TRAMA
Bruno, un giovane compositore,
prende in affitto una villa per lavorare in pace: deve comporre
la colonna sonora di un film d'orrore. Le cose però si
mettono male quando un misterioso killer inizia ad aggirarsi nei
paraggi. La prima notte in cui soggiorna nella villa, Bruno viene
sorpreso dalla presenza di Katia nascosta nella casa; Katia però
verra presto accoppata, così accade ad un'altra ragazza
che fa visita alla villa solo per usufruire della piscina. Bruno
inizia a sospettare qualcosa ed anche la sua ragazza Julia non
sembra essere così innocente. Pian piano il compositore
si accorge che fra il film a cui sta lavorando e la drammatica
realtà che vive ci sono dei legami.
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LA
CASA CON LA SCALA NEL BUIO |
(ITALIA
- 1983 - 110min - Colore) |
di Lamberto
Bava |
| GENERE |
ITALIAN GIALLO |
| IN BREVE |
Un rehash del giallo
all'italiana di esito non totalmente convincente,
ma discreto |
| WEIRD |
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| SESSO |
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| VIOLENZA |
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| SANGUE |
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| PAURA |
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Un tardo giallo all'italiana. Si potrebbe definire così
questo secondo lavoro di Lamberto Bava (il primo fu Macabro
del 1980, decisamente più interessante) che dopo
aver lavorato come assistente alla regia con il padre
Mario e con Dario Argento si ispira proprio a quest'ultimo
nel metter in opera questo prodotto. Rispetto al film
del 1980 qui abbiamo molto più sangue (un pre-slasher?)
ma rispetto ai giallos del '70 abbiamo un intreccio più
povero e molto meno "personalità". Poco
vale il finale la storia del trauma che regge tutta la
trama. Comunque rispetto alle difficoltà incontrate
ai tempi dalla produzione siamo di fronte ad un prodotto
discreto che genera discreti brividi. Il film fu girato
in tre settimane a budget limitatissimo con una sola camera
in 16 millimetri poi gonfiati a 35. Lamberto Bava coltiva
qui il suo interesse per l'irrazionale e per il gore che
irromperà palesemente nel successivo Demoni
(1985). Comunque con La casa con le scale nel
buio siamo ancora in presenza di una struttura tipica
del giallo argentiano fin dall'inizio quando ci è
dato di vedere il terzetto di bambini e la tragica fine
di uno di essi, il che è sì una scena di
un film a cui si sta lavorando ma che, nello stesso, è
la chiave di tutto...un po' come la terrificante (quella
sì!) scena iniziale di Profondo
Rosso. Il regista non si preoccupa molto della coerenza
della storia e non si preoccupa neppure di trovare grandi
attori per questo film. Occhipinti se la cava bene ma
nessun altro rimane nella memoria ma forse non era questa
la finalità di Bava che infatti "fa fuori"
quasi tutto il cast. Le musiche sono mono-tono; essenzialmente
si sfrutta il tema (che ricorda Halloween)
che Occhipinti/Bruno sta componendo e lo si ripete all'infinito.
In conclusione, però, questo film non è
pessimo e riesce a procurare qualche brivido, in più
la scena dell'omicidio in bagno è davvero feroce
ed il finale non è infame anche se non proprio
inaspettato. Pane quotidiano per gli appassionati di horror,
discreto per coloro che (come me) amano il thriller all'italiana.
Da evitare per i mainstreamers.
FORSE TUTTI NON SANNO CHE...
Il film fu inizialmente girato per la televisione,
cosa strana visto il livello di sangue. Comunque girano
differenti versioni del film, soprattutto sul mercato
internazionale dove il film è conosciuto come
A blade in the dark o House with the
dark stairway. Si va dai 96 minuti ai 104 ai
110.
Una ragazza del film si chiama Katia. Qualcuno ha voluto
leggerci una citazione da La
Maschera del Demonio (1960) di Mario Bava. Non
so se confermare, ma probabilmente la scelta del regista
non è stata casuale.
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