La Frase dal Film:
"Ti amo, non ti farei mai del male"
...Disse palleggiando con il di lei bulbo oculare...Scherzo, solo che in questo film sono così pochi i dialoghi e ancor meno quelli pregnanti che per "La Frase dal Film" ho preferito buttarmi sul classico inatteso. La regista Claire Denis gira un film horror erotico esistenzialista che è fondamentalmente una variazione art-house sul tema del vampirismo, in cui la compulsione cannibalica dei protagonisti è metafora di un desiderio sessuale vorace. L'idea non è poi così originale e si potrebbe rintracciare la componente sessuale in ogni horror di stampo cannibalico-vampiresco oltre al fatto che l'equazione eros-tanathos non è certo d'intuizione recente. Il fatto che la Denis e lo screenwriter Jean-Pol Fargeau optino per una sceneggiatura scarna e essenziale, riempita da silenzi e sguardi profondi, non riesce a cambiare le stranote carte in tavola e rende il tutto molto stucchevole. Di buono c'è che la fotografia di Agnès Godard (regular nei film della Denis) riesce a proiettare un'atmosfera tetra e sinistra in qualsiasi spazio e/o azione sia compiuta nel film, anche la più banala, quella di tutti i giorni. La tensione intellettuale del film si perde in una regia abborracciata e implode nella noia, cosa più che giusta quando si abusa della tendenza a intellettualizzare e "ermetizzare". Per oltre mezz'ora dopo l'inizio del film, allo spettatore non è dato di capire granché, oltre al fatto che in Francia c'è una donna che adesca i cammionisti e se li mangia, che c'è un uomo di colore che ogni volta la va a recuperare in giro e che a Vincent Gallo gli è andata di lusso a sposarsi la Vessey. Poi una cameriera mostra il seno mentre si cambia, Vincent si aggira per Parigi a fare il lurido in metropolitana, un ragazzino viene sbranato dall'implacabile Dalle che ha i denti separati come la cantante Giovanna e, concludendo, l'infoiato Vincent si masturba in bagno (con la moglie disperata che gli chiede cosa stia facendo) stile Ben Stiller e tanto di rumore inequivocabile per poi emettere un tale volume d'eiaculato che pare un equino. Per inciso l'uomo non pulisce nulla, scappa dalla camera e la moglie va in bagno a toccare con mano il piccolo bacino idrico formatosi. Spasso d'essai. Va da sé che il film ha un alto tasso di sesso e di sangue (ma non più della media degli horror francesi), il che, a conti fatti, rende Cannibal Love una pellicola interessante per chi ama il cinema che parla di un erotismo diverso dal solito. Con i dialoghi ridotti all'osso e con la tendenza a non inquadrare i ruoli, il film presenta nello svolgimento diversi personaggi il cui senso nello svolgimento non viene né chiarificato né approfondito; la cosa capita prima di tutto al personaggio di Leo, il marito della cannibale, che, secondo il mio giudizio, avrebbe dovuto avere un ruolo ben più fondamentale. In conclusione, Cannibal Love non è un film brutto se con brutto s'intende il livello tecnico, e soprattutto risulta essere uno dei pochi horror con approccio d'essai; però l'ostentato atteggiamento art-house finisce per renedere il film una di quelle pellicole fatta da quei tipi di registi che se la cantano e se la suonano. L'arte non deve adattarsi al fruitore (semmai il contrario) ma il rischio è che si interrompa la comunicazione fra opera e spettatore se il film è mera messa in scena della visione dell'autore senza mediazione di significati e/o significanti. Paroloni. Insomma, che la Denis faccia pure quello che vuole e come vuole ma si renda conto che il rischio del ridicolo è dietro l'angolo.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
The title of this film comes from a Frank Zappa song of the same name from the album "Freak Out!"