TRAMA
Il giovane Matto, un ragazzino
di colore così soprannominato dalla sorella, è già
ai ferri corti con la vita a causa di una mamma morente e di uno
sfratto esecutivo sulla testa. Decide così di fare da spalla
a Leroy, il tipo della sorella, in un tentativo di furto nella
casa di una coppia di ricconi proprietari di case che affamano
tutto il quartiere. Si dice che questi due nascondano nella loro
dimora una collezione di monete d'oro. Ovviamente va tutto per
il peggio e Matto si trova imprigionato in questa tetra casa stracolma
di passaggi segreti, trappole, corridoi e sottoscala. Il peggio
è che i padroni di casa sono due fratelli matti e sadici
che tengono chiusi in cantina delle persone che una volta erano
bambini, rapiti dalla coppia, nell'insana ricerca di allevare
una discendenza perfetta.



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LA
CASA NERA |
(titolo
or.: The People under the Stairs
- USA - 1991 - 102min - Colore) |
di Wes
Craven |
| GENERE |
HORROR |
| IN BREVE |
Un horror più
intelligente di quello che sembra |
| WEIRD |
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| SESSO |
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| VIOLENZA |
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| SANGUE |
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| PAURA |
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LA FRASE dal film:
"Non sono belle. Sarà un anno difficile
per te. Il giudice, la morte e il diavolo. Se stessi leggendo
il mio futuro mi preoccuperei."
Wes Craven, trae spunto da un reale fatto
di cronaca che lo aveva turbato (due genitori che avevano
chiuso i loro bambini in casa senza farli mai uscire) e
costruisce questo film, all'apparenza leggero sia a livello
di sangue sia di paura, che però si presta a diverse
interpretazioni. La prima cosa che colpisce è l'elemento
di critica sociale che traspare da diversi punti della pellicola:
il protagonista è un bambino di colore, il bambino
è socialmente disagiato (gli atti delinquenziali
che compie con Leroy non riescono a renderceli antipatici),
i padroni di casa rappresentano il capitalismo che sfrutta
la massa e la massa, nell'atto finale, si riappropria in
modo violento (esplosivo...direi) di ciò che gli
"spetta". Matto finisce per essere un Robin Hood
per la sua gente. Da non trascurare la scena in cui il televisore
trasmette le immagini del bombardamento USA sull'IRAQ, tocco
di critica politica non indifferente. Notevole come nell'era
Reagan e Bush siano stati prodotti diversi titoli particolarmente
critici (e sovversivi) verso il sistema, es.: Essi
vivono (1988) di Carpenter, The Stepfather - Il
patrigno (1987) di Ruben, Society
- The Horror (1989) di Yuzna, e questo titolo in esame.
In più Craven struttura il tutto come una fiaba gotica
moderna (infatti ci si chiede di quanto avrebbe giovato
la pellicola di un bel B&W) con un bambino che deve
fuggire dalle grinfie di due orchi adulti (o meglio una
matrigna cattiva ed un orco), un tesoro fatto di monete
d'oro, una casa stregata con passaggi e cunicoli, mostri
nella cantina (o meglio gente del popolo tenuta prigioniera
dal signore/padrone), e una vergine da liberare (Alice,
l'A.J. Langer figliastra del dittatore in Fuga da Los
Angeles, 1996). Una certa ironia di fondo non riesce
a stemperare completamente (grazie al cielo) l'orrore e
i misteri di cui è permeata questa Casa Nera.
Peccato che il finale sia un po' semplicistico; qualcosa
di più cinico sarebbe riuscito a dare maggior spessore
alla pellicola, ma anche così, con un finale platealmente
anticapitalistico e con un bambino come protagonista più
forte e più coraggioso di un supereroe, la storia
regge bene. Gli attori sono convincenti e sono volti noti:
Leroy sarà in seguito il boss in Pulp Fiction
(1994) nonché il polizziottone ne L'Alba
dei morti viventi (2004), mentre il papà/orco
che corre per casa come Leatherface ma vestito come lo storpio
di Pulp Fiction (e 2) non solo lo abbiamo già
odiato in Gunny (1986) di Eastwood ma aveva già
fatto coppia con la matrigna Wendy Robie in Twin Peaks
di Lynch. Brandon Quintin Adams, il bambino protagonista,
l'abbiamo visto (?) in Moonwalker (1988) a fianco
di Michael Jackson. Bella combriccola, quindi, e soprattutto
bella la scelta di Craven di creare una casa che è
un vero labirinto del terrore tanto che ci si può
azzardare a dire che la vera protagonista sia proprio la
Casa Nera. Qualche punto in più di gore
non avrebbe guastato, così come non sarebbe stato
male aggiungere qualche momento in più di puro terrore,
certo, ma anche così la pellicola riesce a catturare
l'attenzione e se non c'è la noia siamo già
a metà del percorso. Un film di Wes Craven di cui
si parla poco (o non si parla affatto) così presi
a concentraci sul fenomeno Nightmare
(1984) o Scream (1996), eppure
già al tempo avrebbe meritato un po' più d'attenzione.
Non aspettatevi nulla di trascendentale ma se vi capita
buttate un occhio su quest'horror intelligente che potrebbe
aver influenzato film come I Trasgressori (1992)
di Walter Hill e Candyman - Terrore dietro lo specchio
(1992) di Bernard Rose.
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