La Frase dal Film:
"Dottor Willet, giurerei che ogni stregone o strega, morendo abbia lanciato un anatema. Perché hanno preso sul serio le minacce di Curwen? Perché si ricordano di lui dopo tanti anni?" "Non so che dire, era un individuo molto strano. Si dicevano terribili cose di lui [...] Si credeva, signor Ward, che lui fosse in possesso di un antico libro: il Necronomicon. Ne ha sentito parlare?"
La città dei mostri è una pellicola di Corman inscritta nella serie ispirata ai racconti di Edgar Allan Poe (vedi sotto gli altri titoli). Nonostante ciò, questo film non è tratto da un racconto di Poe ma da "The Case of Charles Dexter Ward" (1941) di Lovecraft. Corman voleva prendersi una pausa da Poe producendo un film che comunque mantenesse lo stile dei precedenti. L'AIP si lamentò, perché pensava che non fare riferimenti a Poe avrebbe creato malcontento nel pubblico ormai affezionato alla serie, così impose un titolo che faceva riferimento a quest'ultimo scrittore mentre in pratica il plot del film si ispirava ad un racconto di Lovecraft. Come tutti sanno (sed repetita iuvant) H.P. Lovecraft, noto anche come "il solitario di Providence", è uno scrittore di culto che fra il 1922 e il 1937 mise su carta una quantità di racconti tutti incentrati su esseri provenienti da dimensioni parallele o da abissi oceanici. Questi "Grandi Antichi" e "Dei Esterni" sono lì ad aspettare sempre il momento buono per tornare sulla Terra a portare morte e devastazione, ma, dico io, vedendo che ce la caviamo benissimo da soli a fare casino, rimangono silenti in un sonno eterno. Eppure, come scrive Lovecraft: "Non è morto ciò che in eterno può attendere"; insomma, non prendete impegni a lungo termine. In tutti i casi Corman voleva mettere in scena queste atmosfere lovecraftiane ma l'AIP impose il titolo per mantenere una connessione con Poe. Del buon vecchio Edgar e del suo racconto "The Haunted palace" (1939) c'è ben poco nel film: non c'è l'infestazione da fantasmi (haunting) e men che meno il palazzo. Però il grande Vincent Price ogni tanto butta lì qualche dialogo preso dal racconto di Poe, in modo che la cosa non risulti proprio una pubblicità ingannevole. L'aspettativa che il film non delude è quella di mettere in scena un'atmosfera gotica ed oppressiva alla quale il patito delle produzioni cormaniane è ormai assuefatto e alle quali non vuole rinunciare. Molto bello il tema musicale di Ronald Stein e molto curata la fotografia di Floyd Crosby che insieme alla scenografia di Haller, passa dai toni marroni della casa al grigio della cittadina, in un trionfo di colori desaturati, rotto dalla "comparsa" occasionale di elementi rossi e vividi. Qualche scena colpisce nel segno: i mutanti che nelle strade di Arkham accerchiano Price e la sublime Paget per poi allontanarsi al suono di una campana, Curwen che viene bruciato vivo mentre lancia anatemi e, ovviamente un rituale blasfemo per evocare i Grandi Antichi. Peccato che il mostro proveniente dall'abisso venga più suggerito che mostrato, utilizzando immagini distorte; forse è meglio così, o ci si sarebbe trovati di fronte ad un mostro-baraccone. Come al solito Price è superbo e qui ce lo possiamo godere nel doppio ruolo del marito amorevole (Dexter Ward) e in quello sinistro del malefico antenato stregone (Curwen), la sua presenza su video è ovviamente un pilastro portante di tutta la pellicola. Un gotico d'eccezione non tanto nei risultati quanto nel recupero di un autore, Lovecraft, che, a mio dire, non è ancora stato sfruttato in tutte le sue potenzialità dal cinema. La Città dei mostri è quello che aveva da dire Corman sull'argomento.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Gli altri film di Corman tratti da Poe
sono: I Vivi e i Morti (The
House of Usher o The Fall of the House of Usher,
1960), Il pozzo e il
pendolo (Pit and the pendolum, 1961), Sepolto Vivo (The
Premature Burial, 1962), I
Racconti del Terrore (Tales of Terror, 1962), I Maghi del Terrore (The
Raven, 1963), La
Maschera della Morte Rossa (The Masque of the Red
Death, 1964) e La Tomba di Ligeia (The
Tomb of Ligeia, 1964).
Il film in Italia è comparso in qualche locandina con il titolo: I riti, le messe nere e il sesso dei Seguaci di Satana. Ora sappiamo dove ha tratto ispirazione Polselli.
Nei credits iniziali il nome dello scrittore Edgar Allan Poe è scritto per due volte in modo sbagliato, cioé "Edgar Allen Poe".