Il film in breve

Gli attori mancano o forse non hanno compreso appieno le intenzioni del regista. Il resto va benone.

 

 

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CAPPUCCETTO ROSSO

Regista: Stefano SimonePaese: ItaliaAnno: 2009Durata: 30'Cromia: ColoreGenere: Horror - Corto

Pietro (Luca Peracino) è un ragazzo introverso e timido. Un bel giorno la madre gli prepara un cesto da portare alla nonna malata. Durante il percorso nel bosco, Pietro incontra una ragazza col cappuccio rosso che, con fare sinistro, gli propone una gara: chi ariverà per primo a casa della nonna. In quella casa non mancheranno le sorprese.

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La frase dal film: "Sorpresa!" "Cosa ci fai qui?" "Abbiamo fatto una gara" "Sì, ma cosa ci fai in casa di mia nonna?" "Mi ha visto arrivare correndo e mi ha fatto entrare" "Mia nonna è a letto malata, non può alzarsi e non apre agli estranei. Ora dov'è? "

 

Corto di Stefano Simone (Kenneth, 2008), atto d'amore parecchio divertito verso il cinema di genere italiano di Fulci, Bava e D'Amato; non ci si può sbagliare, il giovane regista dedica a chiare lettere il suo film a questi tre mostri sacri dell'horror. Immerso in un'atmosfera di grande amatorialità, a tratti programmaticamente ricercata, altrove specchio fedele delle limitatezze produttive, Cappuccetto Rosso si sviluppa come ribaltamento della nota favola, traendo spunto dal racconto di Giordano Lupi*, con un interessante personaggio principale timido e represso che si trova faccia a faccia con la lasciva e vorace Cappuccetto Rosso. Nel corto, leggero nei toni e in parte nella narrazione, si inserisce dunque un sotteso concettuale decisamente pregno e interessante (la sessualità, il passaggio all'età adulta e la violenza sessuale) che avrebbe forse meritato migliore indagine e descrizione, data anche l'evoluzione della "relazione" fra i due personaggi principali che non sto qui a dire per non fare spoiling. Peccato la smaccata amatorialità dei giovani e volenterosi attori, probabilmente spinti a recitare sopra le righe (o sotto le righe) dal regista, per esaltare un potenziale effetto simil-parodistico del cinema di genere casereccio (più d'amatiano, soprattutto nel finale in aria di Antropophagus, 1980, che fulciano e baviano!). Non si spiega altrimenti, ad esempio, la "terribile" camminata del protagonista per i vicoli del paese. Sarebbe bastato inserire un solo personaggio secondario "eccessivo" per rendere l'idea del nostro cinema anni '70/'80, personaggio che avrebbe fatto le veci di tanti caratteristi da pellicola bis di quelli che risultavano simpaticamente trash. La mediocre recitazione di tutto il cast** non rende il senso di un'immagine "simpaticamente" deformata del cinema di genere, piuttosto rimanda un effetto di semplice mediocrità che rischia di minare altri comparti del corto, comparti altrimenti pregevoli. In questo senso l'intenzione del regista arriva allo spettatore in modo non chiaro: se gli nattori fossero stati fatti recitare ancor più sopra le righe (si veda Splatters gli schizzacervelli, 1992, come esempio paradigmatico) allora la volontà "ipertrofica" sarebbe stata compresa in maniera più pulita. Funziona bene invece la regia in senso stretto, la scelta delle posizioni di macchina, la fotografia (soprattutto in interni) e gli SFX, questi ultimi sì chiaramente e simpaticamente low. Si distingue nettamente per qualità la musica di Luca Auriemma, che suona come una sorta di mix-rivisitazione citazionista di Tabular Bells de L'Esorcista (1973) e dello score di Suspiria (1977). Più un divertissement che altro, Capuccetto Rosso è successivo a Kenneth ma gli sta in coda, o forse si tratta solo di una preferenza personale. Rimaniamo in attesa dei nuovi ciak di Stefano Simone.

 

* Che a propria volta deve qualcosa alle "Fiabe al Contrario" di Gianni Rodari.

 

** Ad eccezione forse del ragazzo che, all'inizio del film, avverte Pietro dei pericoli di Cappuccetto Rosso. Non sono riuscito a collegare al personaggio il nome dell'interprete.

Il film e oltre...

TRIVIA

Il film è distribuito in allegato all'antologia "Racconti Sepolti", tratta dal sito www.sognihorror.com; edita da "Il Foglio Letterario". Il curatore è Emanuela Mattana, sceneggiatore del film.

 

Luca Peracino e Andrea Pisani sono una delle coppie di comici a Colorado Café (2010).

 

Le interiora di Cappuccetto Rosso sono intestini di agnello misti a salsiccia cruda tritata, con aggiunta di sangue finto: Luca Peracino stava quasi per vomitare nel momento in cui dovette addentare le frattaglie.

 

La sequenza in cui si sentono gli ululati è stata girata poco distante dalla villa abbandonata di Profondo Rosso (1975).

 

Il protagonista, all'inizio del film, stringe fra le braccia il libro di Giordano Lupi che tratta del cinema di Joe D'Amato.

TRASH

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SPOILER

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