TRAMA

Lisa Baumer (Ida Galli) si becca un milione di dollari grazie all'assicurazione sulla vita del marito morto in un incidente aereo. Gli assicuratori non si fidano e le mettono alle calcagna Peter Lynch (George Hilton) che la ritrova sgozzata in un albergo di Atene. I soldi sono spariti. I sospetti sono molti: fra questi, l'ex moglie del marito morto (Janine Reynaud) e Cleo la giornalista (Anita Strindberg). La polizia guarda con sospetto anche Peter.


LA CODA DELLO SCORPIONE
(ITALIA/SPAGNA - 1971 - 89min - Colore)

di Sergio Martino

GENERE
ITALIAN GIALLO
IN BREVE
Nulla di originale, ma fra quelli di Martino uno dei più decenti
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Secondo me si tratta di un pazzo, di un maniaco sessuale" "Un maniaco che uccide solo le donne Kurt Banner e si frega un milione di dollari?" "Anche i maniaci sessuali devono pagare il conto dal sarto"

Sergio Martino ci riprova dopo l'interessante Lo strano vizio della signora Wardh (1971) film con la Fenech e George Hilton che però era più un thriller che un giallo con elementi horror. A questo La Coda dello scorpione doveva partecipare ancora la Fenech che però dovette rifiutare causa gravidanza; si optò per la bella Anita Strindberg (Una lucertola con la pelle di donna, 1971; Chi l'ha vista morire?, 1972; Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave, 1972; L'Anticristo, 1974) che penso fosse una delle prime donne al mondo ad avere il seno rifatto (male). Martino fa tesoro della lezione argentiana e costruisce un giallo a tinte forti, che non manca di immagini inquietanti (bambole ammonticchiate di cui una con l'occhio deorbitato) ed un'uccisione che vede uno steward beccarsi una bottiglia rotta in un occhio, con relativo trauma profondo. Ci vengono anche presentate delle finte foto autoptiche. Non manca il glam tipico di quegli anni fatto di musiche (nella fattispecie di Bruno Nicolai), bottiglie di J&B e nudi accattivanti, anche se il film non è poi così erotico. Non male alcune scene fra le quali la migliore risulta quella in cui Lara (Janine Reynaud) corre verso la porta mentre il killer prova ad entrare: tutta la scena è in slow motion. Se l'omicidio della Reynaud ricorda qualcosa di già visto ne L'uccello dalle piume di cristallo (1970), l'abbigliamento del killer, un completo di pelle nera, rammenta il Diabolik (1968) di Mario Bava (nonché gli stessi killers di Argento). Non sempre versa tutto per il meglio: risibile, per esempio, il modellino dell'aereo che viene fatto esplodere, così come alcuni dialoghi buttati là come se si stesse leggendo un fotoromanzo. Non mancano le zoomate feroci sui volti sbigottiti degli interpreti. Gli attori comunque non sono malaccio ed Hilton, mitico volto del cinema di genere italiano, non delude le aspettative. Comunque Segrio Martino riesce a costruire un buon giallo rimanendo sui binari del genere: il plot non annoia, per quanto non particolarmente originale, ed il finale arriva decisamente inaspettato. Fra i gialli di Martino uno dei più decenti.

Noto all'estero come: La Cola del escorpión (Spain), Case of the Scorpion's Tail o The Scorpion's Tail o Sting in the Tail (USA e UK), La queue du scorpion (Francia), Der Schwanz des Skorpions (Germania).

 

 

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