la presenza scenica dell'attore Tony Todd che contribuisce enormemente alla riuscita complessiva del franchise. L'azione si sposta a New Orleans, luogo cinematograficamente (e realmente) suggestivo che viene ben sfruttato in fotografia e regia per colori e movimento; una voce fuoricampo che inneggia ai bagordi del carnevale funziona a puntino nel suggerire un'atmosfera da apocalisse. Qua e là, grazie all'ambientazione, il film riesce ad acquistare un'atmosfera interessante di gran lunga superiore alla storia. Sì, perché il plot di questo film non risulta per nulla originale rispetto al precedente, solo che qui la donna che viene perseguitata da Candyman è una sua pronipote mentre la donna del film del 1992 era una sorta di reincarnazione della bianca amata da Daniel Robitaille (questo il nome dello schiavo nero prima di assumere il "nome d'arte" Candyman). Se nel film di Bernard Rose il cattivo incarna una leggenda urbana, qui, gicché siamo a New Orleans, c'hanno creato su una sorta di culto-santeria. Capirai. Tolto il potenziale di novità esercitato dal nuovo horror-villain, asso nella manica giocato dal film del 1992, e tolti i flashback della vita del fu Robitaille, elemento originale della pellicola in questione, al regista Condon non sembra che sia rimasto altro se non cercare di creare qualche momento di tensione e paura. Nello spasmodico tentativo di terrorizzare lo spettatore, si fa un abuso dello score musicale e di trovate stranote al conoscitore del genere horror tale per cui le volte in cui si prova qualche leggero brivido si riducono ad una misera manciata. E comunque nulla di sconvolgente. Molto meno moderno nell'impostazione di quanto era stato il predecessore ed una certa pochezza generale fanno fare diversi passi indietro alla pellicola che ha un nonsoché anni '80 e tradiscono lo stile direct-to-video del regista. Allucinante, poi, all'inizio del film un enorme micorfono nell'inquadratura, della serie "ma come hanno fatto a non notarlo" (si vede poco prima che lo scrittore entri nel bar, mentre cammina per la strada). Qualche effetto speciale riuscito, una mano segata ma a mio parere non siamo nel campo dello splatter che avrebbe garantito un terzo punto nella mia scala del blood-level. Godibile, ma solo in parte e per serate di tutto relax, Candyman: l'inferno nello specchio è adatto solo ad un pubblico di appassionati del genere.
Preceduto da Candyman (1992) e seguito da Candyman: il giorno della morte (1999).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Girato a Los Angeles e New Orleans.
Il titolo originale gioca con il famoso Farewell to Arms (Addio alle Armi) di Hemingway. Farewell to the Flesh significa Addio alla carne.