La Frase dal Film: “Senti, al mondo ci sono le donne e gli uomini. Mi segui? Attento, le cose funzionano così: quando a un uomo piace una donna, va da lei e le dice - 'Senti un po', tu mi piaci. Che ne dici se ce ne andiamo a letto insieme!'. - A questo punto lei è libera di rispondere no o sì. Io dico sì”
Giallo classico italo-britannico sul limitare del cambiamento di gusti per il genere che avrebbe creato L'Uccello dalle Piume di Cristallo (1970) di Argento. Qui invece siamo al rehash de "Il Gatto e il Canarino" (al cinema fin dal 1927), ovvero quel noto soggetto che vede un gruppo di persone riunitesi per la lettura di un testamento e la seguente morte di alcune di esse fino all'immancabile finale in cui si rivela l'identità dell'assassino. Eredità, dunque, il leitmotiv di buona parte del giallo-thriller anni '60 sia italiano che estero. Più Edgar Wallace che Argento, quindi, con riferimento al filone krimi che a quei tempi la Rialto produceva in Germania. Il pregio del film viene proprio dalla sua convenzionalità, anche nel dipingere la borghesia come un accrocchio di persone snob e selvaggiamente attaccate ai soldi. A risolvere il whodunnit non sarà il compassato commissario che viene dalla City (anche lui un borghesuccio), il quale parla tanto ma capisce poco, bensì il poliziotto di campagna Aloisius, scarpe grosse e cervello fino. Gastone Moschin interpreta con gusto questo personaggio all'apparenza sempliciotto che parla come Jerry Lewis (è doppiato da Carlo Romano) ma che alla fine risolve il caso con acume non comune, dato anche che l'omicida ha escogitato un modo per eliminare i rivali di una complessità ingegneristica. Sulle prime l'elemento comico veicolato da Aloisius, un po' troppo insistito, pare ammazzare il pathos della faccenda, così come poco fini sono le micidiali zoommate sui volti dei protagonisti e il roboante adattamento dal “Piano Concerto n° 1″ di Tchaikovsky operato da Francesco De Masi. Poi, però, tutte le parti che compongono il film, anche quelle che all'apparenza sembrano più dissonanti, vanno al loro posto, e Concerto per Pistola Solista riesca ad intrattenere. Il regista Lupo, alla fine della propria carriera dedicatosi a dirigere Bud Spencer, si adatta molto bene al soggetto, aiutato dall'operatore Massaccesi, quel Joe D'Amato tanto noto in ambito bis. Ne viene furoi qualcosa che mischia i generi mantenedo un valido controllo sui generi che tocca. Un po' lunghetto forse e, come prevedibile, verboso, con una o due incursioni nell'exploitation morboso (vedi relazione fra madre e figlio). Cast di tutto rispetto (la cantante lirica Anna Moffo, Giacomo Rossi-Stuart, Quinto Parmeggiani) e buonissimo soprattutto il doppiaggio. Quando tenta sprazzi di humor nero il film riesca anche a creare più tensione e a mettere più allegria di quanto tenta solo l'orrore o la commedia. Da riscoprire, decisamente, anche da chi non ama espressamente il cinema di genere italiano anni '70.
Noto all'estero come: Konzert für eine Pistole (Germania), Concerto para Uma Pistola Solista (Portogallo), En domingo no matarás (Argentina), Ett litet mord om dan (Svezia), Koncert szólópisztolyra (Ungheria), Kuka kuolee seuraavaksi? (Finlandia), To savvatokyriako ton dolofonon (Grecia), The Weekend Murders (International).