La Frase dal Film:
"Lei lo sa perché il suo patrigno le regalò
questo tappeto? Perché sapeva quello che so io. Secondo
un'antica leggenda persiana il colore giallo di un tappeto
serve solo ad esaltare il rosso del sangue. Sì, i
tappeti gialli nascondono un'antica maledizione"
Carlo Lizzani aveva già dato prova
di "stranezze" con pellicole quali Facce dell'Asia
che cambia (1973), Kleinhoff Hotel (1977),
Storie di
vita e malavita (1975). Dopo aver assunto il ruolo di
direttore della Mostra di Venezia per quattro anni, il regista
tornò dietro la mdp e girò questo La Casa
del Tappeto Giallo, una pellicola coprodotta con Rai2,
che cerca di rivificare le atmosfere del giallo all'italiana,
genere ormai in declino da un po' di anni. Tratto dalla
pièce teatrale Teatro a domicilio di Aldo
Selleri, questo misconosciuto film per la tv mette in scena
abbastanza nudità, sangue e mystery da poter essere
considerato intrigante. Tutta l'azione si svolge all'interno
di un appartamento, e questo (oltre a soddisfare probabili
limiti economici di produzione) arricchisce il thrilling
di un'atmosfera claustrofobica non indifferente. Nonostante
alcuni dialoghi siano inverosimili e la recitazione non
sia sempre entusiasmante (soprattutto quella di Vittorio
Mezzogiorno e di Béatrice Romand, pupilla del regista
Eric Rohmer, che ha un bel corpo ma un viso discitibile),
la pellicola riesce a tenere ben desta la curiosità
dello spettatore servendogli parecchi colpi di scena (anche
troppi, in verità). Alcune scene sono memorabili
per il loro impatto: le sevizie alla donna, ma soprattutto
la puntura nella palpebra non sono niente male, tenendo
anche conto del fatto che il film fosse diretto al pubblico
televisivo. Se Mezzogiorno e la Romand non eccellono, Erland
Josephson nei panni del acquirente del tappeto e Milena
Vukotic in quelli della psichiatra sono davvero encommiabili.
Josephson, attore bergmaniano, mette in scena un "Professore"
sinistro e di grande fascino, mentre la Vukotic di fantozziana
memoria, passa con grande facilità da espressioni
contrite a risatine malsane. Arricchito da una musica furbetta
di Stelvio Cipriani che echeggia motivi anni '70, La
Casa del Tappeto Giallo infila in circa 90 minuti tematiche
quali: incesto, sadismo, droga e omicidio, e lo fa in un
modo decisamente weird, improponibile, o meglio imparagonabile,
rispetto alle produzioni tv dei nostri giorni. Chi ha amato
il genere giallo all'italiana saprà apprezzare il
film nonostante alcuni limiti evidenti (ripeto: sceneggiatura
e recitazione), ma questa poco nota produzione di casa nostra
potrebbe stuzzicare la curiosità anche di qualche
mainstreamer. Da recuperare.
Noto all'estero come: House of the
Yellow Carpet (USA e UK).