TRAMA

Franca (Béatrice Romand) e Antonio (Vittorio Mezzogiorno) decidono di vendere un grosso tappeto giallo avuto per eredità. Per l'acquisto si presenta un sinistro signore (Erland Josephson) che approfittando dell'assenza di Antonio, inizia a seviziare Franca. Ma le cose sono diverse da quello che sembrano.


LA CASA DEL TAPPETO GIALLO
(ITALIA - 1983 - 89min - Colore)

di Carlo Lizzani

GENERE
MYSTERY - HORROR - DRAMA
IN BREVE
Intrigante e misconosciuta produzione italiana diretta alla tv.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Lei lo sa perché il suo patrigno le regalò questo tappeto? Perché sapeva quello che so io. Secondo un'antica leggenda persiana il colore giallo di un tappeto serve solo ad esaltare il rosso del sangue. Sì, i tappeti gialli nascondono un'antica maledizione"

Carlo Lizzani aveva già dato prova di "stranezze" con pellicole quali Facce dell'Asia che cambia (1973), Kleinhoff Hotel (1977), Storie di vita e malavita (1975). Dopo aver assunto il ruolo di direttore della Mostra di Venezia per quattro anni, il regista tornò dietro la mdp e girò questo La Casa del Tappeto Giallo, una pellicola coprodotta con Rai2, che cerca di rivificare le atmosfere del giallo all'italiana, genere ormai in declino da un po' di anni. Tratto dalla pièce teatrale Teatro a domicilio di Aldo Selleri, questo misconosciuto film per la tv mette in scena abbastanza nudità, sangue e mystery da poter essere considerato intrigante. Tutta l'azione si svolge all'interno di un appartamento, e questo (oltre a soddisfare probabili limiti economici di produzione) arricchisce il thrilling di un'atmosfera claustrofobica non indifferente. Nonostante alcuni dialoghi siano inverosimili e la recitazione non sia sempre entusiasmante (soprattutto quella di Vittorio Mezzogiorno e di Béatrice Romand, pupilla del regista Eric Rohmer, che ha un bel corpo ma un viso discitibile), la pellicola riesce a tenere ben desta la curiosità dello spettatore servendogli parecchi colpi di scena (anche troppi, in verità). Alcune scene sono memorabili per il loro impatto: le sevizie alla donna, ma soprattutto la puntura nella palpebra non sono niente male, tenendo anche conto del fatto che il film fosse diretto al pubblico televisivo. Se Mezzogiorno e la Romand non eccellono, Erland Josephson nei panni del acquirente del tappeto e Milena Vukotic in quelli della psichiatra sono davvero encommiabili. Josephson, attore bergmaniano, mette in scena un "Professore" sinistro e di grande fascino, mentre la Vukotic di fantozziana memoria, passa con grande facilità da espressioni contrite a risatine malsane. Arricchito da una musica furbetta di Stelvio Cipriani che echeggia motivi anni '70, La Casa del Tappeto Giallo infila in circa 90 minuti tematiche quali: incesto, sadismo, droga e omicidio, e lo fa in un modo decisamente weird, improponibile, o meglio imparagonabile, rispetto alle produzioni tv dei nostri giorni. Chi ha amato il genere giallo all'italiana saprà apprezzare il film nonostante alcuni limiti evidenti (ripeto: sceneggiatura e recitazione), ma questa poco nota produzione di casa nostra potrebbe stuzzicare la curiosità anche di qualche mainstreamer. Da recuperare.

Noto all'estero come: House of the Yellow Carpet (USA e UK).


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