La Frase dal Film:
"Il posto delle cose non è dove crediamo
che sia. E questo vale per i nostri corpi, le nostre anime,
i nostri demoni"
E' un vero peccato che film horror italiani
di questo livello ricevano maggior riconoscimento all'estero
che nel paese d'origine dimostrando per l'ennesima volta
che il circolo vizioso fra distributori poco coraggiosi
e pubblico poco competente l'abbia vinta sull'arte e sulla
vera passione. L'amaro sfogo ha origine dal fatto che le
sale sono invase ogni anno da commediacce becere mentre
esiste un sottobosco di registi di valore che fanno i salti
mortali per potersi farsi conoscer un minimo e producono
comunque (in questa dimensione cinematografica "ingiusta")
dei film superiori a quelli che battono cassa al botteghino.
Uno di questi è Ivan Zuccon, italianissimo regista
che già alla sua terza prova dietro alla mdp riesce
a creare un prodotto che, con tutti i limiti, è di
riconosciuta levatura. Patito di racconti Lovecraftiani
(base anche dei suoi due precedenti lavori, Maelstrom
- Il figlio dell'altrove, 2001; L'Altrove,
2000), Zuccon si riconosce con lo scrittore di Providence
in quella sua passione per "l'altra dimensione"
e anche, parole del regista, in quella sensazione di non
appartenere totalmente a questa dimensione materiale. Per
La casa sfuggita (The Shunned House) Zuccon
pesca di nuovo da Lovecraft e per la precisione da tre racconti
("La casa Sfuggita", "La musica di Eric Zann",
"La casa stregata"). Il film, che si apre omaggiando
la scena iniziale de La
casa con la scala nel buio (1983), si svolge tutto nella
"Locanda del Crocevia", posto dal passato misterioso
in cui si verrano a concatenare tre storie antiche unite
dalla ricerca che Alex e Rita stanno svolgendo nel posto.
L'accuratezza tecnica e le indiscutibili capacità
di Zuccon dietro la mdp si notano subito nella scelta di
non narrare gli episodi separatamente ma di fonderli visivamente,
shiftando da un episodio all'altro con i soli movimenti
della telecamera che si sposta in maniera fluida da una
stanza ad un altro luogo che, ad esempio grazie ad un'illuminazione
differente, suggerisce lo spostamento spazio temporale.
Innegabile, quindi, che il film presenti una notevole cura
sia a livello registico che di fotografia, anche quest'ultima
curata da Zuccon. Il film regala alcuni momenti di paura
ma ancor più incisive sono certe immagini da incubo
come quella della ragazza che batte ripetutamente la testa
al muro. Il livello gore è abbastanza alto ma non
trascende mai, mantenedo una certa eleganza anche nelle
scene più crude (la violinista che si suona i tendini
del braccio). Le critiche che vertono sulla poca linearità
del racconto (che in effetti potrebbe creare difficoltà
di comprensione) potrebbero divenire superflue dal momento
che il film tratta proprio di "realtà confuse",
è probabile che lo stesso Zuccon abbia voluto intenzionalmente
elicitare nello spettatore un senso di dislocazione spazio-temporale
e relativa difficoltà di interpretazione: la farraginosità
del racconto è quindi un punto a favore se si accetta
il fatto che la tensione potrebbe calare nel momento in
cui l'accumulo di scene paurose non è supportato
dal senso di continuità. Meno convincente l'utilizzo
eccessivo di effetti sonori e l'abuso della parola "cazzo"
nei dialoghi. Pochissimo convincente, d'altrocanto, la performances
di Giuseppe Lorusso (Alex) che proferisce frasi come le
stesse leggendo, e quella della pettoruta Federica Quaglieri
(Rita), forse poco a suo agio in produzioni del genere,
alla quale tocca appunto ripetere allo sfinimento il termine
"cazzo". Bravi invece gli altri attori, soprattutto
Cristiana Vaccaro nei panni della violinista Zann, e Nicoletta
Verri, nei panni di una locandiera vagamente felliniana.
Con echi da Shining (1980) e da
L'Aldila (1981) di
Fulci, ma senza essere derivativo, Zuccon, una vera promessa
per l'horror italiano, confeziona una pellicola dalla forte
personalità e dall'ottimo stile; una delle migliori
fra quelle che si sono sobbarcate l'ingrato compito di trasportare
su pellicola le complesse atmosfere lovecraftiane. Da scoprire
e supportare.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è costato circa 35.000 euro
e girato interamente a Ca' Pesaro, Frassinelle Polesine
(RO).
I versi in francese recitati nel sonno
da Rita sono tratti da Hotels di Guillaume Apollinaire.