La Frase dal Film:
"Le ho uccise, le ho fatte a pezzi come bambole!"
Non avrà lo stile di Argento o il
genio di Bava, ma Sergio Martino (Lo
Strano vizio della Signora Wardh, 1971; Tutti
i colori del buio, 1972; Il
Tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la
chiave, 1972) con questo film dal titolo improponibile
è riuscito a dare al pubblico uno dei gialli migliori
del periodo. C'è tutto ciò che ci si aspetterebbe
da una pellicola del genere, a partire dai titoli di testa
che mostrano sesso a tre con tanto di inquietante bambola
adagiata sui corpi. Alto livello di sesso in questo film
che vede quattro bellissime nude più che mai isolate
in una villa in montagna come si trattasse di una sosrority
in uno slasher anni '80. Bella su tutte la protagonista
Jane (Suzy Kendall: L'Uccello
dalle piume di cristallo, 1970; Spasmo,
1974) le cui capacità recitative reggono la seconda
metà del film; le altre donne nella pellicola si
lasciano guardare ma non si fanno ricordare come grandi
attrici: sono Daniela (Tina Aumont: Salon Kitty,
1976), Katia (Angela Covello: Nero
veneziano, 1978) e Ursula (Carla Brait: Perché
quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer?,
1972). Ricorda uno slasher anche il comportamento del killer:
mascherato, punta le coppiette in macchina, la mdp riprende
secondo la soggettiva dell'assassino (Halloween,
1978). Interessante notare che la protagonista Jane, come
una final-girl dello slasher, è meno promisqua delle
amiche (due lesbicano anche) e secondo le regole ben note
del genere slasher, questo le dà la "possibilità"
di sopravvivere alla furia omicida dell'assassino. Le scene
di sangue sono pen bresenti ed abbastanza violente (il killer
che taglia a pezzi le vittime, per fare un esempio), ma
la telecamera non indugia troppo sul sangue e sulle ferite,
piuttosto l'azione più barbara è sottolineata
dagli effetti sonori, così che, off-screen, quello
che immagina lo spettatore sia superire in effetto all'effetto
speciale stesso. Più che l'inizio del film, in cui
ci vengono presentati una ridda di personaggi a tratti difficili
da tenere a mente, è pregevole la seconda parte in
cui Jane, peraltro ferita ad una caviglia, non può
scappare dalla casa altrimenti rischierebbe di essere presa
dal killer ed è costretta a vedere il colpevole che
dismembra le sue vittime (amiche di Jane). Il regista ammise
che questa seconda parte, in cui una donna è impossibilitata
ad uscire di casa con l'aguzzino sotto lo stesso tetto,
gli era stata ispirata dal film Terrore Cieco (1971).
Girato con un uso sapiente del grandangolo (specialmente
nell'omicidio della palude), il film sa mantenersi in bilico
fra stile e sleaze (come direbbero gli eurofans): donne,
sesso, sangue, J&B, Fernet e Punt e Mes, buoni momenti
di tensione e il giusto tocco di glam post '68. L'appassionato
di giallo all'italiana è servito. Un film da non
perdere e l'acquisto è consigliato se apprezzate
il genere.
Noto all'estero come: Carnal Violence
(Internazionale), Torso (USA).