TRAMA
Stefano è un giovane
artista che arriva in un villaggio della pianura padana con il
compito di restaurare un affresco fatto dal misterioso Legnani,
affresco che ritrae un inquietante San Sebastiano. Molto presto
le cose iniziano a volgere per il peggio e Stefano riceve telefonate
anonime che gli intimano di allontanarsi dal paese. Stefano non
molla e decide di scoprire il mistero che si cela nell'affresco
e nel passato di Legnani. Scoprirà un'agghiacciante
verità in un finale assolutamente sorprendente.

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LA
CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO |
Italia
- 1976 - 110min - Colore |
di Pupi
Avati |
| GENERE |
HORROR - MYSTERY |
| IN BREVE |
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| WEIRD |
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| SESSO |
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| VIOLENZA |
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| SANGUE |
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| PAURA |
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Il primo horror di Avati, costato 150 milioni e girato
in cinque settimane, ritenuto da tutti quelli che abbiano
una certa esperienza nel campo del cinema horror come
uno dei capolavori dello spaghetti thriller e del cinema
di paura, ritenuto dagli assuefatti e dipendenti spettatori
del new-horror e del sangue facile come troppo lento e
piatto. La casa dalle finestre che ridono rappresenta,
insieme a poche altre pellicole dello stesso periodo,
la summa del cinema horror incastonato in una trama gialla,
e rappresenta di certo la cigliegia sulla torta delle
produzioni orrorifiche avatiane. Il film inizia con una
sequenza fra le più inquietanti che si possano
immaginare (solo Argento con Profondo
Rosso ha fatto di meglio, per me), in una pellicola
virata seppia si vede il supplizio di un ragazzo che viene
accoltellato, mentre la voce del maledetto Legnani recita
una specie di poesia di sangue e violenza. Ecco che poi
ci ritroviamo nei territori più cari ad Avati,
quelli della desolata pianura padana, una terra "solare
ed amica", nota per la vita agreste, che nulla dovrebbe
avere a che fare con la morte ed il mistero. Eppure tutta
l'inqueitudine sfocia proprio dall'idiosincrasia fra l'ambiente
anti-gotico della campagna e l'inquietante mistero che
monta ed avviluppa tutti gli abitanti ed il protagonista
fino a giungere ad un finale da 10 e lode. Se mai qualcuno
vi rivelasse il finale prima del tempo, uccidetelo all'istante!
Qui ritroviamo tutto lo stile di Avati al massimo grado,
una "signature" rintracciabilissima anche nel
seguente Zeder, inquietante e
bello ma non così tanto come questa opera del 1976.
Ovviamente si tratta di un film che ha quasi trent'anni
e di un'opera di un regista che non ha mai avuto il suo
punto di forza nell'esibizione del sangue (a me pare un
merito), quindi sono abbastanza superficiali le critiche
che cassano come lento e lungo questo film. Essi dimenticano
di che tipo di orrore ci vuole parlare Avati, del suo
stile narrativo privo di esplosioni di violenza e gore.
Alcune piccole pecche come una recitazione non sempre
all'altezza ed una piccola lentezza narrativa (sempre
che sia un difetto) vengono ampiamente compensate dall'intro
da incubo, dallo svolgersi della storia nella ricerca
della verità, dall'affresco che pian piano si rivela
e rivela il suo terribile segreto, e da un finale che,
ripeto, è davvero tosto. Da vedere, da rivedere,
da comperare in DVD e non da scaricare da internet (almeno
questo...premiamo le opere migliori, spingeremo i produttori
ad investire sulle opere di quel tipo!), da mostrare con
orgoglio fra le chicche della vostra videoteca. Se non
vi piace questa opera di Avati le cose sono due: o siete
molto giovani, oppure avete delle grosse lacune nella
vostra preparazione al cinema horror. Ovviamente siete
liberi di pensarla come volete; però...
Nei paesi anglosassoni si trova sotto il titolo di The
House with Laughing Windows in Francia come La
maison aux fenetres qui rient oppure La porte
de l'enfer.
Il DVD della 20th Century Fox che distribuisce il film
in Italia (quello per il 25° Anniversario) presenta
il film in versione restaurata e rimasterizzata, audio
mono o 5.1 rielaborato, e 2 extra: 1)Dietro le quinte
del restauro (extra davvero scarso); 2)Nascita di un cult
movie, con interviste ai fratelli Avati, al musicista
Tommasi, a Capolicchio e a Cavina.
FORSE TUTTI NON SANNO CHE...
Il film inizialmente doveva intitolarsi Blood Relations.
La storia ha origine dal ritrovamento del corpo di un
... (no spoiler) effettivamente avvenuto vicino a dove
abitava Avati.
Il film fu girato nei giorni in cui il Friuli fu colpito
da un devastantissimo terremoto, la stessa troupe fu sorpresa
e spaventata dalle scosse telluriche.
La mano che si appoggia all'albero alla
fine del film è quella di Pupi Avati.
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