TRAMA

Il Dottore, 32 e Bisturi sono 3 criminali che rapinano le buste paga di una ditta di farmaci. La rapina va bene ma ci scappa il morto. Dopo una veloce fuga, i tre prendono in ostaggio un uomo ed il suo bambino malato, ed una donna alla quale hanno appena ucciso l'amica. I 6 in macchina si allontanano dalla città per sfuggire alla polizia che li bracca. Bisturi è un omicida incallito e 32 un maniaco sessuale, il Dottore, il più razionale dei 3 criminali, ha difficoltà a tenere a bada i due. Il viaggio diventa un interminabile stillicidio di violenza e morte.

 


CANI ARRABBIATI
(ITALIA - 1974 - 96min - Colore)

di Mario Bava

GENERE
THRILLER - DRAMA
IN BREVE
Eccezionale film di Bava misconosciuto in Italia. Violento, volgare, seminale: ecco come l'Italia è un tempo faceva scuola.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Comunque nella sfortuna della macchina che mi ha abbandonato ho avuto la fortuna di incontrare voi"

Descritto nella stesse note del DVD come "ciò che sarebbe successo se Tarantino avesse rifatto L'ultima casa a sinistra on the road". Mario Bava dimostra, come se non l'avesse gia fatto, il suo talento come regista e Scorsese ammette l'influenza che questa pellicola ha avuto suoi suoi successivi lavori. Tratto da un racconto di Ellery Queen, Cani Arrabbiati è ancor più duro de Le Iene (1992) di Quentin, per rimanere nel parallelismo, ma soprattutto più nichilista dello slasher d'annata Reazione a catena (1971) già crudele nel descrivere la natura umana. Il fatto è che questo film del 1974, "aggiornato al prezzo del denaro", sottolinea la rabbiosa natura dell'uomo in relazione ai soldi; e nessuno viene risparmiato. Ma non è solo questo. Bava gira praticamente tutto il film all'interno di una macchina, ambiente già di per sé claustrofobico, reso maggiormente scomodo dalla presenza di tre soggetti che hanno perso il senso di ciò che è bene e di ciò che è male. Al di fuori di questa macchina che percorre lunghi tratti di autostrada, impregnata com'è di sudore, morte, violenza e confusione, si estende al di fuori un territorio italico desolato e quasi desertico che fa da contraltare al caos dell'automezzo. Per una trama che non è complessa né, in sé, avvincente, Bava rinucia ai suoi noti lezzi stilistici che lo hanno reso famoso (e mi riferisco soprattutto all'uso dei colori); Cani Arrabbiati piuttosto si concede immagini weird come il parallelismo fra la confusione mentale di Bisturi (Aldo Caponi aka Don Backy) e la biglia di un flipper che sbatte a destra e a manca. Tutti gli attori fanno un egregio lavoro: sbalorditivo il ruolo sadico del sopracitatao Don Backy più noto alle folle per le sue canzoni. Montefiori, omone di 2 metri e 6 passato alla storia per la sua interpretazione del folle cannibale in Antropophagus (1980) nel film è un maniaco sessuale soprannominato 32 per la lunghezza del suo pene. Il più compassato e gelidamente razionale è "Il Dottore" interpretato da Maurice Poli (5 bambole per la luna d'agosto, 1970; Gli orrori del castello di Norimberga, 1972), versione del criminale affascinante. Eccellente la Lander che nel ruolo di Maria, un ostaggio a caso, riesce a convincere pienamente recitando la parte della donna sull'orlo di una crisi di nervi. Cucciolla, bella voce della tv di un tempo, è un perfetto ostaggio che si rivelerà il nucleo cinico dell'opera baviana. Pervaso da scene violente, che vanno da stupri a sevizie ad omicidi, adrenalinico nonostante l'ambiente geometricamente limitato, Cani Arrabbiati si fa perdonare quelle piccole cadute di stile proprie dei film dell'epoca, incentrate poi essenzialmente nei soliti messaggi pubblicitari occulti (J&B, FernetBranca e Pejo), e forse anche in una vis recitativa a volte eccessiva o in dialoghi non sempre brillanti. Ma quando i 6 imbarcano l'autostoppista che non la finisce mai di parlare anche lo spettatore rimane col fiato sospeso in preda ad un'incredibile tensione immerso in un'atmosfera irreale come se ci fosse anche lui in quella macchina. La musica di Stelvio Cipriani coglie nel segno e accompagna "paicevolmente" questa pellicola che inizia come un semplice poliziottesco e si conclude con la forza di un macigno sulla testa dello spettatore in atmosfera da "pessimismo cosmico". Ma anche senza il finalone sarebbe stato un bel film. Da vedere e da acquistare, se lo trovate.

Noto all'estero come: Rabid Dogs (titolo internazionale). In Italia è uscito anche con il titolo Semaforo Rosso, ma questa versione, la cui riedizione fu caldeggiata da Lea Lander (Maria nel film), è stata addizionata da inserti non pertinenti ed edulcorata da un lieto fine.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Durante la fuga con gli ostaggi, Luigi Montefiori, canticchia un pezzo di "Emozioni" di Battisti. [segnalato da Agostino].

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