Il film in breve

Non un must ma l'analisi di Craven, seppur non originalissima, colpisce nel segno.

 

 

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LE COLLINE HANNO GLI OCCHI

Titolo originale: The Hills Have EyesRegista: Wes CravenPaese: USAAnno: 1977Durata: 89'Cromia: ColoreGenere: Horror - Thriller

Il poliziotto in pensione Big Bob Carter (Russ Grieve) va con la moglie, figlio, figlie e rispettivi mariti, nello sprofondo del deserto dell'Arizona in cerca di una miniera d'argento che ha ereditato. Un incidente stradale li blocca in un deserto fatto di pianure e colline aride. Il problema è che in queste colline vive un individuo deforme e la sua progenie che, siccome siamo in horror, ha la malsana abitudine di mangiare la gente. Con il calare della notte s'innesca una lotta per la vita.

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La frase dal film: "We're gonna be french fries! Human french fries!"*

 

Un mix riuscito, ancorché non esaltante, composto da L'ultima Casa a Sinistra (1972), Non aprite quella porta (1974) e Un Tranquillo Weekend di Paura (1972). Craven, con un budget ben superiore rispetto a quello che ebbe a disposizione per il L'Ultima Casa a Sinistra, trasporta in una dimensione agorafobica la lotta intestina fra le tendenze umane caratteristiche della società occidentale; alcune tendenze verranno incarnate dalla famiglia di cannibali che vive nascosta fra le colline rocciose, altri tratti verranno rappresentati dalla famiglia bene che si perde nel bel mezzo del deserto, cioé di un luogo che rappresenta il lato oscuro dell'istinto: zona impraticata e impraticabile per la cultura perbenista. Siccome lo spirito conciliante raramente fa parte delle dinamiche horror, la spinta sociale ed educata mal si concilierà con l'istinto profondo, da cui l'orrore stesso, o almeno quello per come lo intende Craven. Quindi il film pesca in parte dal rape & revenge nella misura in cui vede degli innocenti vessati e quindi brutali vendicatori, ma soprattutto si rifà alle dinamiche del backwood brutality, con i soliti (ma al tempo non erano così scontati) villici deformi che, allo stato ferino, braccano e mangiano il gruppo di malcapitati. La famiglia di cannibali, chiaro richiamo a Leatherface & Co, incarna elementi antitetici in quanto se da una parte rappresenta un brutale e selvaggio lato dell'inconscio, dall'altro è dominata da una struttura rigidamente patriarcale infondo molto più reazionaria rispetto allo spirito borghese della famiglia vittimizzata. d'altra parte la famiglia bene finirà per lottare con le unghie e con i denti, così come il cannibale con le unghi e con i denti mangia. Pare proprio che il cane Bella sia l'unico protagonista a mantenere una coerenza lineare con la propria natura. Craven negò in parte l'influenza di Non Aprite Quella Porta, sostenendo che il soggetto del film avrebbe preso spunto dall'antico fatto di cronaca riguardante Sawney Beane e famiglia. Il risultato non cambia. Si tratta sempre di un film che mira ad un certo grado di analisi sociale, senza dimenticare che si tratta di un prodotto horror e che quindi il sangue e lo shock sono elementi centranti. L'analisi, o critica sociale se così vogliamo definirla, funziona, il film come horror un po' meno in quanto la famiglia di redneck squinternati, seppur non sia ancora diventata un cliché del genere, ha in effetti già "dato" in precedenti film e in questo non sembra neppure così tanto minacciosa ma più che altro bizzarra. Inoltre dopo il primo assalto, di certo il più riuscito a livello filmico, lo scontro tra le due fazioni diventa routinario. Rispetto a L'Ultima Casa Sinistra, questo film, meno cinico, non presenta un vero ribaltamento di ruoli per il quale i buoni diventano feroci nella stessa misura (o più) dei cattivi, infatti l'impressione è che una certa divisione dei ruoli permanga e che la famiglia cannibale alla fine si prenda la meritata batosta da parte di quelli che buoni erano e buoni rimangono (anche se parecchio arrabbiati). L'intento del film tuttavia è chiaro e il gioco fra le parti così come lo spiegone sociologico arriva allo spettatore; qua e là si respira aria pesante da cinema di serie B (lo scrivo per chi non amasse il basso profilo) ma la cosa più fastidiosa non riguarda il film in senso stretto ma il doppiaggio italiano davvero posticcio. Il film lancia nel mondo del cinema il calvo Michael Berryman che, per fattori strettamente anatomici, diventa una piccola icona in diverse successive produzioni. Trampolino anche per Dee Wallace nei panni di Lynne, poi ne L'Ululato (1980), Critters (1986) e mamma in E.T.: l'Extraterrestre (1982). Di spessore e da vedere ma a mio parere non è un must. Craven filma pure un seguito scadente che col tempo avrà modo di rinnegare.

 

Seguito da Le Colline Hanno gli Occhi II (1984), rifatto col titolo Le Colline Hanno gli Occhi (2006) a sua volta seguito da Le Colline Hanno gli Occhi 2 (2007). Esisterebbe anche un The Hills Have Eyes III (1995), anche noto come Mind Reaper o The Hills Still Have Eyes, film per la tv HBO prodotto da Craven ma che poco centra con la saga del titolo.

 

* Trad: "Stiamo per diventare patatine fritte! Patatine fritte umane!"

Il film e oltre...

TRIVIA

Nei primi anni del XV secolo, in Scozia, vicino ad Edimburgo, lo sbandato Sawney Bean s'installo con una compagna in alcune cave vicine alla scogliera. Qui iniziò a figliare e, in in bel quadretto incestuoso, il capofamiglia procreò anche con le figlie e i figli con le sorelle, finché la famiglia allargata, ormai simile ad un clan, decise che per far provviste sarebbe stata buona cosa uccidere i viandanti e mangiarseli (o conservarli in acqua marina, cioé in salamoia). Fecero una strage nella zona, finché il Re di Scozia si scocciò delle continue sparizioni e mandò il suo esercito a braccarli. Furono catturati tutti e, senza processo, furono giustiziati tutti in maniera brutale.

 

Il film, girato a Victorville (California), è costato circa 230.000 dollari e ne ha incassati 25 milioni (dato 1992).

 

La versione originale del film si beccò l'X rating (divieto ai minori) così furono fatti dei tagli per assicurarsi il rating R. La versione originale si è persa per sempre.

 

Il produttore Peter Locke compare nei panni di Mercury, il membro della famiglia più stupido con il cappello di piume. Si vede solo due volte: al garage di Fred e mentre comunica con Mars e Pluto alla radio.

 

Il cane morto usato come "controfigura" per il pastore tedesco Bella non era un effetto speciale. Si tratta di un vero cane morto che Craven e il produttore Locke si fecero dare dallo sheriffo di contea.

 

Molti degli oggetti di scena usati per arredare il nascondiglio della famiglia cannibale venivano dal set di Non Aprite Quella Porta (1974).

 

Inizialmente si era programmato di realizzare una scena in cui la neonata veniva uccisa per essere mangiata ma gli attori minacciarono di abbandonare il set se quella scena fosse stata girata.

 

Le neonate usate nel film furono due anche se viene accreditata solo Brenda Marinoff.

 

La location, distante dal più vicino centro abitato almeno 50 km, risultò essere un vero inferno per cast e crew: la temperatura durante il giorno saliva fino a 49 gradi per poi scenedere, al tramonto e nel giro di pochi minuti, a zero gradi.

 

A quanto riferì l'attore Houston, il processo di selezione degli attori si basò più che altro sulla capacità di questi di piangere a comando.

 

In un finale alternativo, i superstiti portavano con sé anche la ribelle Ruby.

 

L'attrice Susan Lanier fu consigliata dal suo agente di non accettare un ruolo in questo film perché le avrebbe rovinato la carriera. La donna, appassionata di horror e fan di Craven, accettò comunque il ruolo di Brenda, la moglie dell'ex poliziotto. In effetti la sua carriera, a parte qualche comparsata tv, non andò oltre gli anni '80: ora fa la fotografa a Los Angeles.

 

Le macchine da presa furono noleggiate da un famoso pornografo californiano.

 

Il provino per il ruolo di Ruby richiedeva che si facesse una gara di corsa. Wes Craven diede il via e tutte le potenziali attrici partirono ma Janus Blythe stava indietro; quindi fece uno scatto, sorpassò tutte le altre e tagliò il traguardo per prima. Ebbe la parte.

 

A Janus Blythe, il regista suggerì di sporcarsi il più possibile per il makeup del suo personaggio, perché era troppo carina per essere credibile come ragazza che aveva passato la sua vita nel deserto.

 

Nella scena in cui la famiglia cannibale mangia Bob, gli attori stavano in verità mangiando una coscia di agnello arrostita.

 

Il serpente a sonagli usato per la scena finale scappò proprio mentre ci si apprestava a filmare la sequenza; tutti scapparono dal set per timore di essere morsicati ma pochi minuti dopo il serpente rispuntò e venne catturato.

 

Il film, secondo le intenzioni di Craven, si sarebbe dovuto intitolare Blood Relations, titolo che però non piaceva al produttore Locke. Il titolo scelto alla fine, almeno inizialmente, non piaceva molto a Craven.

 

La reazione di Virginia Vincent, nel ruolo di Ethel, fu abbastanza genuina quando nel film viene colpita da un'arma da fuoco. L'esplosione della sacca di sangue sotto il vestito le fece parecchio male tanto che fu mandata all'ospedale.

 

Il weirdissmo Michael Berryman raccontò che una volta, trovandosi al cinema a vedere questo film, sentì che una donna seduta davanti a lui si lamentava ad alta voce della pellicola dicendo: "Questo film è disgustoso e perverso!". Berryman trovò divertente sporgersi verso la donna e, alle spalle, dirle: "Signora, ha dannatamente ragione, questo film è disgustoso!".

TRASH

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SPOILER

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