TRAMA

Il colonnello Bingham (C. Lee) insieme allo scienziato Ashley (P. Cushing) indaga sulla sparizione di alcuni importanti personaggi la cui sorte s'incrocia con la piccola Mary (Gwyneth Strong), l'unica sopravvissuta in un incidente stradale che aveva coinvolto un autobus pieno di bambini. Le indagini portano all'orfanotrofio Trust.


IL CERVELLO DEI MORTI VIVENTI
titolo or.: Nothing But the Night - UK - 1972 - 90' - Colore

di Peter Sasdy

GENERE
HORROR - THRILLER
IN BREVE
Si tratta di un horror inglese farraginoso che tenta il riscatto con un finale shock. Il rischio è essere scioccati dalla noia.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Diventi uno di noi perché noi saremo immortali"

Pessimo titolo scaturito dalle solite menti geniali della distribuzione italiana per un film dai toni pacifici tipicamente british anni '60 con una sorta di morti viventi ma del tutto diversi e distanti dai cadaveri deambulanti di Romero visibili ne La Notte dei Morti Viventi (1968), film che la distribuzione italica voleva sicuramente richiamare alla mente dei potenziali spettatori per trascinarli nei cinema e, previo pagamento, deluderne le aspettative. Il cervello dei morti viventi è il primo dei due film prodotti dalla Charlemagne Production (l'altro sarà Una figlia per il diavolo, 1976), fondata da Christopher Lee e l'ex produttore Hammer Anthony Nelson-Keys. Il presupposto per cui nacque la Charlemagne Production fu quello di creare un'alternativa alla Hammer e all'Amicus, ma anche di offrire una categoria di horror meno sanguinosi e più cerebrali, horror di un certo spessore attenti alla trama e meno all'effettaccio. Il presupposto era interessante ma visto il numero di pellicole prodotte non si stenta a ceredere che l'idea non abbia incontrato il gusto del pubblico e Il Cervello dei Morti Viventi illustra i limiti dell'approccio. Christopher Lee chiamò all'appello l'amico Cushing, il regista Sasdy, che aveva debuttato con successo in un prodotto Hammer (Una messa per Dracula, 1969), e rielaborò il romanzo "Nothing But the Night" di John Blackburn. Il risultato è un film farraginoso che per buona parte del tempo tenta di costruire una serie di indizi errati per confondere lo spettatore in vista di un finale "eclatante", che ribalta gli assunti e che per certi versi anticipa una situazione molto meglio resa in The Wicker Man (1973). Il film si apre in maniera interessante con una serie di omicidi privi di sangue, come volevano le regole della neonata casa produttrice, ma poi si arena in una serie di sproloqui e di congetture, nella peggiore tradizione di un certo tipo inglese di fare cinema horror. Il finale, che ha un suo impatto e una sua "violenza", genera un notevole squilibrio fra sé e ciò che è stato narrato fino a pochi minuti prima e soprattutto al modo in cui è stato narrato. Gli attori sono tutti dei veterani e non deludono le aspettative, soprattutto l'attrice Diana Dors, nei panni della madre degenere, risulta particolarmente convincente. La regia di Sasdy è canonica mentre la fotografia slavata di Kenneth Talbot risulta più ricercata eppure gioca in sinergia con il ritmo lento del plot e ciò che in sé poteva essere un pregio rischia di potenziare l'effetto soporifero del tutto. E' un film tecnicamente più che sufficiente ma che non sa catturare l'attenzione ed è così preso dalle sue ragioni da perdersi lo spettatore per la via. Per gli amanti dell'horror inglese più ostico.

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