La Frase dal Film:
"Secondo me si tratta di un pazzo, di un maniaco
sessuale" "Un maniaco che uccide solo
le donne Kurt Banner e si frega un milione di dollari?"
"Anche i maniaci sessuali devono pagare il conto
dal sarto"
Sergio Martino ci riprova dopo l'interessante
Lo strano vizio
della signora Wardh (1971) film con la Fenech e George
Hilton che però era più un thriller che un
giallo con elementi horror. A questo La Coda dello scorpione
doveva partecipare ancora la Fenech che però dovette
rifiutare causa gravidanza; si optò per la bella
Anita Strindberg (Una
lucertola con la pelle di donna, 1971; Chi
l'ha vista morire?, 1972; Il
tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la
chiave, 1972; L'Anticristo,
1974) che penso fosse una delle prime donne al mondo ad
avere il seno rifatto (male). Martino fa tesoro della lezione
argentiana e costruisce un giallo a tinte forti, che non
manca di immagini inquietanti (bambole ammonticchiate di
cui una con l'occhio deorbitato) ed un'uccisione che vede
uno steward beccarsi una bottiglia rotta in un occhio, con
relativo trauma profondo. Ci vengono anche presentate delle
finte foto autoptiche. Non manca il glam tipico di quegli
anni fatto di musiche (nella fattispecie di Bruno Nicolai),
bottiglie di J&B e nudi accattivanti, anche se il film
non è poi così erotico. Non male alcune scene
fra le quali la migliore risulta quella in cui Lara (Janine
Reynaud) corre verso la porta mentre il killer prova ad
entrare: tutta la scena è in slow motion. Se l'omicidio
della Reynaud ricorda qualcosa di già visto ne L'uccello
dalle piume di cristallo (1970), l'abbigliamento del
killer, un completo di pelle nera, rammenta il Diabolik
(1968) di Mario Bava (nonché gli stessi killers di
Argento). Non sempre versa tutto per il meglio: risibile,
per esempio, il modellino dell'aereo che viene fatto esplodere,
così come alcuni dialoghi buttati là come
se si stesse leggendo un fotoromanzo. Non mancano le zoomate
feroci sui volti sbigottiti degli interpreti. Gli attori
comunque non sono malaccio ed Hilton, mitico volto del cinema
di genere italiano, non delude le aspettative. Comunque
Segrio Martino riesce a costruire un buon giallo rimanendo
sui binari del genere: il plot non annoia, per quanto non
particolarmente originale, ed il finale arriva decisamente
inaspettato. Fra i gialli di Martino uno dei più
decenti.
Noto all'estero come: La Cola del escorpión
(Spain), Case of the Scorpion's Tail o The
Scorpion's Tail o Sting in the Tail (USA e
UK), La queue du scorpion (Francia), Der Schwanz
des Skorpions (Germania).